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Il Micro Feminism è trend (su TikTok): i piccoli gesti femministi di ogni giorno

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Che il micro feminism sia (finalmente) una rivoluzione? Per essere femministe o femministi non occorre compiere gesti eclatanti: a volte anzi è più utile combattere le piccole cose sessiste che capitano ogni giorno

Il femminismo ha attraversato diverse ondate, tra le molte (e molti) "influencer" che negli ultimi anni ne hanno fatto materiale di divulgazione e le questioni affrontate nei circoli ristretti dei movimenti, finalmente è diventato pure un micro fenomeno da praticare ogni giorno. Il micro feminism è infatti l'ultimo trend sul social TikTok: sotto questo hashtag (#microfeminism) sono molte le utenti che raccontano piccoli e meno piccoli gesti con i quali respingono frasi sessiste, comportamenti sessisti e offensivi e soprattutto le discriminazioni sul posto di lavoro.  

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i piccoli gesti di micro feminism 

A dare il via alla tendenza pare sia stata la produttrice e conduttrice televisiva Ashley Chaney con un post intitolato "ragazze ragazze, edizione aziendale" accompagnato dall'hashtag #microfeminism. Nel suo video ha spiegato che segnalerà le microaggressioni sul posto di lavoro e ha spinto le donne a condividere anche loro le piccole azioni che intraprendono o intraprenderanno per combattere il divario di genere. Un'altra utente di Tik-Tok, Ella Lowgren, ha pubblicato un video sotto lo stesso hashtag in cui spiegava che sta sfidando il comportamento dei colleghi uomini durante le riunioni: “Nelle riunioni spesso sono interrotta dagli uomini, ho deciso che li interromperò a mia volta, ma non interromperò mai un'altra donna mentre parla". Lowgren ha detto che se un uomo si prende il merito per l'idea o il lavoro di una donna, lei lo farà notare: "Non è insolito per me dire al collega qualcosa del tipo: questa idea è fantastica, mi è piaciuta molto anche quando Mary ne ha parlato prima di te". 

Ella Marciello, direttrice creativa, autrice e attivista, racconta a Fem i piccoli atti di microfemminismo quotidiano che pratica: come usare il femminile sovraesteso nelle comunicazioni ("scritte ma anche orali, se sono invitata a un panel, convegno, se faccio lezione a una platea eterogenea) - spiega - se qualcuno mi interrompe mentre parlo, o interrompe una donna mentre parla faccio notare che non ho finito o che lei non ha finito, nelle presentazioni creative utilizzo sempre immagini con ruoli non stereotipati o con persone sottorappresentate (ruoli di leadership, workplace, genitorialità, se si parla di persone minori cerco immagini fuori dalla dicotomia azzurro\rosa e barbie\supereroi), quando qualcuno dice qualcosa di sessista o di non inclusivo per etnia, orientamento etc faccio una lunga pausa, lo fisso negli occhi e dico: in che senso? e questo va avanti finché la persona non si rende conto che ha detto qualcosa di offensivo o discriminatorio o rimane interdetta o imbarazzata". 

Ancora Ella Marciello racconta che esporta la pratica oltre i luoghi di lavoro: "ai giardini o a scuola, se ho bisogno di parlare con un genitore, vado dai papà, non dalle mamme (per esempio per chiedere se posso offrire una caramella al bimbo o bimba) e in generale, di fronte a stereotipi rispondo con altri stereotipi o battute. Se un uomo mi dice che aiuta in casa gli chiedo ah, non vivi lì? se dice che non sa cucinare chiedo come fa a sopravvivere o se non ha paura che nessuno lo sposi, se parla dei figli come qualcosa di "estemporaneo" (di cui si occupa solo per i momenti di gioco per esempio) gli dico pensavo fossero figli tuoi!. Alimento il microempowerment delle donne che conosco o lavorano con me, per esempio contrasto l'istinto a scusarci continuamente per ogni cosa, faccio notare che non è necessario e che gli uomini non lo fanno. Infine, nei contesti aziendali, se non conosco il genere di manager, supervisor, CEO etc, di default presumo sia donna e lo verbalizzo, lasciando tutti sgomenti".

l'autrice karen ricci: la parola "femminismo" in italia fa ancora paura

Questi piccoli atti di femminismo si verificavano ovviamente anche prima del trend TikTok ma come ogni trend su ogni social, anche quello del micro feminism può ottenere una maggiore risonanza grazie al grande pubblico (un po' come è successo con il #MeToo e Black Lives Matter). Il che è un bene, perché sono molte le persone che - soprattutto in Italia - collegano il femminismo a pratiche negative o direttamente negano che esista una discriminazione di genere (il patriarcato) e che quindi occorra praticare il femminismo per costruire una società equa.

"I negazionisti della cultura patriarcale molto spesso dipingono il femminismo come una tematica estrema e divisiva - commenta Karen Ricci, scrittrice e creatrice del canale Cara, sei maschilista! - in Italia è ancora raro sentire pronunciare la parola Femminismo nei canali di comunicazione mainstream senza scaturire polemica e antipatie. Ma se cerchiamo di tradurre le teorie femministe in un linguaggio quotidiano arriveremmo a proposte molto concrete per un cambiamento verso l’equità di genere (e non solo). Forse il problema è che poche volte riusciamo a fare questa traduzione, a raccontare come il femminismo possa essere davvero una strada per un cambiamento positivo in modo semplice e accessibile".

Una scena del film cult "Thelma e Louise" 

"I movimenti femministi propongono cambiamenti strutturali e collettivi - continua Ricci - ma questi cambiamenti devono per forza partire dalla consapevolezza delle singole persone. In parole semplici per riuscire a promuovere l’equità di genere a livello politico e sociale dobbiamo saper identificare quali sono i comportamenti e le dinamiche che sommati ci portano alla disparità. Difficilmente colleghiamo i dati della disoccupazione femminile alla domanda che facciamo in continuazione alle donne in età fertile: ma quando fai un figlio? O quando parliamo di salary gap non pensiamo che ancora non riusciamo nemmeno a nominare certe professioni al femminile come avvocata o ingegnera". La nuova tendenza che sta spopolando su Tik Tok sotto l'hashtag #microfeminism cerca invece di "stimolare proprio le piccole azioni quotidiane che cercano di contrastare tutte quelle dinamiche sessiste, che anche se molte volte in modo inconsapevoli, contribuiscono a confermare uno status quo di gerarchia tra i generi. Scrivere con il femminile sovvrasteso, passare la parola prima alle colleghe in una riunione di lavoro possono sembrare gesti irrilevanti, ma sconvolgono l’ordine delle cose e a volte sono sufficienti a creare fastidio o come minimo straniamento, provando che anche le più piccole azioni quotidiane hanno un impatto e quanto siamo ancora in una società orientata al maschile - dice ancora - Il microfeminismo da solo non sarà mai capace di sconvolgere le strutture sociali e politiche, ma portare queste tematiche alla vita di tutti i giorni e stimolare la consapevolezza sul maschilismo interiorizzato sono un buon modo per capire come non c’è niente di estremo o pericoloso nel dirsi femminista".