Voci di libertà: da Ella Baker ad Amanda Gorman, una storia sul voto delle donne afroamericane in USA
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"This may only be a dream of mine, but I think it can be made real" ("Questo potrebbe essere solo un mio sogno, ma penso che possa diventare realtà"). Con queste parole, anni prima del celebre "I have a dream" di Martin Luther King Jr., Ella Baker (1903-1986) esprimeva la sua visione di cambiamento sociale. Il suo sogno era quello di un'America dove le vite dei neri valessero quanto quelle dei bianchi, dove la giustizia e l'uguaglianza non fossero solo parole sulla carta. Era lo stesso sogno di giustizia e uguaglianza che avrebbe animato King, ma Baker scelse - o forse, come donna in un'epoca in cui i pulpiti e i palchi erano riservati agli uomini, fu costretta a scegliere - di realizzarlo in modo diverso: non attraverso grandi discorsi pubblici ma nel paziente lavoro con le comunità, nelle piccole chiese del Sud, nelle case, nelle strade.
Nata in Virginia nel 1903, Baker crebbe con i racconti della nonna sulla schiavitù, in un Sud dove i bianchi avevano costruito un nuovo sistema di oppressione razziale attraverso le cosiddette leggi Jim Crow - leggi che imponevano la segregazione razziale in tutti gli spazi pubblici, dalle scuole ai trasporti, dai ristoranti alle fontanelle d'acqua. Il diritto di voto era il campo di battaglia principale: nonostante il 15° Emendamento del 1870 lo garantisse agli uomini afroamericani, un sistema di tasse elettorali, test di alfabetizzazione arbitrari e la "clausola del nonno" che permetteva di votare solo a chi aveva un nonno che aveva votato prima del 1867 - quando praticamente tutti gli afroamericani erano ancora schiavi, li escludeva sistematicamente dalle urne. Per le donne afroamericane la discriminazione era doppia: anche dopo il suffragio femminile del 1920, continuarono a essere escluse attraverso intimidazioni e violenze. Un sistema di oppressione che, seppur trasformato, continua a manifestarsi oggi nelle disparità di accesso all'istruzione, al lavoro e alla giustizia.
È contro questo sistema che Baker sviluppò la sua strategia di attivazione e mobilitazione dal basso. Come direttrice della NAACP (National Association for the Advancement of Colored People - la più antica organizzazione per i diritti civili degli afroamericani) dal 1940 al 1946, Baker attraversava il Sud rurale sfidando la segregazione. Nei suoi workshop insegnava alle comunità come organizzarsi, come rivendicare i propri diritti, come registrarsi per votare nonostante le intimidazioni. "Give light and people will find the way" ("Dai luce e le persone troveranno la strada") era un altro dei suoi motti: credeva che l'educazione e la consapevolezza fossero le chiavi per l'emancipazione. Non si limitava a dire alle persone cosa fare, ma le aiutava a scoprire la propria forza e a usarla collettivamente. Fu a uno di questi workshop negli anni '40 che partecipò Rosa Parks, prima di quel 1° dicembre 1955 quando, rifiutandosi di cedere il posto a un bianco su un autobus di Montgomery in Alabama, diede inizio a uno dei più importanti movimenti di protesta della storia americana.
Il metodo Baker di organizzazione dal basso e resistenza non violenta aveva trovato la sua prima grande vittoria. La sua lotta ispirò "Ella's Song", scritta da Bernice Johnson Reagon degli Sweet Honey in the Rock, storico gruppo corale femminile afroamericano nato nel 1973 che univa (e unisce ancora oggi) la tradizione del gospel alla lotta per i diritti civili. La canzone catturava perfettamente lo spirito della sua missione diventando un inno per i diritti civili:
"We who believe in freedom cannot rest
We who believe in freedom cannot rest until it comes
Until the killing of Black men, Black mothers' sons
Is as important as the killing of White men, White mothers' sons
And we who believe in freedom cannot rest
We who believe in freedom cannot rest until it comes"*
(Traduzione:
"Noi che crediamo nella libertà non possiamo riposare
Noi che crediamo nella libertà non possiamo riposare finché non arriva
Fino a quando l'uccisione di uomini neri, figli di madri nere
Non sarà importante quanto l'uccisione di uomini bianchi, figli di madri
bianche
E noi che crediamo nella libertà non possiamo riposare
Noi che crediamo nella libertà non possiamo riposare finché non arriva")
Ci vollero 45 anni di lotta, fino al Voting Rights Act del 1965, perché il diritto di voto delle donne afroamericane fosse finalmente protetto dalla legge federale. Una vittoria costruita passo dopo passo, che oggi richiede ancora vigilanza: i tentativi di sopprimere il voto continuano attraverso la chiusura strategica dei seggi nei quartieri afroamericani, leggi restrittive sull'identificazione degli elettori, manipolazione dei distretti elettorali. L'eredità di Baker vive nei movimenti contemporanei per la giustizia razziale, da Black Lives Matter alle nuove generazioni di attivisti.
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