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Posto fisso in Italia, lavoro ballerino in USA: due mondi diversi a confronto

Posto fisso in  Italia, lavoro ballerino in USA: due mondi diversi a confronto
Posto fisso in Italia, lavoro ballerino in USA: due mondi diversi a confronto  (getty images)
di Federica Gabardi

"Mamma, lascio San Francisco." Il silenzio dall'altro capo della linea si fa sentire, è carico di tutte quelle preoccupazioni che una madre, italiana per giunta, si porta appresso. "Ma come, figlio mio... e il lavoro? Ma non hai mica un posto fisso lì?". Giacomo sorride, guardando dalla finestra del suo appartamento la baia di San Francisco avvolta nella nebbia mattutina. Sa già come andrà questa conversazione. Mentre sua madre dall'Italia elenca tutti i motivi per cui dovrebbe tenere stretto quel "posto fisso", lui pensa al prossimo passo: la sua fidanzata americana ha appena accettato un'opportunità di lavoro in Europa e lui vuole seguirla, non appena avrà trovato anche lui lavoro. Questa telefonata è più di un semplice scambio familiare: è uno scontro tra due visioni in merito alla sicurezza professionale. Da una parte l'Italia, dove il posto fisso è ancora considerato la cosa migliore che ci possa capitare in assoluto nella vita lavorativa, dall'altra gli Stati Uniti, dove, poiché il lavoro è ballerino per natura, cambiare tipologia di carriera nell’arco di una vita è normale e la chiamata all'imprenditoria si respira nell'aria, si è come più slanciati e dinamici quando si parla di lavoro.

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Questa storia è vera (come tutte le altre che vi ho raccontato fino ad ora e ho in serbo per voi), l'ho romanzata solo nel dettaglio dell'appartamento che guarda la Baia di San Francisco, anche perché un appartamento che guarda la Baia... cifre da capogiro... non conosco nessuno che ci vive. Ma andiamo avanti, questa storia mi ha dato da pensare. Innanzitutto,  mi  chiedevo:  e se al posto di Giacomo, ci fosse stata una Giacomina? Forse c'è un "genere" anche nelle paure delle mamme italiane? A una figlia che vuole lasciare il posto fisso - seppur vivendo in un paese lontano-e-ricco-di-opportunità come l’America - per seguire un fidanzato che va a lavorare in Europa, forse verrebbe fatto un altro set di domande, tipo: "ma allora siete seri? Ma quanto seri? E lui che lavoro va a fare? È un posto sicuro? E tu, a te, hai pensato? Come farai?". E nel botta e risposta, le due donne avrebbero forse trovato un punto di consolazione e incontro: "Va bè, almeno ti avvicini a casa, ma pensaci due volte." "Sì va bene, te lo prometto, ci penso due volte.” E su questo punto sono curiosa: cosa vi avrebbero detto le vostre mamme…magari mi scrivete una mail? Sarebbe divertente, potremmo addirittura creare la collezione delle presunte sgridate - o “incoraggiate”- delle mamme italiane…

Posto fisso in  Italia, lavoro ballerino in USA: due mondi diversi a confronto
Posto fisso in Italia, lavoro ballerino in USA: due mondi diversi a confronto  (getty images)

Ma mettiamo da parte l’annosa questione di genere e benediciamo bonariamente le mamme che, si sa, abbiamo (anche) un sesto senso per le preoccupazioni e permettetemi di raccontarvi la storia di tre oggetti e di come hanno “espanso” la mia nozione di sicurezza professionale stando negli Stati Uniti.

Lo Scatolone

Il primo oggetto è lo scatolone da ufficio, quello che vediamo sempre nei film americani quando qualcuno viene licenziato. Rappresenta il principio del "you hire, you fire" - assumi e licenzi. Qui in America anche un contratto a tempo indeterminato può essere terminato senza troppi giri di parole o mesi di buonuscita. Lo scatolone è sempre lì, nell'angolo dell'ufficio, a ricordarci che niente è per sempre. Fa paura? Certo. Paradossalmente, questa precarietà spinge a costruire una forma diversa di sicurezza: non quella del posto fisso, ma quella delle nostre competenze. Ci spinge a mantenerci rilevanti e visibili. Certo, quando questo principio viene esasperato, diventa brutale, come nei recenti licenziamenti di massa della Silicon Valley, dalle modalità simil barbariche che hanno fatto notizia in capo al mondo.
A me lo scatolone ha insegnato che la vera sicurezza non sta nelle quattro mura dell'ufficio, ma in ciò che sappiamo fare e in quanto siamo disposti a impegnarci per non smettere di imparare.

