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Stage non retribuiti: occasioni per formarsi o sfruttamento? Ma, soprattutto, sono legali?

stato legale degli stage non retribuiti
stato legale degli stage non retribuiti  (getty images)
I tirocini sono ottime occasioni per formarsi, avvicinarsi al mondo del lavoro, toccare con mano il settore in cui vorremmo costruire una carriera. Eppure spesso nascondono sfruttamento e lavoro sottopagato (o addirittura non retribuito). Ma come fare a capirlo senza lasciarsi sfuggire delle buone opportunità? Facciamo chiarezza sul mondo degli stage con la consulente del lavoro
di Giulia Mattioli

Possono essere un’esperienza molto arricchente, sia dal punto di vista professionale che umano. E all’inizio della propria carriera o di quella che si auspica sarà la propria vita professionale, possono essere molto utili per imparare, prendere contatti, farsi conoscere e mettersi alla prova. Tuttavia, gli stage, quelle esperienze formative che dovrebbero avvicinare, avviare al mondo del lavoro, si tramutano spesso in occasioni per approfittare di manodopera a basso costo (o addirittura senza un costo), facendo leva sulla poca esperienza e competitività dei giovani. È per questo che il Parlamento Europeo lo scorso anno ha votato una mozione per l’abolizione dei tirocini non retribuiti, che si sono rivelati negli ultimi anni una vera e propria forma di sfruttamento. Uno studio del Forum Europeo della Gioventù sottolinea inoltre come gli stage non retribuiti contribuiscano ad inasprire le disparità: in media i giovani con un contratto di tirocinio spendono 1000 euro al mese per mantenersi. Se consideriamo che di media questo tipo di rapporto di lavoro dura 6 mesi, le spese dei giovani tirocinanti arrivano a 6000 euro. Una cifra destinata a crescere con l’innalzamento del costo della vita che sta interessando tutti i paesi europei. Ne consegue che solo le persone con adeguate possibilità economiche possono intraprendere questi percorsi di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro. “La nostra ricerca dimostra come i tirocini non retribuiti approfondiscano le disuguaglianze tra i giovani provenienti da diversi contesti sociali”, commenta María Rodríguez Alcázar, presidente del Forum Europeo della Gioventù. “Impongono inoltre costi insopportabili alle famiglie, minacciano la salute mentale dei giovani e creano ingiuste distorsioni del mercato del lavoro.”  Ma attualmente, in Italia, è legale offrire un tirocinio gratuito? Cosa valutare quando un’azienda ci propone una posizione da tirocinante? Lo abbiamo chiesto alla consulente del lavoro Valentina Filippini.

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Differenze tra tipi di tirocinio

Innanzitutto, esiste una differenza tra tirocinio e stage? “No, tirocinio o stage non prevedono particolari differenze. La differenza sostanziale sta invece tra il tirocinio curricolare e il tirocinio extracurricolare”, spiega Filippini. “Questi si diversificano infatti per molti aspetti, a partire dalla tipologia di formazione fornita”. In pratica, il tirocinio curricolare è un percorso di formazione incluso all’interno del piano di studi delle università e degli istituti scolastici, spiega la consulente, e si basa sulle normative che regolamentano un normale percorso di istruzione o di formazione. “La finalità del tirocinio curricolare è mirata ad affinare un processo di apprendimento all’interno del percorso scolastico”. 

Il tirocinio extracurricolare è invece una “Misura formativa di politica attiva, finalizzata a creare un contatto diretto tra soggetto ospitante (azienda) e tirocinante, per favorirne l’arricchimento del bagaglio di conoscenze, per l’acquisizione di competenze professionali e per l’inserimento o il reinserimento lavorativo. Si tratta di un periodo di orientamento al lavoro e di formazione in situazioni che non si configurano come un rapporto di lavoro subordinato”. In questo secondo caso, ovvero quello dello stage aziendale extracurricolare, occorre che venga profilato un progetto formativo individuale (PFI) che tirocinante e ospitante concordano. “In esso vengono definiti gli obiettivi formativi da conseguire, nonché le modalità di attuazione del tirocinio stesso”. Per quanto riguarda la durata, non esiste una normativa univoca: le tempistiche variano in base al paese o addirittura la regione in cui si attiva lo stage, ma mediamente si tratta di un minimo di due mesi e un massimo di sei, adattabili in base alle esigenze formative specifiche.

