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My body, my choice Aggiornato alle 4 minuti di lettura

Il diritto di abortire in Italia (esiste solo se sei ricca)

Abortire in Italia dovrebbe essere un diritto garantito ed esercitabile in modo gratuito.
Non è così: le attiviste raccontano come, e perché, abortire è diventato di fatto un privilegio.
di Eugenia Nicolosi
Il diritto di abortire in Italia (esiste solo se sei ricca)

Il diritto di abortire in Italia esiste dal 1978. La possibilità di farlo ha dato una grossa spinta all'emancipazione delle donne, libere di scegliere quando e se portare avanti una gravidanza. Difendere il diritto di aborto significa anche difendere la legalità e la sicurezza di una pratica a cui moltissime, prima del 1978, si sottoponevano ugualmente spesso rischiando la vita. Anche se lo Stato italiano non era d'accordo.

La legge 194, quella che tutela appunto la legalità e la gratuità dell'aborto nel nostro Paese, prevede l'obiezione di coscienza: questa consiste nel rifiuto del personale sanitario di praticare l'interruzione di gravidanza. Si può dichiarare di essere obiettori o obiettrici per ragioni etiche o religiose, ma viene meno - o dovrebbe venir meno - quando l’aborto è necessario a salvare la vita della donna incinta. In Italia non si può parlare di diritto all'aborto senza parlare di obiezione di coscienza, il cui tasso è spaventosamente alto (in Italia complessivamente oltre il 70% del personale sanitario è obiettore o obiettrice). Il che rende l'aborto non sicuro, non gratuito e non legale per tutte le donne. Non è più quindi, un diritto ma è un privilegio per chi può viaggiare verso le strutture sanitarie di altre regioni oppure pagare una clinica privata.

Quante donne abortiscono in Italia?

Nel 2020 sono state notificate 66.413 Interruzioni Volontarie di Gravidanza in Italia, pari a un tasso di abortività di 5,4 aborti ogni 1000 donne t(ra 15 e 49 anni): è uno tra i più bassi tassi del mondo. 

"In Italia non c’è spazio per i dati sull’aborto e sullo stato di attuazione della legge 194 - dice Giovanna Conte, attivista di Libera di Abortire - perché semplicemente non esistono o comunque non vengono resi pubblici. Tre anni di vuoto in cui quello spazio è riempito a fatica da collettivi e associazioni che tentano, attraverso mappature dal basso e mutuo aiuto, di salvare delle vite, letteralmente. Basti pensare che il documento a cui ci riferiamo, ovvero la Relazione sull’attuazione della 194, dovrebbe essere presentata ogni anno entro febbraio dal ministro della Salute. Siamo a ottobre, ma il nostro posto è nelle attese. In un Paese in cui un ministero intero nega dati aperti e utilizzabili e di fatto rende impossibile una reale informazione sull’aborto in Italia".

Legge 194: in Italia le donne sono davvero libere di abortire?

come funziona l'aborto in italia

Secondo la legge, ogni donna può - dovrebbe poter - abortire gratuitamente entro i primi 90 giorni (12 settimane) di gestazione per motivi che non è tenuta a spiegare a nessuno, oltre i 90 giorni è possibile abortire solo per motivi di salute, sempre gratuitamente. Una volta accertata la gravidanza, la donna può recarsi in un consultorio, in un ospedale che pratica interruzioni o dal proprio medico di fiducia, per esprimere la volontà di interromperla. Il personale sanitario o il medico dovranno produrre un certificato che attesta la volontà di abortire. Dovranno passare "almeno" 7 giorni dalla data del certificato, chiamati "di riflessione", al termine dei quali la donna potrà effettivamente accedere al servizio di IVG (interruzione volontaria di gravidanza).

È anche possibile – per motivi di salute o altro – che chi compila il certificato attesti il carattere di urgenza della procedura in modo che la donna non sia costretta a “riflettere" per almeno sette giorni. Il servizio, garantito dal Sistema Santiario Nazionale, è sotto il controllo delle Regione che devono anche garantirne l’attuazione.

aborto farmacologico o aborto chirurgico?