Il Biglietto da Visita 2.0

Il secondo oggetto è il biglietto da visita - o meglio, i tanti biglietti da visita che ho collezionato negli anni. Ogni volta che ho cambiato lavoro, ho dovuto aggiornare il mio profilo LinkedIn o creare un nuovo mini-sito. Da insegnante di italiano a conduttrice di workshop di cucina, da consulente di stile a formatrice aziendale. Ogni biglietto rappresenta un capitolo diverso della mia storia professionale. In Italia, un curriculum così "variegato" avrebbe fatto alzare più di un sopracciglio. Qui invece è normale, nessuno si è mai insospettito dei miei cambi di rotta. L'unica cosa che conta è che sappiamo raccontare la nostra storia professionale in modo coerente, che il nostro storytelling abbia un senso, che ogni esperienza si colleghi all'altra in un percorso che, per quanto non lineare, sia autentico e credibile. Ogni nuovo biglietto da visita è come un mattoncino in più nella costruzione della nostra sicurezza professionale. Mi viene da dire che ci dobbiamo credere noi per prime, anche sfidando una cultura ostica. Non possiamo aspettare che il mondo prenda la forma che serve a noi per la nostra realizzazione professionale, non vi pare?

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Posto fisso in Italia, lavoro ballerino in USA: due mondi diversi a confronto  (getty images)

La Macchina Fotografica

Il terzo oggetto, per me, è la mia macchina fotografica. Rappresenta l'intraprendenza, quella parola che viene dal latino "prehendere" - prendere, afferrare, che vuole dire prima di tutto PROVARE a prendere, ad afferrare. L'ho sperimentato in prima persona quando ho deciso di lanciarmi su YouTube e proporre i miei corsi online. In Italia non l'avrei mai fatto, avrei pensato mille volte "ma chi me lo fa fare?", "e se non funziona?", "ma ci sono già tanti che lo fanno" e "che vergogna!". Qui invece, ho sentito che potevo provare e qualcosa ha fatto clic nella mia testa: ho capito che il non provarci è l'unico vero fallimento. Su questo mi fu di grande ispirazione l'attore di Black Panther, Chadwick Boseman, che disse, ben prima di essere malato e che sarebbe poi morto molto giovane, che voleva morire sapendo di avere usato ogni grammo di talento. Da brividi, vero?

La cultura del fallimento

E così la cultura del fallimento, del “fail fast, fail forward” ovvero fallisci spesso, fallisci in avanti, qui nella Silicon Valley diventa quasi un marchio di fabbrica. Se non ne hai mai avuto uno, sei quasi sospetto. Mentre lo dico devo toccare legno, già che mio marito è esposto in prima linea nella sua start up e mia mamma dall'Italia sgrana richieste sacre e profane perché tutto vada per il meglio... E non è un caso che in aziende come Amazon, dove i dipendenti sono chiamati a pensare da imprenditori, il principio del fail fast sia stato adottato come strada di progresso.

Italia vs Usa: dov'è meglio?

Una cultura è meglio dell'altra? Macché. Sono diverse, ma hanno una cosa in comune: la chiamata al mettersi al sicuro. In Italia sei al sicuro col posto fisso e così è diventato super desiderabile. In USA invece lo sei quando hai successo e per avere successo bisogna buttarsi, provare, osare.
Il fatto è che entrambi gli approcci, quando sono estremi, possono diventare trappole: il posto fisso, quando limita le potenzialità e ci tiene ancorati alla paura di osare, non ci aiuta a crescere. Così come l'intraprendenza senza rete di protezione può portarti dritto sotto un ponte. Io intanto continuo a toccare legno per la start up di mio marito, non si sa mai... Alcune cose della mamma italiana proprio non te le togli di dosso.