La distanza social(e) e la difficoltà di conoscere persone: abbiamo scordato di abitare il tempo libero
Non conosciamo più nuove persone, non ci divertiamo nemmeno più: a salvarci resta l'idea, non proprio rivoluzionaria, di praticare le proprie passioni.
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Attorno a noi c'è una frase che pare si stia diffondendo come un mantra, però triste: "non riesco a conoscere nessuno/a di nuovo/a". E tutti e tutte facciamo spallucce, quando la risposta da dare sarebbe una sola: "Ma esci mai di casa o ti aspetti che estranei ti bussino alla porta mentre guardi Un giorno in pretura?"
E non si tratta solo di "uscire" di casa, cosa che facciamo ma sempre con le stesse persone - appunto - tra la solita palestra (per chi ci va) e il solito drink, per chi lo fa. Si tratta di dedicarsi alle proprie passioni, perché è lì che si trovano, in potenza, le persone con cui abbiamo più cose da dirci: festival, fiere del vintage, corsi di cucina, di meditazione, circoli di lettura o teatro. Insomma hobby e tempo libero di qualità, perché non esistono solo la palestra e i drink (oltre al lavoro). Ma forse lo abbiamo proprio rimosso.
i social hanno infranto vecchie promesse: siamo sempre più soli
Negli ultimi vent'anni, i social network hanno rivoluzionato il nostro modo di comunicare abbattendo le barriere fisiche e temporali, soprattutto alle persone con meno abilità di movimento, che una volta rendevano difficile mantenere i rapporti, figuriamoci crearne di nuovi. Ma con il tempo hanno infranto le promesse di socialità, rendendoci sempre più sole e soli. In teoria viviamo nell'epoca più connessa della storia umana, in pratica stiamo assistendo a una crescente difficoltà nell'intessere nuove relazioni, di qualsiasi natura ma soprattutto quando la natura è romantica.
È vero che il digitale ha reso tutto più immediato, ma anche più superficiale e molto più vincolato alla dinamica delle bolle. Gli incontri che una volta nascevano per caso – una conversazione al bar, una battuta durante una mostra, un sorriso in fila a un concerto – oggi vengono spesso sostituiti da swipe compulsivi su app di dating o da brevi messaggi impersonali. La promessa di poter "incontrare chiunque, ovunque e in qualsiasi momento" si è tradotta in una paradossale cultura dell'isolamento: da una parte parlare con "tutti" sui social ma con quasi nessuno nella vita reale, dall'altra guardare una vetrina a scroll infinito dove ogni persona è facilmente rimpiazzabile con la successiva. A questa dinamica si aggiunge un altro effetto collaterale: la quotidianità delle relazioni vere.
lo spazio fisico del tempo libero si è svuotato, il virtuale è pieno ma inutile
Studi recenti confermano che, nonostante l'aumento delle interazioni online, i giovani adulti dichiarano di sentirsi più soli rispetto alle generazioni precedenti. Perché i social ci abituano a mostrare solo le versioni più curate di noi stesse e noi stessi, mentre le relazioni vere nascono, inevitabilmente, anche dall'imperfezione, dalla spontaneità, dall'errore, dal quotidiano. E non c'è quantità di "like" che basti a colmare il senso di solitudine, quando si prova.
Eppure, uno spazio di possibilità esiste ancora e no, non lo troveremo nei feed algoritmici o nei suggerimenti di "amicizia consigliata", ma nei luoghi fisici in cui le persone si raccolgono, si incontrano e si confrontano per condividere interessi e passioni. Gli hobby non sono solo l'unicinetto o la pittura e fare puzzle, non sono insomma soltanto un rifugio personale: sono anche uno dei modi più potenti per spingersi fuori di casa e incontrare persone con cui si è allineate e allineati e quindi, ovvio, con cui è facile creare connessioni autentiche.
Coltivare un hobby non migliora solo il nostro benessere – come confermato da numerose ricerche sulla psicologia positiva – ma ci mette naturalmente in contatto con chi condivide i nostri interessi, forse anche i nostri valori e il nostro modo di guardare il mondo.
festival, corsi di cucina, laboratori di scrittura
Non servono grandi strategie o incontri forzati: spesso basta lasciarsi guidare dalla curiosità, dai propri interessi veri, non quelli che spacciamo per tali sui social. I luoghi migliori per conoscere nuove persone, senza pressioni, sono quelli dove le passioni autentiche si intrecciano naturalmente. Pensiamo, ad esempio, a posti come i festival di musica, le fiere del vinile, di vecchi libri o ai mercatini vintage: vere e proprie miniere d'oro per chi ama la musica d'autore, il collezionismo o semplicemente il fascino un po' nostalgico delle atmosfere retrò. È facile ritrovarsi a chiacchierare davanti a una bancarella, scoprendo magari di condividere lo stesso amore per un disco raro o una band dimenticata.
Oppure si può puntare sulla convivialità dei corsi di cucina, tradizionale o internazionale o, per chi ama la fotografia e preferisce prendersi il tempo di osservare, i workshop di fotografia analogica offrono un ritmo lento che invita alla conversazione vera: niente foto scattate e archiviate in fretta, ma pellicole da sviluppare, immagini da raccontare. E per chi ama immergersi nelle storie degli altri e condividere le proprie, i club e i laboratori di lettura o di scrittura sono perfetti. Discutere di un romanzo, confrontare punti di vista, scoprire nuove idee è un modo potente per verificare affinità. Infine, per chi ha voglia di "sporcarsi le mani" in senso letterale, non mancano i classici laboratori di ceramica, di giardinaggio o di artigianato creativo, piccoli mondi in cui il gesto concreto – modellare, costruire, curare – diventa un linguaggio universale, capace di creare legami veri anche senza bisogno di molte parole.
Non si sa perché o quando, ma abbiamo smesso di credere che le cose accadono negli spazi fisici. Forse mentre eravamo impegnati e impegnate a raccontarci sui social abbiamo dimenticato di abitare dall'altra parte dello schermo, che nel frattempo si è svuotata. Ma possiamo tornare a riempirla.
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