L''aborto farmacologico è una procedura medica che prevede l’assunzione di due principi attivi a distanza di 48 ore l’uno dall’altro: il mifepristone (conosciuto col nome di RU-486) che provoca la cessazione della vitalità dell’embrione e un farmaco della categoria delle prostaglandine, che provoca l’espulsione. Questa modalità di aborto è concessa soltanto entro i primi 63 giorni, pari quindi alle 9 settimane. L’intervento chirurgico è consentito invece fino a 90 giorni (o oltre, per motivi eccezionali) e può essere effettuato nelle strutture pubbliche del Servizio sanitario nazionale e quelle private convenzionate e autorizzate dalle Regioni. Per chi sceglie di procedere nelle strutture pubbliche, l’aborto è gratuito (salvo il costo del ticket per le analisi e dei farmaci dopo l’intervento) mentre nelle cliniche private può arrivare a costare fino a 2mila o 3mila euro.

Perché dovrei pagare se è gratis?

Perché come detto l'obiezione di coscienza è sfuggita di mano: "In italia nel 2023 non c’è posto per la salute riproduttiva - continua Giovanna Conte - e non c’è posto negli ospedali pubblici per gli aborti sicuri, liberi, dignitosi, perché in Italia le strutture pubbliche hanno (se va bene) un tasso di obiettori di coscienza pari all’80% del personale medico interno". Dunque pronto soccorso che rimbalzano le richieste e lunghe attese per ottenere il certificato (che è un po' un "permesso") per poter abortire: "se tutto va bene e obiettore vuole - sottolinea ancora Conte - ma anche nelle sale operatorie, l’anestesia può rivelarsi obiettore e far sì che tu debba soffrire senza motivo durante l’intervento". Inoltre nel pubblico, "non c’è posto per chi vuole abortire se non nel reparto maternità, senza riflettere nemmeno un minuto su quanto possa essere inopportuno e quanto possa far male a chi deve interrompere una gravidanza. Di tutte queste attese si muore e noi non abbiamo più tempo".

la richiesta per una nuova legge

L'associazione Libera di Abortire insieme ad altre realtà politiche e associative ha proposto una legge per chiedere nuove tutele più informazioni perché la salute di tutte sia davvero garantita e messa al centro. In occasione della Giornata Mondiale dell'aborto libero e sicuro, che cade il 28 settembre (nel mondo nota come International Safe Abortion Day) sono sempre previsti presidi e manifestazioni pubbliche. Protagonista anche Ivg - Ho abortito e sto benissimo, realtà di divulgazione e sensibilizzazione la cui portavoce è Federica Di Martino. "La situazione dell'accesso all'aborto in Italia oggi appare fortemente problematica - commenta Di Martino - Il fatto che il Governo continui a ripeterci che non esistono criticità nell'accesso non fa altro che dimostrare una distanza sempre più ampia tra la politica e quello che attraversano le donne nel nostro Paese, nonché un totale disinteresse, come evidenziato dal ritardo di 7 mesi del report sull'applicazione della legge 194".

Siamo in ostaggio degli obiettori di coscienza?

"Nonostante la fotografia sfocata e legata al numero esiguo e parziale dei dati, emerge un quadro che ci vede ostaggio degli obiettori di coscienza, il che continua a spingere le donne a migrazioni intra ed extra regionali. Inoltre, i finanziamenti a gruppi e associazioni antiabortiste (si veda il Fondo Vita Nascente in Regione Piemonte con un tetto di spesa arrivato a un milione di euro), unitamente al rovinoso smantellamento dei presidi consultoriali, dimostrano una ferma volontà politica di disincentivare l'aborto", spiega Federica Di Martino, che aggiunge che il piano attuativo delle linee guida emanate nel 2020 dal Ministero della Salute per incentivare l'utilizzo dell'aborto farmacologico "risulta inapplicato in moltissime regioni italiane, in particolare rispetto alla somministrazione della RU486 in Consultorio, adottato attualmente soltanto da tre regioni. Permane, e questo è un dato estremamente rilevante, un fortissimo divario di accesso ed erogazione del servizio di IVG nelle diverse regioni italiane, incrementando, di fatto, iniquità sociale e inaccessibilità ai servizi della salute pubblica".