Si chiama "neighborism" ma col vicinato abitativo non c'entra: è il (crescente) bisogno di collettività
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Si chiama neighborism, letteralmente "vicinato", ma non riguarda questioni di quartiere né prossimità in senso abitativo. Riguarda il bisogno di sentirsi parte di una collettività attiva e presente. E potrebbe essere il miglior trend del 2026 (o almeno così suggeriscono i media d'oltreoceano).
Tutto inizia in Minnesota, (USA), epicentro di questo movimento di difesa civile, con Minneapolis come scena specifica del fenomeno.
Minnesota, il "neighborism" nasce durante i raid ICE
È nel gelido stato del Minnesota che il neighborism sta prendendo forma da quando la cittadinanza deve confrontarsi con la brutalità dell’ICE, cioè la Immigration and Customs Enforcement, un’agenzia federale del Department of Homeland Security degli Stati Uniti. Si occupa soprattutto di far rispettare le leggi sulla migrazione.
Il termine neighborism viene usato per descrivere una rete di cittadini, parrocchie, scuole, piccole imprese e volontari (tra cui gli osservatori legali dell'operato dell'ICE) che monitora le operazioni, forma osservatori legali, accompagna le persone rilasciate dai centri di detenzione e costruisce sistemi di aiuto rapido nei quartieri e nelle Twin Cities.del Minnesota, Minneapolis e Saint Paul.
Il punto di partenza, nella cronaca locale, è l’Operazione Metro Surge avviata a dicembre 2025: una maxi-operazione federale che ha portato migliaia di agenti nelle Twin Cities con un aumento dei controlli e dei fermi legati all’immigrazione. Nel giro di poche settimane, secondo il quadro che emerge dai racconti circolati sul caso, sono stati messi a sistema circa 3mila agenti federali.
I controlli, i fermi e la presenza armata cambiano il clima in città e fanno scattare una mobilitazione dal basso. Da quel momento il neighborism ha coinvolto circa trentamila residenti del Minnesota che si sono formati come osservatori legali (appunto le persone che monitorano l'operato dell'ICE).
Nascono squadre di pronto intervento, si attivano chat, reti civiche e pure gruppi religiosi. Tra le esperienze quella di Leo’s Towing, una piccola azienda locale che recupera gratuitamente le auto lasciate in strada dopo i fermi dell’ICE e quella del programma "Haven Watch Minnesota!" che accompagna di notte le persone rilasciate dai centri di detenzione, spesso senza documenti, soldi o telefono.
renée good e alex pretti: le persone non dimenticano
Dentro questa mobilitazione rientrano anche i casi di Renée Good e Alex Pretti, entrambi trentasettenni, cittadini statunitensi e osservatori legali. I due vengono uccisi a gennaio per la strada, a due settimane di distanza, durante interventi dell’ICE mentre ne documentano le operazioni.
Dopo la loro morte sui marciapiedi di Minneapolis sono comparsi memoriali e sono cominciate le proteste vere. Il governo federale li definisce terroristi ma le reti che si mobilitano in Minnesota li ricordano invece come parte di una difesa civile nata attorno ai soggetti più fragili ed esposti.
Il neighborism allora si afferma qui: nella trasformazione della solidarietà in struttura. Non si limita alle manifestazioni e ai cortei ma alla tenuta collettiva di presidi, pratiche di mutuo aiuto, supporto logistico, assistenza materiale e politica e documentazione a fini sociali. L'obiettivo non è chiaramente fare la guerra alle autorità tanto per farla ma è proteggere le persone e in generale la libertà.
Il Minnesota diventa così il caso più visibile, per necessità concrete, di una cultura collettiva che sta crescendo un po' ovunque in occidente, attorno a una pressione militare molto forte.
il senso di comunità è urgente anche in Italia (perfino nelle chat)
In Minnesota è evidentemente un criterio di azione: intervenire per prevenire il reale rischio che qualcuno sparisca dopo banali controlli, fermi per strada, o una detenzione. Ma altrove, anche nei Paesi in cui l'ICE non esiste ma alcuni esponenti politici ne apprezzano la vocazione, si sta verificando un progressivo ritorno al senso di collettività.
In tal senso, tra le chat che trabordano di persone - anche geograficamente distanti - che si offrono sostegno reciproco e organizzazioni di momenti di confronto su temi sociali, il neighborism è un modello leggibile di risposta collettiva. Meno dichiarazioni, più organizzazione e infrastruttura sociale.
Il tema è che una comunità può reagire a una pressione verticale costruendo osservazione e messa in discussione dal basso, assistenza diffusa e protezione reciproca. Non solo persone che vivono una accanto all’altra, ma che scelgono di esserci le une per le altre oltre alle (benedette e necessarie) manifestazioni di piazza, ai Pride, ai cortei dell’ANPI, a quanto di prezioso avviene nei circoli, alle assemblee di Arci e alle reti sociali di mutuo aiuto. Insomma cresce il bisogno di stare insieme come forma di protezione reciproca e di presenza civile.
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