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GPA Aggiornato alle 4 minuti di lettura

GPA reato universale: la ministra Roccella chiede ai medici di denunciare, ma la legge dice no (e anche i dottori)

Cosa ha detto la ministra Eugenia Roccella: I medici denuncino i pazienti che ricorrono a GPA
Cosa ha detto la ministra Eugenia Roccella: "I medici denuncino i pazienti che ricorrono a GPA"  (getty images)
Non è passato neanche un mese dall’approvazione della legge che ha introdotto il reato universale di gestazione per altri (GPA), e la ministra della Famiglia, Eugenia Roccella, ha già sollevato polemiche, chiedendo ai medici di denunciare i sospetti di maternità surrogata. Questa richiesta ha generato un acceso dibattito che coinvolge l’interpretazione della legge e la deontologia medica, ma la risposta delle autorità sanitarie è stata chiara: i medici non sono tenuti a segnalare questi casi alle procure.
di Maya Artusi Moro
Una polemica dopo l'altra dall'introduzione del reato universale per la gestazione per altri (GPA). Al centro dell'ultima  bufera, la presa di posizione della ministra della Famiglia, Eugenia Roccella, che ha esortato il personale medico a segnalare alle autorità i casi sospetti di maternità surrogata per facilitare l'intervento della legge. Ma la sua richiesta ha fatto immediatamente scattare un'ondata di reazioni contrariate. In prima linea, con una risposta decisa che non ha lasciato spazio a interpretazioni, si è schierato Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici. L'uomo ha fermamente ribadito un principio cardine della professione medica: i dottori non hanno alcun obbligo di denunciare i propri pazienti, forte anche del sostegno degli articoli del Codice penale che tutelano questo principio fondamentale.
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Il reato universale di GPA introdotto in Italia

Il concetto di "reato universale" applicato alla GPA comporta che anche se la maternità surrogata avviene in un paese dove è legale, la pratica può essere perseguita in Italia. L'intento della legge è quello di scoraggiare le coppie italiane dal ricorrere alla GPA all’estero, una prassi sempre più diffusa per chi non può affrontare una gravidanza tradizionale. La nuova norma prevede, infatti, che chiunque, indipendentemente dalla nazionalità o dalla residenza, ricorra alla gestazione per altri sia soggetto a procedimento penale in Italia. Tuttavia, la sua applicazione si rivela complessa. Ecco che la ministra Roccella è intervenuta per chiedere il supporto dei medici nelle segnalazioni di casi sospetti.

Cosa ha detto la ministra Eugenia Roccella: "I medici denuncino i pazienti che ricorrono a GPA"

Durante un’intervista al programma Tagadà su La7, Eugenia Roccella ha dichiarato che i medici, in quanto pubblici ufficiali, sono tenuti a segnalare alle procure i casi sospetti di violazione della nuova legge sulla maternità surrogata. Secondo la ministra, un atto di denuncia formale è necessario per avviare indagini, lasciando intendere che i medici debbano agire in modo attivo nel far rispettare questa normativa. Le sue parole hanno immediatamente acceso un acceso dibattito, poiché mettono in discussione il ruolo dei medici e la loro relazione con i pazienti.

La replica dei medici: il dovere di curare, non di denunciare

Quale legge esonera i medici dall'obbligo di denunciare i loro pazienti?

Non è tardata ad arrivare la risposta lapidaria del presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, Filippo Anelli, che ha chiarito in modo limpidissimo: "Il medico ha il dovere di curare, non di denunciare". Come previsto dall’articolo 365 del Codice penale, il medico è esonerato dall’obbligo di denuncia nei confronti dei propri pazienti. Questo articolo esonera il medico dall’obbligo di denuncia quando il referto potrebbe esporre il paziente a procedimenti penali: una chiara dimostrazione che la ministra della Famiglia forse non conosce, o ha voluto ignorare, la disposizione di legge. La posizione dei medici, dunque, è chiara: la loro priorità è la cura e la tutela della salute dei cittadini, non la segnalazione di sospetti, anche in caso di GPA. Filippo Anelli ha aggiunto che il rapporto di fiducia tra medico e paziente non può essere compromesso per la paura di eventuali conseguenze legali.