Esistono poi dei settori che richiedono obbligatoriamente un periodo di tirocinio per accedere all’esercizio della professione. “In questo caso non si tratta di tirocini extracurriculari”, specifica Filippini, “ma di periodi di formazione obbligatoria previsti per l’accesso alle professioni ordinistiche”, ovvero quelle per cui è richiesta l’iscrizione ad un albo. “Si tratta in questo caso di praticantato. Prendiamo ad esempio una persona che vuole intraprendere la professione di consulente del lavoro: avrà l’obbligo di svolgere un periodo di praticantato di 18 mesi, al termine del quale si potrà iscrivere all’esame di stato per poter accedere alla professione”.

stage non retribuiti: qual è la situazione in italia
stage non retribuiti: qual è la situazione in italia  (getty images)

Gratuiti o retribuiti? Il grande dilemma

Veniamo al sodo: i tirocini gratuiti sono legali? Anche in questo caso, occorre fare una distinzione, spiega la consulente. “Il tirocinio curriculare non prevede un compenso economico obbligatorio da parte dell’azienda ospitante. Il suo scopo infatti è quello di affiancare la formazione didattica prevista dalla università o dall’istituto scolastico con la formazione diretta all’interno della azienda. Tuttavia il soggetto ospitante può riconoscere un’indennità al tirocinante, che dovrà essere riportata nel progetto formativo individuale”. Nel caso di tirocinio extracurriculare invece è prevista una retribuzione: “Sì, in questo caso è obbligatorio il riconoscimento di una indennità di partecipazione che non può essere inferiore a 300 euro lordi mensili (a fronte di una partecipazione minima del 70% sull’orario pieno). Ogni regione però stabilisce l’importo minimo di indennità di partecipazione da riconoscere al tirocinante: ad esempio la Regione Veneto ha previsto un importo minimo pari a 450 euro mensili”, riducibili a 350 euro qualora si preveda la corresponsione di buoni pasto o l’erogazione del servizio mensa. 

Insomma, nel caso del tirocinio extracurriculare il compenso c’è, ma è decisamente ridotto. Come capire dunque se vale la pena investire tempo nel caso non ci sia alcun obbligo professionale? “Per capire se vale la pena investire il proprio tempo in un progetto formativo come il tirocinio extracurricolare si possono considerare diversi fattori”, suggerisce Filippini. Potremmo iniziare “Verificando se il tirocinio è allineato con gli obiettivi che ci siamo prefissato a livello di carriera; per farlo dobbiamo valutare gli obiettivi previsti all’interno del piano formativo individuale”. Questo piano formativo permette di acquisire competenze e conoscenze che possono essere di aiuto per il nostro futuro professionale? Potrebbe essere una opportunità di crescita preziosa da investire un domani? Sono domande che occorre porsi prima di accettare una simile posizione. Inoltre occorre “Prendere in considerazione le competenze che si acquisiranno al termine del periodo di formazione. Il tirocinio dovrebbe infatti permettere di imparare e crescere professionalmente, arricchendo il proprio bagaglio di formazione da poter investire in un lavoro futuro”.

Un altro aspetto da tenere in considerazione quando valutiamo una posizione da tirocinante è se questo ruolo ci darà opportunità di fare networking: “L’azienda ospitante potrebbe dare l’opportunità di entrare in contatto con professionisti del settore e offrire un ambiente dove instaurare connessioni importanti, che potrebbero tradursi in future opportunità lavorative”. Infine, il quesito forse più dirimente: ci sono prospettive di assunzione?

Tirocinio o lavoro subordinato?

Mentre la Commissione Europea è chiamata a legiferare per regolamentare gli stage non retribuiti e limitare la possibilità di abusare di questo tipo di rapporto da parte delle aziende, possiamo fare attenzione ad alcuni aspetti per capire se quello che ci viene prospettata è una posizione di lavoro subordinata cammuffata da tirocinio. “Il tirocinio extracurricolare prevede una serie di condizioni specifiche per la sua attivazione che definiscono il rapporto tra l’azienda ospitante e il tirocinante. Il tirocinio, come abbiamo visto in precedenza, non è un rapporto di lavoro subordinato, ma consiste in una opportunità di formazione dettate da specifiche linee guida a livello regionale”.

Le caratteristiche principali di un effettivo tirocinio sono date dalla presenza di “Una convenzione stipulata tra soggetti promotori e ospitanti, predisposta sulla base di modelli definiti dalle Regioni e Province Autonome. Non devono mancare un piano formativo individuale e un progetto formativo. Inoltre, è richiesta la presenza di un tutor per l’affiancamento al tirocinante sul luogo di lavoro. E infine, occorre garantire le tutele sulla sicurezza e l’assicurazione contro gli infortuni e la responsabilità civile verso terzi. Il tutto deve essere predisposto per iscritto in modo dettagliato e comunicato agli enti”, sottolinea Filippini. “Per capire se un tirocinio nasconde una posizione subordinata si deve far attenzione a determinati aspetti”, suggerisce la consulente. “Ad esempio: la presenza di attività ripetitive e ordinarie che non implicano un particolare apprendimento; la mancanza di un tutor; la mancanza di formazione; la mancanza di un progetto formativo; l’assenza di scambio di conoscenze e competenze; l’obbligo di disponibilità senza una compensazione economica”. “Questi sono solo alcuni esempi”, conclude l’esperta. “Ricordo che è sempre molto importante leggere attentamente il contratto per verificare della correttezza del tirocinio, la sua durata e le condizioni previste”.