Come si fa a fare il capo?
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Io non ho una bacchetta magica, vorrei averla, ma non ce l’ho ancora. So che serve lavorare con costanza – e insistendo – su condivisione e buon esempio, il miglior modo per ispirare le persone.
Se vuoi che il tuo team sia propositivo, devi esserlo anche tu.
Questo discorso vale per tutto, dappertutto: è come la questione dei bambini che non mangiano le verdure perché di solito a tavola nessun altro le mangia.
E, per non far annoiare nessuno, è utile aiutare chi lavora con te a cambiare punti di vista, desideri e idee, quando non devi cambiarli tu. Ma soprattutto serve coltivare la curiosità. E circondarsi di chi lo fa.
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Un tempo c’era il capo, solo il capo. Gerarchicamente in cima. Poi sono arrivati i director, gli executive, i manager: a tutti e tutte è richiesto di essere team leader. Non è vero – come dico sempre – che si diventa pessimi capi se abbiamo avuto solo brutti esempi. Da quelli si impara a non esserlo, se si vuole. Non basta resistere, conta anche imparare a dare il meglio di sé. Migliorare le proprie capacità. Come? Facendo di più. Non solo nel proprio lavoro: essere una guida, un buon capo, è un altro mestiere.
Il primo passo è condividere. Abituati come siamo a condividere ogni cosa, possibile che sia ancora così difficile condividere anche l’andamento dei progetti su cui stiamo lavorando? Dicevamo che il mondo è cambiato e sta ancora cambiando, ma siamo abituati a fare quello che va fatto. In quei tempi lì. Senza far troppe domande. Però, così non va più bene.
Alla fine: la leadership non ha nulla a che fare col ruolo che si ricopre. La gente non ti ascolta solo perché sei il capo e deve ascoltarti. Ma per fortuna tutto si impara.
Io ho imparato che non basta raccontare un progetto: le persone vanno coinvolte di più. Più che si può, soprattutto all’inizio. Come i risultati che non parlano da soli, ma vanno messi in ordine, in breve, e mostrati. In riunioni convocate apposta. Anche quando nessuno vorrebbe farle, quelle riunioni. Fare il capo è faticoso, certo.
L’esempio, poi l’iniziativa. E alla base, ovviamente, la competenza.
Essere un buon capo richiede pratica, adattamento e continua crescita.
E poi costruisci relazioni positive.
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