E tu hai le leggings legs? Il (resistentissimo) mito della magrezza
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Il "mito della magrezza" era (ed è ancora) un concetto che si riferisce alla convinzione culturale che la magrezza sia l'ideale di bellezza e salute. Questo mito promuove l'idea che essere magri o magre sia sinonimo di successo, felicità e autostima. Può portare le persone a perseguire la perdita di peso in modo estremo, spesso attraverso pratiche non salutari come diete drastiche, digiuni, uso eccessivo di integratori o persino comportamenti alimentari disordinati. E come accade con molte, molte altre questioni, anche l'intensità e la gravità di questa è parzialmente colpa dei social e dell'uso distorto che come società siamo in grado di farne. Perché non riusciamo a uscirne?
il mito della magrezza spiegato facile
“Una cultura ossessionata dalla magrezza femminile non ha al centro la bellezza femminile ma un’ossessione per l’obbedienza femminile. La dieta, quindi, è il sedativo politico più potente nella storia delle donne: una popolazione che impazzisce nel silenzio è una popolazione docile”. Naomi Wolf è una scrittrice e attivista nota per il suo lavoro sulla politica e la cultura. Non ha affrontato specificamente il "mito della magrezza", almeno non in modo diretto, ma in diversi dei suoi libri (tra cui Il mito della bellezza) e articoli, ha affrontato questioni connesse alla società, alla cultura e all'immagine corporea femminile.
In particolare, appunto, in "The Beauty Myth" (Il mito della bellezza), pubblicato nel 1991, Wolf analizza come l'industria della bellezza e la pressione per conformarsi agli standard di bellezza irrealistici abbiano un impatto negativo sulle donne e sulla loro autostima ma anche sulle dinamiche sociali, culturali e politiche. Sebbene il focus principale del libro sia sulla bellezza in generale, anziché specificamente sulla magrezza, Wolf discute delle pressioni culturali che le donne affrontano per raggiungere un ideale estetico che di per sé è impossibile e suggerisce che questo idealismo contribuisca a mantenere le donne distratte e subordinate in altre sfere della vita. Wolf sostiene che la bellezza è "l'ultimo, migliore sistema di credenze che mantiene intatto il dominio maschile". In qualche modo ci hanno inculcato l'idea che per essere belle (cosa che dobbiamo essere, altrimenti nessuno ci amerà e rimaniamo zitelle) dobbiamo apparire in un certo modo: magre, giovani, con la pelle liscia, con il naso piccolo, i capelli setosi, ecc.
La donna media infatti di solito si sente brutta o non abbastanza bella per tutta la vita e anche non abbastanza magra per la maggior parte del tempo. Pensieri che impattano sulla sua autostima, perché ci insegnano che l'aspetto è "tutto", e la mancata autostima impatta sull'ambizione a lavoro, sull'amor proprio nella cerchia affettiva e così via.
dal thigh gap alle leggings legs: questione (sempre) di magrezza
Con "thigh gap" si intende il gap, lo spazio, visibile tra le cosce quando una persona è in piedi con i piedi uniti. Si tratta di uno spazio che si forma tra la parte interna delle cosce quando sono sufficientemente distanti da consentire alla luce di filtrare attraverso di esse. Quindi sufficientemente magre.
È stato un trend contro il quale abbiamo combattuto qualche anno fa perché sui social, sulle riviste e nei media il thigh gap è stato idealizzato come un segno di magrezza e quindi di bellezza. È diventato un obiettivo estetico per molte persone, specialmente per le donne. Anche se va notato che la presenza o l'assenza di thigh gap dipende in gran parte dalla struttura corporea individuale, compresa la larghezza del bacino e la distribuzione del grasso corporeo, e non è necessariamente indicativo di salute o forma fisica.
E oggi torna sui social il trend delle leggings legs: le cosce da leggings, stesa cosa, nome diverso. Un trend distorto che può portare a comportamenti disordinati legati all'alimentazione e all'attività fisica, nonché ovviamente a una percezione distorta del proprio corpo e in generale del concetto di magrezza come sintomatica di bellezza.
