Abbiamo perso la capacità di scrivere a mano e con essa le parole (e forse pure i sentimenti)
Non è nostalgia, è perdita del peso specifico dei sentimenti.
Le parole che non passano dal corpo non potevano che per perdere il calore e noi, senza accorgercene, pure.
Condividi su
Un mio amico ha ricevuto una chiamata dal portiere del suo palazzo che lo avvertiva che una persona era passata a lasciare una busta per lui. Mi ha raccontato di aver recuperato quella che era - sentite - una lettera scritta a mano, su tre fogli grandi (di quadernone) coperti, fronte retro, di parole blu. Ho immaginato la cascata di inchiostro perdersi sulle G allungate troppo, sulle R arrotolate e su I lasciate senza puntino per la fretta. Ho immaginato una grafia che si rincorreva sui bordi mentre cercava di stare al passo con i pensieri della scrivente.
Non eravamo curiose, curiosi, ma più in preda allo stupore perché al centro della discussione c'era quella che credevamo - tutti a quel tavolo - una pratica del tutto sparita. Scrivere a mano, oggi, è quasi un gesto estinto. Non è come quando arrivò la macchina da scrivere perché all'epoca le lettere personali si continuavano a scrivere a mano, la macchina serviva per i documenti ufficiali, per i contratti, per le cose da imbustare col timbro e per i giornali. Era uno strumento parallelo.
Adesso no. Adesso non scriviamo più niente: né personale né ufficiale. Adesso digitiamo. Dalla lista della spesa alle dichiarazioni, tutto è stato divorato dalle caselle in cui buttare commenti non sense e tastiera dei servizi di messaggistica.
le mani si stancano dopo appena due righe
Il risultato lo vediamo ovunque. Bambine e bambini che dopo dieci minuti di calligrafia chiedono pietà come se avessero fatto un allenamento militare. E pure noi adulte, adulti, che, davanti a un foglio di carta e una penna scoprono che la loro grafia si è fatta incerta e il polso totalmente disallenato. Le neuroscienze ci spiegano che non è soltanto un’impressione. Stanislas Dehaene, uno degli studiosi più autorevoli sul rapporto tra cervello e scrittura, racconta che formare una lettera è un gesto complesso, una micro-coreografia che coinvolge attenzione, memoria motoria, percezione spaziale. Quando digitiamo invece il cervello si spegne su molte di queste funzioni perché ogni lettera richiede lo stesso identico gesto e perché il testo va a capo in automatico. Scrivere a mano costringe a pensare con il corpo e questo, pare, migliora la memoria e la capacità di concentrazione.
Gli antropologi cognitivi lo dicono da tempo: mano e cervello si sono evoluti insieme, in un patto antico che sembrava non dover infrangersi mai ma che invece sì. E i risultati sono diciamo evidenti.
La scrittura manuale non è un mezzo ma è un pezzo della nostra architettura mentale. E questo al netto del fatto che ciascuno ha (o aveva) una propria grafia che diventava un’impronta unica, un segno distintivo, qualcosa da guardare e che ci rimandava alla persona che aveva scritto quelle parole.
Infatti non è (solo) il contenuto di lettera a commuovere, ma sentire tra le dita il foglio di carta che si è fatto rigido per la pressione della penna, notare la macchietta di caffè da qualche parte e pure - soprattutto - notare il modo in cui vocali e consonanti prendono forma sotto una gestualità identitaria. La grafia, quindi una lettera scritta a mano, contiene e restituisce un corpo oltre che un'anima. Qualcuno si è seduto, ha preso un foglio, ha pensato, ha cancellato, ha premuto più forte in un punto, meno in un altro. Ogni riga è la fotografia di un momento preciso di quel tempo, qualcosa che non si può inoltrare né clonare.
Abbiamo perso la capacità di scrivere, le parole e forse pure i sentimenti
Viviamo in un momento in cui potenzialmente - visto che non ci stanchiamo a scriverle - potremmo usare più parole di quante non ne abbiamo mai usate e invece paradossalmente ne usiamo sempre meno, ne leggiamo sempre meno. La scrittura a mano ci costringe all'attrito, sia quando la pratichiamo che quando la riceviamo e ci rallenta. Non per fare un tuffo vintage, ma forse dovremmo riprovare a scriverci, a scrivere anche per noi stesse e noi stessi, non sia mai che ritroviamo le parole. Scrivere ci costringeva a sentire e a dare alle emozioni il tempo di sedimentare mentre la penna restava sospesa nell'attesa, diversamente la penna andava prima, scriveva cose che non doveva e in fondo non voleva.
Digitare permette di cancellare senza lasciare traccia delle parole digitate e pure delle emozioni. I pensieri e i sentimenti si sono assottigliati per diventare dogmi da presentare all'altro che non ne farà mai oggetto di conversazione. Non è nostalgia, è perdita del peso specifico dei sentimenti. Le parole che non passano dal corpo non potevano che per perdere il calore e noi, senza accorgercene, pure.
Condividi su