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Politica Aggiornato alle 2 minuti di lettura

"L'aborto non è un diritto, neanche in caso di stupro": polemica sul convegno alla Camera organizzato dal deputato Simone Belli

Aborto non è diritto convegno Simone Belli discorso Camera
Aborto non è diritto convegno Simone Belli discorso Camera  (getty images)
Indignate le opposizioni e l'opinione pubblica dopo le tesi sostenute durante il dibattito.
di Ileana Dugato

Il Centro Studi Politici e Strategici “Machiavelli” ha tenuto un convegno su aborto ed eutanasia che si è tenuto nella giornata di mercoledì 24 gennaio alla Camera. Il convegno è stato organizzato dal deputato della Lega Simone Billi, che non era presente in quanto impegnato a Strasburgo ma ha dato il suo appoggio al dibattito. Tuttavia, quanto emerso ha scatenato un'accesa polemica social e politica.

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Le parole nella bufera mediatica sull'aborto

Il convegno è finito al centro di una bufera mediatica dopo le dichiarazioni dei ricercatori del Centro Studi Politici. Dal dibattito scaturito durante il convegno, infatti, è emerso come la tesi sostenuta sull'aborto sia la seguente: "L’aborto non è un diritto legalmente accettabile e non è mai giusto, neanche nei casi più tragici, come quelli di stupro".

Durante l'incontro ha preso la parola Maria Alessandra Varone, ricercatrice di Filosofia all'Università di Roma Tre, classe 1998, autrice di Breve critica filosofica all’aborto e all’eutanasia. Varone ha attaccato frontalmente la legge 194 del 1981, con la quale l'interruzione di gravidanza è stata resa legale in Italia:
"La legge 194 è fatta male. Io credo che vada riscritta però non in modo da estendere la possibilità di procedere con la pratica, ma di restringerla di molto"

Secondo Varone, anche una violenza sessuale non costituisce le premesse per accedere all'aborto perché "lo stupro non autorizza una madre a uccidere il bambino, perché di questo si tratta e bisogna avere il coraggio di usare le parole che sono quelle consone".

La replica di Simone Billi alle accuse

Nonostante il convegno su aborto ed eutanasia sia stato organizzato da Simone Billi, che si è anche speso per fare sì che la sala di Montecitorio fosse disponibile a ospitare il dibattito, dopo le polemiche il deputato ha preso le distanze da quanto sostenuto dai ricercatori e da Maria Alessandra Varone: 

"Quanto uscito oggi su alcuni mezzi stampa non rappresenta né la mia, né, tanto meno, la posizione del partito. La Lega, da sempre, si è battuta per la libertà di espressione delle donne e quanto riportato è falso. Personalmente credo nella libertà di scelta e, soprattutto, le donne vittime di violenza non possono essere utilizzate e strumentalizzate. Ribadisco ancora una volta che le donne devono poter decidere autonomamente. Io non ero presente al convegno e, se fossi stato presente, avrei sicuramente portato avanti le mie tesi".

Gli fa eco Laura Ravetto, collega del partito: "Come Lega siamo e saremo sempre per la libertà di scelta, soprattutto su un tema personale come l'aborto su cui sono proprio le donne ad avere l'ultima parola. È la linea del nostro Partito, da sempre. Utilizzare temi seri come l'aborto, i diritti, il sostegno alle donne, il contrasto alla violenza per becera propaganda di parte è davvero stucchevole"

Le reazioni delle opposizioni

Alle tesi espresse durante il convegno sull'aborto, sono seguite le reazioni delle opposizioni, che hanno condannato quanto condiviso nelle dichiarazioni che in poche ore hanno fatto il giro del web. La senatrice del PD Valeria Valente ha commentato: "E' gravissimo e inaccettabile che deputati della Lega mettano in discussione una legge dello Stato e non perdano occasione per manifestare una visione dei diritti delle donne talmente retrograda da riportare il Paese indietro di 50 anni".

Sulla stessa linea anche Italia Viva: "Altro che Medioevo. Qui siamo oltre l'oscurantismo. Il deputato leghista Billi, che evidentemente vuole prendere il posto del senatore Pillon come campione di arretratezza, promuove un convegno alla Camera in cui si rimette in discussione la legge 194 e in cui si nega che l'aborto sia un diritto. Ancora una volta nel mirino finiscono le donne e la loro libertà. Maggioranza di inadeguati, incapaci e pure illiberali. Dovete andare a casa".