Donne in campo: l’agricoltura al femminile coltiva il futuro
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Stretta tra crisi climatiche, scarsità di risorse e necessità di garantire cibo sano e sufficiente per tutti, l’agricoltura contemporanea è chiamata a cambiare rotta, a rinnovarsi, ad accogliere nuove sfide. C’è un modello che si sta facendo spazio e sta ottenendo ottimi risultati: è un’agricoltura che parla al territorio, che guarda al futuro e che sceglie la sostenibilità non come etichetta di tendenza, ma come scelta quotidiana. Spesso, a guidarla, sono le donne, protagoniste di un modo di coltivare attento, connesso con le comunità e incline all’innovazione, anche a partire da contesti piccoli o marginali. In occasione della Giornata internazionale delle donne rurali, che ricorre il 15 ottobre, accendiamo i riflettori su una realtà spesso ai margini del discorso pubblico, ma sempre più centrale per costruire un’agricoltura nuova, resiliente e giusta.
Panoramica dell’agricoltura al femminile
Negli ultimi anni, sempre più donne, spesso anche molto giovani, hanno scelto di tornare alla terra. Alcune recuperano aziende di famiglia, altre iniziano da zero, spinte dal desiderio di un lavoro più autentico, in contatto con la natura e lontano dalle logiche dell'iper-connessione a cui ci ha abituato il digitale. Spesso portano avanti modelli sostenibili, integrano coltivazione e trasformazione, puntano su filiere corte, qualità e comunità. Secondo i dati più recenti di Confagricoltura, in Italia circa un’azienda agricola su tre è condotta da donne, una presenza significativa che si traduce in quasi 200.000 imprese al femminile distribuite su tutto il territorio nazionale - in alcune regioni del Sud (Sicilia, Puglia e Campania) la loro incidenza è particolarmente rilevante. Anche se queste imprese non sono ancora la maggioranza, il loro contributo alla produzione è tutt’altro che marginale: le aziende agricole condotte da donne generano circa il 17,5% della produzione agricola italiana. Ma più che nei numeri, la differenza sta nei modelli di gestione, nelle scelte quotidiane, nell’approccio alla terra.
Esistono infatti numerosi studi che attestano come le imprese agricole guidate da donne mostrino spesso una maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale e sociale. Tra i più recenti, uno studio ungherese del 2025 intitolato Gender-based differences in eco-efficient farming, che ha messo nero su bianco ciò che molte esperienze sul campo già raccontano: le imprese agricole guidate da donne tendono ad avere una maggiore eco-efficienza. Questo significa un uso più attento e responsabile delle risorse naturali (suolo, acqua, energia), una maggiore sensibilità verso le pratiche di coltivazione a basso impatto e una spinta più forte verso l’agricoltura biologica o integrata.
Ma la sostenibilità, in queste aziende, non è solo ambientale. Molte imprenditrici costruiscono modelli aziendali orientati alla multifunzionalità: agriturismo, vendita diretta, fattorie didattiche, attività educative e ricreative, laboratori con le scuole. Sono imprese capaci di parlare ai territori, di coinvolgere le comunità locali, di trasformarsi in presìdi culturali oltre che produttivi. Secondo i dati raccolti da Coldiretti e Confagricoltura, in molte realtà italiane le aziende agricole femminili assumono anche un ruolo sociale: promuovono la conoscenza dell’ambiente e della biodiversità locale, offrono occasioni di formazione e inclusione, ospitano progetti dedicati ai soggetti più fragili. È un modo di fare agricoltura che va oltre il prodotto, che crea valore relazionale e culturale.
Ma l’agricoltura al femminile non riguarda solo le imprenditrici: nel mondo rurale le donne sono spesso le principali lavoratrici della terra, impegnate quotidianamente nei campi e nella gestione delle coltivazioni. Il loro contributo diretto alla produzione agricola è fondamentale: secondo la FAO, le donne rappresentano circa il 38% della forza lavoro agricola mondiale, con percentuali anche più elevate in alcune regioni, e sono responsabili di oltre il 50% della produzione alimentare globale. Allo stesso tempo, queste donne sono custodi di conoscenze antiche e pratiche sostenibili, impegnate a tramandare saperi legati alla cura del territorio, alla biodiversità e all’uso responsabile delle risorse naturali. Questo patrimonio di tradizioni e competenze contribuisce a mantenere vive le comunità rurali e rappresenta una risorsa preziosa per costruire un’agricoltura più consapevole e rispettosa dell’ambiente.
Dai campi alla funzione sociale (ignorata)
In molte aziende condotte da donne si osservano alcune caratteristiche ricorrenti: attenzione al lungo periodo, alla cura del suolo, alla salute degli ecosistemi; risparmio delle risorse idriche ed energetiche; uso di input naturali o biologici; valorizzazione della filiera corta e della trasformazione locale. Ma soprattutto, in queste realtà emerge una forte attenzione al benessere delle persone, sia di chi lavora, sia delle famiglie che ruotano intorno all’impresa. Eppure, nonostante il ruolo fondamentale che svolgono, le loro voci spesso non vengono ascoltate. Le donne nelle comunità rurali, così come le imprenditrici agricole, si trovano ad affrontare ancora oggi numerosi ostacoli strutturali. Per loro, l’accesso al credito è più complicato rispetto ai colleghi uomini, molte aziende femminili sono di dimensioni più ridotte, con risorse finanziarie inferiori e meno accesso a reti di supporto tecnico e commerciale. A questo si aggiungono barriere culturali come stereotipi di genere, scarsa rappresentanza nelle organizzazioni di categoria e difficoltà a vedersi riconosciuto pienamente il proprio ruolo.
Secondo un report pubblicato dal governo scozzese, Women in farming and the agriculture sector, molte donne che lavorano nel settore agricolo riferiscono una sensazione di esclusione o discriminazione nei contesti decisionali. In Italia, pur con sfumature diverse, il problema è simile: le donne sono ancora poco presenti nei luoghi dove si prendono le decisioni che contano. Nonostante tutto, sono proprio queste imprese a proporre modelli innovativi, capaci di coniugare produzione, sostenibilità e impatto sociale. L’agricoltura contemporanea sta affrontando sfide complesse: crisi climatica, instabilità dei mercati, spopolamento delle aree rurali, trasformazioni tecnologiche. In questo scenario, le imprese agricole femminili rappresentano una risorsa strategica, offrono una leadership diversa, capace di tenere insieme qualità produttiva, innovazione e impatto sociale.
Come sottolineano i ricercatori del sopra-citato studio ungherese, le aziende agricole femminili possono essere una leva importante per accelerare la transizione ecologica, perché sono più eco-efficienti rispetto a quelle guidate da uomini, e riescono a produrre di più usando meno risorse (acqua, suolo, energia). Gli autori della ricerca sottolineano quindi la necessità di creare politiche e strumenti per sostenere le donne in agricoltura, così da valorizzare il loro importante contributo. Perché questo potenziale si esprima pienamente, serve che queste realtà vengano sostenute, riconosciute e messe nelle condizioni di crescere.
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