A sostegno di questa posizione si è espresso anche Antonio D’Avino, presidente della Fimp, la federazione dei pediatri: "Noi assistiamo tutti i bambini e non ci mettiamo certo a segnalare i genitori". Ha ribadito anche che il compito del medico è seguire tutte le persone, indipendentemente da come il bambino sia venuto al mondo. La posizione dei pediatri, quindi, è altrettanto decisa: denunciare i genitori non fa parte delle loro responsabilità.

Perché è difficile applicare il reato universale alla GPA?

L’applicabilità del reato universale alla GPA si scontra con numerose difficoltà pratiche. Il problema principale è legato ai controlli. Una coppia che ha avuto un figlio tramite maternità surrogata all’estero dovrà ottenere un passaporto temporaneo attraverso il consolato italiano per tornare nel Paese. Già dal 2010, i consolati dovrebbero segnalare i sospetti di GPA, ma l’atto di nascita estero spesso non contiene informazioni dettagliate sulle tecniche utilizzate. Questo rende difficile individuare i casi sospetti, soprattutto per le coppie eterosessuali, che fino a ora hanno subito minori controlli.

Inoltre, essendo la GPA avvenuta all’estero, le indagini richiedono la collaborazione dello Stato dove il bambino è nato. Questo può avvenire tramite rogatorie internazionali, ma si tratta di un processo complesso e lungo. Non è affatto scontato che i Paesi dove la GPA è legale – 66 in totale – siano disposti a fornire informazioni, specie quando ciò violerebbe la privacy dei genitori coinvolti. Le cliniche e i centri di maternità surrogata in questi Paesi potrebbero non essere disponibili a collaborare con le autorità italiane, rendendo quasi impossibile l’ottenimento di prove per un’eventuale accusa.

La sfida dei controlli alle frontiere: come funzioneranno?

Un ulteriore nodo cruciale è rappresentato dai controlli alle frontiere. Come ha spiegato Eugenia Roccella, i genitori che rientrano in Italia con un bambino nato tramite GPA saranno sottoposti a maggiori verifiche. "Quando tu rientri da un viaggio con un bambino, devi spiegare come lo hai avuto", ha affermato la ministra, sottolineando che la normativa si applicherà anche alle coppie eterosessuali. Saranno i documenti a parlare: alla frontiera, i genitori dovranno esibire prove che dimostrano che il figlio non è biologicamente loro, ma ciò rappresenta solo la punta dell'iceberg delle complicazioni legali. Per questa ragione l'appello della ministra alla collaborazione dei medici, che però hanno rifiutato di prestarsi alla denuncia.

Cosa succede alle coppie che affrontano la GPA oggi?

L’avvocata Filomena Gallo dell’Associazione Luca Coscioni ha dichiarato che ci sono già decine di coppie preoccupate per le conseguenze della nuova legge. "Abbiamo ricevuto richieste di assistenza da parte di 30 coppie, di cui 4 dello stesso sesso e 26 eterosessuali", ha spiegato Gallo. Di queste, dieci coppie si trovano già all’estero in attesa del parto, mentre altre 20 hanno avviato il percorso presso cliniche straniere. Si tratta principalmente di giovani coppie che, a causa di patologie o trattamenti medici invasivi o passati tumori, non possono portare avanti una gravidanza.

L’avvocata ha anche sottolineato che l’età media delle coppie varia dai 27 ai 40 anni, molte delle quali hanno preservato i propri gameti prima di sottoporsi a trattamenti medici. La nuova normativa ha dunque sollevato enormi preoccupazioni non solo per le coppie dello stesso sesso, ma anche per quelle eterosessuali, che temono di essere penalizzate nonostante abbiano intrapreso percorsi di maternità surrogata in Paesi dove la pratica è legale.