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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Non parliamo di magrezza come prima, ma più di prima: non è un caso, sta succedendo qualcosa

Non parliamo di magrezza come prima, ma più di prima: non è un caso, sta succedendo qualcosa
(getty)

Attorno a noi si vedono solo fotografie di persone magrissime, in un'estetica skinny da club berlinese opprimente eppure affasciante. Tutti e tutte sembrano rispondere mettendosi a dieta. Un caso? Assolutamente no. 

di Eugenia Nicolosi

I social non sono più un riflesso della società: i social sono la società. Tutto, o quasi, nasce, cresce e svanisce senza mai uscire dai social. Con tante grazie alla salute mentale di chi non sa più come occupare lo spazio reale. E sui social è tornata la magrezza. L'estetica super skinny, che fa tanto club berlinese, è di nuovo tra noi. 

O forse dovremmo chederci se sia davvero mai andata via, perché pare di no. Anzi: se prima era uno strumento di controllo riservato alle donne, oggi sotto scacco ci sono tutte le identità.

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L'estetica della magrezza che torna come un boomerang

C’è qualcosa di profondamente politico nell’ossessione per la magrezza. E questo al netto delle patine di “benessere” e “salute” con cui vengono regolarmente confezionati i rimbrotti rivolti alle persone grasse. La magrezza è storicamente – e ovviamente ancora oggi – un dispositivo di controllo. Non è una moda, ma una strategia. Una forma sofisticata e pervasiva con cui la società continua a esercitare dominio sul corpo e sulla mente delle persone (soprattutto delle donne) spacciando l’auto-restrizione per virtù, l’ossessione per disciplina, la devozione a canoni estetici impossibili per stile di vita sano.

Non è un caso che, dopo anni di tentativi (evidentemente mai riusciti) di allargare gli orizzonti della rappresentazione corporea, la società occidentale stia vivendo un ennesimo e sfiancante revival dell'estetica skinny. Eccola qua, camuffata da trend su TikTok, capsule estetiche anni Duemila, e terapie farmacologiche come l’Ozempic. Eccola sbucare dalla bocca del nostro amico, della nostra amica, nostra: "devo dimagrire", "sono in no carb". Ma perché? Non è possibile che tutti e tutte sentano improvvisamente e contemporaneamente l'esigenza di dimagrire: c'è qualcosa che non va.

Eccola la vera arma di distrazione di massa

Quando qualcosa non torna occorre seguire la "pista dei soldi": "Follow the money", diceva Giovanni Falcone. In questo senso, occorre chiedersi a chi giova l'ossessione diffusa per la magrezza. Non certo alle persone. Semmai all'industria della dieta e a quella della bellezza. Ma lungi dall’essere una questione individuale, estetica o economica o ancora di “forza di volontà”, la pressione verso la magrezza rappresenta un ritorno, feroce, di quel sistema che - come teorizzavano le femministe già decenni fa - vuole le donne piccole, affamate, stanche, distratte, impegnate a consumarsi piuttosto che a costruirsi. Lo scriveva Mary Wollstonecraft già nel 1792 in A Vindication of the Rights of Woman, alle donne viene insegnato fin dall'infanzia che la bellezza è il loro scettro del potere. Così vagando nella loro gabbia dorata, cercano solo di adornarsi la prigione.

Oggi sappiamo che le bambine iniziano a preoccuparsi del proprio peso attorno ai sei anni con il 40-60 per cento delle under 12 che dichiarano di temere di essere “troppo grasse”.  Una cultura che convince le donne – già da bambine – che il loro valore risiede in una taglia, non è una cultura disattenta: è una cultura strategica. E dal momento che abbiamo abbondantemente dimostrato che funziona, quella strategia è stata ora applicata a tutte le persone: non c'è genere, classe sociale, istruzione, colore. Tutti vogliono essere magri, magrissimi.

La magrezza di tutte e tutti in questo schema diventa la sbarra più sottile e resistente della prigione: accettata, ammirata, interiorizzata. Un'arma di distrazione di massa bella e buona. Il corpo, invece che essere strumento di esperienza e potere, si fa oggetto da correggere, sorvegliare, contenere. E se storicamente le società hanno utilizzato la pressione estetica come dispositivo di controllo del corpo femminile, oggi quel dispositivo viene esercitato su tutte le identità. Un cervello impegnato a pensare a dimagrire è un cervello che non ha tempo per preoccuparsi di questioni urgenti, importanti, né tantomeno per autodeterminarsi.

a ogni ondata di emancipazione segue l'ondata di controllo

Il controllo dei corpi non si esercita con armi puntate, file ordinate e assetto militare: si esercita anche con le pressioni sociali ed estetiche. E il controllo dei corpi è sempre stato un modo per controllare anche lo spirito delle persone. Non sorprende che a ogni ondata di emancipazione segua un’ondata estetica disciplinare. Non è un caso che, dopo l’introduzione della pillola anticoncezionale e la progressiva (seppur parziale) liberazione sessuale delle donne, sia arrivata la proliferazione delle diete e di programmi come Weight Watchers. E allora la domanda è perché invece di liberare le donne dalle gabbie sociali, le gabbie sociali sono state allargate così che vi rientrassero anche tutti gli altri?

Sarebbe facile infatti ridurre la questione della magrezza a una questione di genere, per quanto sia vero che - come ogni questione - l'intreccio con la già presente discriminazione di genere la rende più potente che mai. Forse non sono più solo le donne il problema da contenere.

La società risponde sottilmente alle eversioni riportando le persone all’ordine, imponendo per esempio standard irraggiungibili, qualcosa per cui consumarsi. La body positivity o la body neutrality hanno cercato di scardinare tutto questo. Ma come tutte le rivoluzioni culturali, è stata rapidamente addomesticata: Instagram ci mostra corpi "diversi" purché tonici, ben curati, esteticamente conformi a uno standard ancora profondamente normativo.

Allora occorre ragionare sul fatto che il problema della magrezza o dell'estetica skinny non è soltanto legato alla discriminazione dei corpi grassi, tema esistente e di cui parliamo spesso e volentieri. Il problema della magrezza è che la magrezza viene usata come arma di distrazione di massa, è una cospirazione, uno strumento di potere, e come tale, va riconosciuto. Forse a quel punto smetteremo di parlare ossessivamente di magrezza come mito da inseguire vita natural durante e impareremo a vivere.