Se ti fanno sentire sempre in torto (anche quando hai ragione): il gaslighting al lavoro
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Circa un anno fa fece il giro del web la storia di una donna che ha chiesto il divorzio dal marito perché lui, per anni, aveva stretto i coperchi dei barattoli di cibo al punto da non permetterle mai di aprirli da sola. L’uomo andava sistematicamente a stringere con forza i coperchi di tutti i contenitori che erano in frigorifero, ma poi negava di farlo di proposito. La donna si sfogò su Reddit, dove scrisse che si sentiva sull’orlo della pazzia, raccontò della frustrazione di non poter mai aprire un barattolo quando era sola, dei dubbi che insorgevano nella sua mente (“Sono io debole? Ho qualche problema?”) e dello stato confusionale in cui la mandava l’idea di voler divorziare “solo” per dei coperchi troppo stretti.
Riconoscere il gaslighting sul lavoro
Innanzitutto, che cos'è il gaslighting?
"Il gaslighting è una forma di manipolazione psicologica il cui tratto distintivo è il tentativo sistematico di far dubitare qualcuno della propria percezione, memoria o lucidità, per ottenere controllo o disinnescare il suo senso critico (così la definisce l'American Psychological Association). In sintesi è una tecnica manipolativa basata su potere, controllo e negazione della realtà".
Come lo si riconosce in un contesto professionale?
"Il gaslighting può essere messo in atto da chiunque in posizione di potere o influenza, anche inconsapevolmente. Può manifestarsi in qualunque relazione dove esiste uno squilibrio di potere.
Sul lavoro non è facile da riconoscere. Si presenta con dinamiche sottili: ti fanno credere di aver detto o fatto qualcosa che non ricordi, mettono in discussione la tua competenza in modo ambiguo ('Sei sicura di averlo fatto? A me risulta il contrario…' o 'Non credo che tu abbia capito il senso'), minimizzano sistematicamente le tue emozioni ('Ti offendi sempre, stai esagerando' o “Non succede niente, te la prendi troppo'), oppure ti isolano o ti fanno sembrare instabile emotivamente o psicologicamente davanti ad altri. A volte sono comportamenti episodici, altre volte diventano un vero e proprio schema relazionale ripetuto.
Nel contesto lavorativo esistono a volte vere e proprie microviolenze che si nutrono del non detto e dell’ambiguità: una mail in copia solo ad alcuni, un’esclusione sistematica da decisioni importanti, commenti sminuenti mascherati da ironia ('Dai, stavo scherzando… te la prendi sempre così tanto?'). Quando questo insieme di gesti comincia a minare la fiducia nella propria percezione e nel proprio valore professionale, siamo nel territorio del gaslighting".
Può avere a che fare con dinamiche di genere?
"Non è un comportamento esclusivo degli uomini verso le donne, anche se storicamente e culturalmente molti casi noti – soprattutto in ambito relazionale o domestico – si sono verificati con questa dinamica. Tuttavia può inserirsi in dinamiche di potere più ampie e in questi casi il genere può giocare un ruolo: ad esempio nelle organizzazioni fortemente gerarchiche o patriarcali le donne possono essere più esposte a queste forme di abuso, anche a causa di stereotipi che mettono in dubbio la loro razionalità o affidabilità emotiva".
I segnali
C’è differenza col mobbing?
"Può essere simile al mobbing simili perché entrambi causano disagio psicologico e si verificano spesso sul lavoro, ma si tratta di fenomeni distinti, con caratteristiche specifiche.
Mentre il gaslighting ha come scopo quello di indebolire l’autostima e il senso di realtà dell’altra persona per acquisire o mantenere potere e controllo, il mobbing è un comportamento sistematico e continuativo di vessazione (psicologica, sociale, organizzativa) verso un lavoratore con lo scopo o l’effetto di isolarlo, umiliarlo o spingerlo ad andarsene. È più organizzato, frequente e sistematico rispetto al gaslighting, e spesso coinvolge oltre al mobber più attori (co-mobber)".
Quali segnali dovrebbero farci scattare un campanello d’allarme?
"Il campanello d’allarme suona quando ci si accorge di sentirsi insicuri, confusi, come se non si riuscisse più a fidarsi del proprio giudizio. Si inizia a dubitare delle proprie capacità, a sentirsi 'troppo sensibili', si evita di esprimere opinioni per paura di essere fraintesi o sminuiti. Un altro indizio è la tendenza a giustificare sempre l'altra persona ('Forse ho capito male'), anche davanti a comportamenti che ci sembrano palesemente inaccettabili.
Infine un indizio da non sottovalutare è la sensazione di sentirsi sempre più come se si fosse da soli su un'isola, senza nessuno con cui parlare o da cui ricevere supporto o a cui chiedere aiuto (lo dice anche l'Harvard Business Review)".
Quali conseguenze psicologiche può avere il gaslighting su chi lo subisce, anche a lungo termine?
"A livello psicologico può generare ansia, calo dell’autostima, insicurezza cronica, fino a veri e propri sintomi da stress o depressione. Può erodere la fiducia nelle proprie percezioni, rendendo difficile anche chiedere aiuto o riconoscere il problema".
Imparare a tutelarsi
Cosa può fare una persona che si accorge di essere vittima di questo tipo di manipolazione?
"Il primo passo è dare un nome a ciò che si sta vivendo. Poi può essere utile parlarne con il responsabile delle risorse umane aziendale, ove presente, o con qualcuno di esterno al contesto come uno psicologo del lavoro che possa aiutare a fare chiarezza. Anche il confronto con colleghi fidati può servire a verificare se si tratta di una percezione isolata o di sensazioni condivise.
In certe situazioni può diventare necessario documentare episodi critici, salvare mail, prendere appunti, fissare i contenuti di scambi comunicativi per iscritto".
Ci può dare dei suggerimenti su come comportarsi?
"È importante fissare confini: rispondere con fermezza, evitare di giustificarsi continuamente, ricordare che non si è obbligati a spiegare tutto. Se la dinamica coinvolge un superiore o mina la propria salute, può essere utile confrontarsi anche con le figure preposte alla valutazione dello stress lavorativo in azienda, come il medico del lavoro, il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) o i servizi territoriali che si occupano di benessere organizzativo o tutela lavorativa.
E se ci accorgiamo che qualcosa non va con un nostro collega è possibile parlarne, per capire se intervenire e come nella dinamica che si sta osservando (ad esempio con proposte come 'Penso che anche lei dovrebbe essere invitata a quel viaggio con noi' o 'Dovrebbe essere invitata a presentare il progetto che ha elaborato per noi')".
C’è un modo per 'immunizzarsi' dal gaslighting? Come possiamo rafforzare la nostra fiducia e capacità di difesa emotiva?
"Non possiamo immunizzarci del tutto dalle manipolazioni, ma possiamo rafforzare la nostra capacità di riconoscerle. Lavorare sull’autostima, allenare il senso critico e circondarsi di relazioni sane (anche fuori dal luogo di lavoro) aiuta a sviluppare un 'sistema di allerta' interno. Quando si è radicati nel proprio valore, si diventa meno vulnerabili a chi cerca di minarlo, riconoscendo la dinamica e lasciando scivolare ciò che viene detto o chiedendo aiuto e supporto per gestire la relazione.
Il gaslighting ci ricorda quanto le parole, i silenzi e le ambiguità possano ferire. Ma anche che la consapevolezza, la rete e il supporto giusto possono essere strumenti potenti per non restare soli, e per difendere la propria integrità".
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