Tutte le volte in cui la ministra Roccella è stata contestata: dal Salone del Libro di Torino agli Stati Generali
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Non è la prima volta che le posizioni sul tema dell’aborto portano alla contestazione pubblica della ministra Roccella durante i suoi interventi . È accaduto a Roma agli Stati Generali e al Salone del Libro di Torino: due tipi di protesta analoghi, mirati ad esprimere dissenso sulla stessa posizione. Che cosa è successo davvero? Si può parlare di "censura", parola che viene utilizzata per etichettare questo atto di dissenso? Analizziamo l'accaduto insieme. Nel frattempo, vi lasciamo qui sotto un video che spiega la complessa situazione dell’aborto in Italia e specialmente il problema che costituiscono gli obiettori di coscienza.
La ministra Eugenia Roccella viene contestata
Durante gli Stati Generali della Natalità di Roma, organizzati per il 9 ed il 10 maggio 2024, un’azione di contestazione è avvenuta durante la prima giornata del sabato: durante l’intervento del ministro della Famiglia, Eugenia Roccella, un gruppo di circa quaranta studenti liceali ed universitari in platea ha protestato con dei cartelli recitanti la scritta “Sul corpo mio decido io". I fischi e le urla si sono prolungati e hanno dissuaso Roccella dal continuare con il discorso; la donna ha infatti scelto di abbandonare la riunione.
Che cosa è successo alla ministra Roccella agli Stati Generali
I giovani studenti del collettivo Artemis e del movimento transfemminista Aracne hanno mostrato, ognuno tenendo in mano una lettera, lo slogan che stavano intonando prima dell’inizio del dicorso del ministro Roccella agli Stati Generali: “Sul corpo mio decido io”. La contestazione fa riferimento all’ultimo disegno di legge che permette alle associazioni pro-vita e anti-abortiste di entrare nei consultori. La contestazione è continuata nonostante il tentato intervento del ministro: "Ragazzi noi siamo d'accordo, ma nessuno ha detto che qualcun altro decide sul corpo delle donne. Proprio nessuno". L’intervento al microfono di una delle studentesse partecipanti è stato a sua volta interrotto sul nascere dall’organizzatore dell’evento. Roccella ha scelto di abbandonare l’Auditorium per permettere agli altri di proseguire con il convegno mentre ai contestatori, trattenuti dalle forze dell'ordine, venivano chiesti i documenti. Dopo aver espressamente rifiutato e richiesto di andar via, avendo ottenuto l’allontanamento del ministro, sono stati scortati dalla polizia e fatti uscire.
Le associazioni pro-vita nei consultori: cosa significa?
L’ultimo disegno di legge contro il quale protestavano gli studenti romani è quello approvato dal governo Meloni che autorizza il coinvolgimento di associazioni pro-vita, o pro-life, notoriamente contro il diritto all'aborto, nei consultori, con l'obiettivo di fornire un finanziamento pubblico a queste realtà.
Al Salone del Libro con Eugenia Roccella: “L’aborto purtroppo è un diritto”
Non si trattava, tuttavia, della prima volta in cui qualcosa di simile ha avuto luogo. Proprio un anno fa, infatti, il 20 maggio 2023, una simile contestazione pubblica nei confronti di Roccella era avvenuta nella cornice del Salone del Libro di Torino, dove la donna stava presentando il libro Una famiglia radicale. A dare il via alle proteste, in quell’occasione, fu un gruppo femminista chiamato Extinction Rebellion insieme a Non una di meno. Alcune delle ragazze partecipanti si spogliò fino a restare in reggiseno, mostrando il corpo ricoperto dalla scritta “aborto libero”. Quella volta, la contestazione aveva nel mirino la dichiarazione che il ministro aveva fatto qualche giorno prima: “L’aborto, purtroppo, è un diritto”.
Le contestazioni al ministro Roccella: si tratta di censura? La risposta di Chiara Valerio
Oggi come allora a queste azioni di dissenso viene appiccicata l’etichetta di “censura”. Eppure, c’è una differenza da prendere in considerazione: la censura è un’azione di azzeramento della libertà di espressione dall’alto verso il basso, operata dagli organi di potere nei confronti della popolazione. È oggettivamente impossibile per un normale cittadino esercitare censura nei confronti di qualcuno nella posizione di un ministro. Per usare le parole di Chiara Valerio: “Il diritto di parola dovrebbe essere una prerogativa di tutti non di chi sta sopra”.
La ministra Roccella sulla differenza tra gli Stati Generali ed il Salone del Libro
Roccella ha commentato: "[Questa volta] me ne sono andata per far proseguire quel panel del convegno. A Torino, dove la contestazione era rivolta solo a me, sono rimasta sul palco due ore. L'ho fatto - ha aggiunto - per rispetto nei confronti degli altri pensando che in mia assenza i contestatori se ne sarebbero andati e così è successo e gli altri hanno potuto continuare.”
Paolo Mieli, ad Otto e Mezzo, ha sottolineato come questo comportamento tradisca un fraintendimento dell’azione: “Chi ha un ruolo pubblico, tanto più se ministro, presidente del Consiglio, deputato o giornalista, deve capire il significato profondo di questo rito dell’interruzione. Ti impediscono di parlare? Noi siamo persone che parlano tutti i giorni — nel mio caso da anni e anni —, prendono la parola, hanno la possibilità di argomentare. C’è una manifestazione di dissenso? Una persona avveduta deve capire, entrare in questo ordine di idee. Uno deve rimanere seduto, prendere la parola anche dopo un’ora, sopportare. Con un confine ovviamente: la violenza, ma oggi non c’è stata violenza.”
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