Quel collega alle feste aziendali: come sopravvivere al Natale in ufficio
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Se anche quest’anno all’orizzonte si profila la festa aziendale, con i suoi risvolti a volte divertenti, altre volte tragicomici, imbarazzanti, riusciti o clamorosamente falliti, tanto vale arrivarci preparate. Perché questi appuntamenti non sono mai solo occasioni conviviali, sono microcosmi sociali in cui ruoli, confini e personalità tendono a sfaldarsi, soprattutto dopo il secondo bicchiere. È qui che entrano in scena le varie tipologie di collega ‘problematico’: quello che beve più del dovuto, quello che perde improvvisamente il senso della misura, quello che ti prende in ostaggio con un monologo infinito, quello che confonde il clima informale con una confidenza non richiesta. Nulla di penalmente rilevante, ma abbastanza da rovinare la serata. La situazione è complessa: non vuoi rovinare rapporti, non vuoi risultare antipatica, e la posta in gioco aumenta se il collega problematico è un tuo superiore. Per questo, più che spirito natalizio, serve una buona dose di strategia: imparare a riconoscere i segnali, proteggere i propri confini e uscire indenni, possibilmente con i rapporti professionali intatti (e anche la dignità).
Il chiacchierone
È quello che sembra non percepire il concetto di scambio: parla, parla ancora e parla sempre, trasformando ogni conversazione in un monologo su vacanze, ufficio, sport o aneddoti marginali. Come gestirlo: evita lo scontro diretto. Funzionano le micro-strategie: domande brevi che coinvolgono altre persone, cambi di argomento neutri o pause studiate che permettono l’ingresso di nuovi interlocutori. Anche il movimento fisico, come spostarsi verso il buffet, salutare qualcuno a distanza, è un alleato prezioso. Non devi ascoltare tutto fino in fondo per educazione.
L’ubriacone
Durante l’anno è innocuo, alla festa diventa incontenibile. Beve più del dovuto, perde il senso della misura e amplifica tratti già presenti: confidenze eccessive, entusiasmo fuori scala, battute che sarebbe stato meglio trattenere. Come gestirlo: la distanza è la chiave. Non diventare il pubblico principale del suo show riduce drasticamente il rischio di imbarazzo. Se ti coinvolge, risposte brevi e neutre aiutano a non alimentare l’interazione. Ricorda che non sei responsabile della sua serata né del suo livello di alcol nel bicchiere.
Il flirtoso
Approcci goffi, battute a doppio senso, complimenti fuori contesto che si collocano in quella zona grigia tra tentativo di seduzione e scarso appeal. Non parliamo di molestie ovviamente, ma del collega che alle feste ci prova, convinto che il clima natalizio possa far abbassare la guardia. Come gestirlo: chiarezza, senza drammatizzare. Sorriso educato ma poco partecipativo, risposte concise e il rifiuto di stare al gioco inviano un messaggio chiaro. L’ironia può aiutare a riportare la conversazione su un piano neutro. E se l’approccio continua, spostarsi o cambiare gruppo è perfettamente legittimo.
Il polemico
A un certo punto decide che la festa aziendale è il luogo ideale per discutere di politica, temi sociali o questioni divisive. Un po’ come al cenone di Natale con i parenti, quando ‘quello zio’ inizia a blaterare di politica internazionale, gender, vaccini. Come gestirlo: Non tutti gli argomenti meritano la stessa attenzione: su alcuni, puoi lasciar correre perché la festa non è il contesto adatto. Su altri, invece non è possibile (e nemmeno giusto) restare in silenzio: il consiglio è affrontare la situazione senza perdere la calma. Non sarà facile, specialmente se certe cause ti toccano personalmente, ma scegli le parole con attenzione, mantieni tono pacato. Se vuoi gettarti nella mischia, fallo consapevolmente, cercando sempre di uscire dalla conversazione con dignità e senza trasformare la serata in un dibattito acceso.
Il superiore che dimentica di esserlo
Complice l’atmosfera informale, decide di ‘scendere dal piedistallo’: confidenze personali, battute disinvolte, racconti che normalmente non troverebbero spazio in ufficio. Il problema non è la convivialità, ma l’asimmetria che resta anche quando sembra sospesa. Come gestirlo: cortesia sì, confidenza controllata. Ascoltalo, lascialo parlare (deciderà lui o lei quale è il limite) ma in risposta evita di sbilanciarti troppo, soprattutto su temi personali o lavorativi delicati. Mantenere un registro leggermente più formale è una forma di tutela, non di freddezza.
L’iper-performativo
È sempre ‘on’: brillante, simpatico, impeccabile. Vive la festa come un palcoscenico relazionale dove tutto è networking. Ride forte, stringe mani, sa sempre cosa dire e a chi dirlo. Non disturba, ma stanca. Come gestirlo: abbassare il ritmo. Non c’è obbligo di stare al suo passo né di trasformare ogni scambio in una micro-performance. Conversazioni brevi, toni semplici e la scelta consapevole di non competere sono strategie sane.
Il lamentoso seriale
Trasforma ogni brindisi in una seduta di sfogo: stipendi, carichi di lavoro, decisioni del management, mail notturne. Anche quando la festa dovrebbe alleggerire, lui riporta tutto al malessere quotidiano. Come gestirlo: riconoscere senza alimentare. Un cenno di comprensione può bastare, ma senza entrare nel vortice del rilancio continuo. Cambiare argomento o spostarsi è legittimo: la festa non è il luogo per risolvere problemi strutturali, né per caricarsi di frustrazioni altrui.
Affrontare una festa aziendale significa navigare tra personalità, eccessi e sorprese impreviste; a volte basta un sorriso, un passo indietro o uno sguardo ben direzionato per uscire da una situazione potenzialmente imbarazzante. Alla fine, tra brindisi e conversazioni improbabili, l’unico bilancio che conta davvero è tornare a casa con qualche aneddoto divertente da raccontare.
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