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Genitori e insegnanti: amici o nemici?

Genitori e insegnanti: amici o nemici?
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Un tempo genitori e insegnanti erano molto allineati sull’educazione dei giovani. Soprattutto, gli insegnanti erano presi sul serio dai loro studenti e rispettati dai genitori. Ora in Italia si verificano in media cinque episodi di violenza al mese nei confronti di docenti e personale scolastico e in quasi la metà dei casi sono coinvolti i genitori: dalle manifestazioni in Corea del Sud dopo il suidicio di una docente alla proposta di legge italiana per rendere più severe le pene, perché il rapporto tra genitori e insegnanti non funziona più?
di Chiara Ugolini

“Ho preso poche note durante il periodo scolastico e non per aver fatto chissà che cosa, una volta non avevo studiato e un’altra avevo risposto all’insegnante. In generale, ero una brava studentessa, ma per i miei genitori non era accettabile che mi comportassi 'male' a scuola: ‘Non ti abbiamo educato così’, mi ripetevano in quei casi”, racconta a FEM Giulia, educatrice di una scuola elementare di 29 anni.

 

Un tempo genitori e insegnanti erano molto più allineati sull’educazione dei giovani. Soprattutto, gli insegnanti erano presi sul serio dai loro studenti, erano rispettati dai genitori ed erano riconosciuti socialmente per il loro ruolo nella comunità. L'opinione del docente era presa in considerazione dai genitori, al punto tale che se il bambino veniva sgridato o punito dal maestro era molto probabile che anche una volta tornato a casa avrebbe ricevuto lo stesso trattamento dai propri genitori. La scuola era vista come un luogo in cui imparare e, soprattutto, in cui essere educati. E ora?

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“Ora i genitori tendono a volere l’esclusiva sull’educazione dei figli e quindi gli insegnanti sono visti come dei contenitori di informazioni che non sono autorizzati a esprimere giudizi sul comportamento di bambini e ragazzi: possono insegnare ai giovani italiano o matematica, ma non come ci si deve comportare”, continua la professionista.

 

La scuola, però, è il luogo in cui i giovani passano la maggior parte del tempo e da cui possono attingere non solo a conoscenze ma anche regole e principi: è la prima forma di socialità in cui bambini e ragazzi sono inseriti. Non sarebbe utile quindi avere una guida che possa condurli su come relazionarsi con se stessi e gli altri che non vada in conflitto con le figure di adulti presenti in casa?

Non si parla solo di rispetto

Secondo uno studio, un maggiore coinvolgimento dei genitori aiuta i bambini ad avere risultati migliori. Quando le scuole coltivano relazioni positive con le famiglie, e viceversa, gli studenti hanno comportamenti migliori, ottengono voti migliori, dimostrano migliori abilità sociali e si adattano meglio alla scuola.

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Questo coinvolgimento però deve avere dei limiti. Lo ha dimostrato il recente caso in Corea del Sud, dove per settimane migliaia di insegnanti hanno protestato in seguito al suicidio di una giovane docente di 23 anni, trovata morta a luglio nella sua aula da alcuni colleghi. Il caso, infatti, ha messo in luce un’insofferenza generale vissuta degli insegnanti nel Paese: molti hanno denunciato di ricevere spesso vessazioni e minacce da parte di genitori insistenti e prepotenti che li chiamano a ogni ora del giorno, anche nei fine settimana, con lamentele continue. Questa condizione è stata sopportata in silenzio per molto tempo sia per una questione culturale che per il fatto che dal 2014 in Corea del Sud è entrata in vigore una legge che prevede la sospensione automatica degli insegnanti accusati di abusi sui minori, ma nel concetto di abuso rientrano anche i rimproveri o gli interventi per separare i bambini che litigano. Un insegnante è stato denunciato per “abuso emotivo” dopo aver tolto gli adesivi di ricompensa a un ragazzo che aveva ferito un compagno di classe con le forbici. Un altro è stato costretto dalla scuola a scusarsi ufficialmente, dopo che aveva chiesto a un alunno che stava disturbando la lezione di prendersi cinque minuti per raccogliere i propri pensieri in bagno o per aver riportato ai genitori che il figlio aveva fatto a botte. Molti poi hanno raccontato di non sentirsi sicuri quando insegnano in classe o di essersi dovuti assentare per malattia a causa di depressione o attacchi di panico scatenati dalla relazione stressante con i genitori.

E in Italia?

Anche nel nostro Paese la situazione non è migliore e il personale scolastico è spesso vittima di intimidazioni e aggressioni, sia fisiche che verbali, da parte dei genitori e degli studenti stessi. Come riportato dal ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara, da settembre 2022 a maggio 2023 gli episodi di violenza nei confronti di docenti e personale scolastico sono stati cinque al mese e in quasi la metà dei casi erano coinvolti i genitori. Per Valditara, i numeri delle aggressioni sono ormai "un bollettino di guerra" e anche con l'inizio del nuovo anno scolastico la situazione non è cambiata: solo poche settimane fa un insegnate di Cosenza è finito in pronto soccorso dopo essere stato aggredito da entrambi i genitori di un alunno. Per tutelare maggiormente il personale scolastico, di recente la Camera ha approvato una proposta di legge che punta a rendere più severe le pene per i genitori e gli alunni, dai 14 anni in su, che aggrediscono un insegnante a scuola. Ma essere più severi di fronte a un'aggressione potrebbe davvero essere la soluzione in grado di risolvere le difficoltà di relazione che ci sono tra genitori e insegnanti?

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Secondo un sondaggio Ipsos del 2022, un insegnante su tre non è per nulla soddisfatto, o lo è poco, del suo rapporto con i genitori dei propri alunni: per il 70% dei docenti uno degli aspetti più critici della professione sono le continue interferenze delle famiglie sempre pronte a sindacare sulle scelte dei professori. Ma non solo: nove insegnanti su dieci ritengono che i genitori siano troppo indulgenti con i propri figli e uno su due che siano assenti. D'altra parte, tre genitori su quattro accusano i docenti di essere poco presenti e un genitore su quattro li giudica troppo severi con i propri figli.

Serve un'allenza

Il ruolo del docente si dimostra così sempre più impegnativo, di fronte a genitori spesso aggressivi e che non accettato che i propri figli siano ripresi sul comportamento o che mettono in discussione i voti assegnati; studenti poco attenti e interessati a rispettare le regole, al punto tale da arrivare a infastidire i propri professori con scherzi e atteggiamenti da bulli; e una carriera che sta diventando sempre più precaria. "Se un tempo il docente aveva quasi più potere del genitore, ora è spesso un burattino nelle mani di genitori e ragazzini", sottolinea Giulia. 

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Con il fine di salvaguardare l'educazione dei più giovani, però, sarebbe fondamentale trovare un nuovo punto di incontro tra genitori e insegnanti e lavorare, oltre su quanto essere severi di fronti alla violenza, anche sul ripristinare un rispetto che non deve essere dovuto solo perché l'insegnante è una professione superiore alle altre, ma perché viene esercitata da una persona, che non può essere giudicata per il proprio lavoro attraverso la forza.