Il mondo è cambiato ma non così tanto, evidentemente
Il mondo è cambiato – un po’ – negli ultimi quindici anni, ma non abbastanza: questa resta una lettura fondamentale. Il mito della magrezza continua spesso a essere perpetuato dai media, dalla pubblicità e dalla società in generale attraverso l'idealizzazione di modelle e celebrità sostanzialmente molto magre, insieme alla promozione di prodotti dimagranti e immagini di corpi magri come simbolo di successo e desiderabilità sociale. Negli ultimi trent'anni perà non solo il concetto del mito della magrezza non si è scalfito di mezzo millimetro ma è diventato sempre più predominante nella società occidentale, specialmente con l'avvento dei media digitali e dei social media. Con Internet e i social media l'accesso a immagini ritoccate e idealizzate di corpi magri è costante e martellante: questo ha amplificato la pressione per conformarsi agli standard di bellezza irrealistici di tutte quelle celebrità e influencer che hanno un'enorme influenza rispetto a come percepiamo la nostra iimmagine corporea e sulle nostre aspettative di bellezza. Molte di loro promuovono oltretutto stili di vita e diete che spesso sono irreali (tipo Chiara Ferragni che mangia la pizza con la pizza intatta sul piatto) o estremi, quindi dannosi per il corpo.
Non va sottovalutato l'impegno dell'industria della salute e del fitness, che è esplosa a partire dagli anni Ottanta, con una proliferazione di diete, programmi di allenamento e prodotti dimagranti alimentando l'idea che il raggiungimento della magrezza sia facilmente ottenibile, basta dotarsi dei prodotti giusti e soprattutto faticare.
e allora i movimenti body positive e body neutrality?
Movimenti sociali, quindi persone che fanno attivismo rispetto all'accettazione del corpo - di qualunque corpo - stanno lavorando sodo ormai da almeno una decina d'anni cercando di sfidare il mito della magrezza e promuovere un'immagine corporea positiva e inclusiva. Accanto a loro la medicina e i media lavorano per aumentare la consapevolezza sui disturbi alimentari: negli ultimi decenni c'è stata una maggiore presa di coscienza rispetto al fatto che anoressia o bulimia sono spesso correlate al perseguimento ossessivo della magrezza. Questa consapevolezza ha portato a un maggiore spazio nella discussione pubblica e a magiori sforzi per promuovere la prevenzione e il trattamento di tali disturbi. Ma il mito della magrezza rimane diffuso.
Accade perché le donne (e gli uomini) possono trovare difficile smettere di sottostare ai diktat riguardo all'aspetto fisico restando sotto a una società che, nonostante a parole professi altro, di fatto esercita fortissime pressioni sulle persone affinché si conformino agli standard di bellezza dominanti. Queste pressioni vengono esercitate attraverso i media, la pubblicità, i social media e l'ambiente sociale in generale fino a convincere le persone che l'eventuale di conformità conduca a giudizi negativi e ostracismo sociale. Sin dall'infanzia, le persone vengono esposte a messaggi culturali che promuovono determinati ideali di bellezza e questo condizionamento può influenzare profondamente la percezione di sé e l'autostima, rendendo difficile sfidare o rifiutare questi ideali con i quali siamo cresciuti e che continuano a venirci proposti da ogni parte.
Molte persone infatti, nonostante le belle parole di attivisti e media, continuano a legare la propria autostima e fiducia nel proprio valore personale alla loro immagine corporea. Di conseguenza, cercano di conformarsi agli standard di bellezza per sentirsi accettate e apprezzate dagli altri che, come tutte e tutti noi, accusano la mancanza di modelli alternativi.
Nonostante come detto siano nati e continuino a crescere i movimenti per l'accettazione del corpo, gli ideali di bellezza e di magrezza continuano a dominare i media e la cultura popolare. La mancanza di rappresentazioni alternative può rendere difficile per le persone immaginare una bellezza al di fuori degli standard convenzionali, anche se ascoltano i bei discorsi sulla body neutrality. Naomi Wolf usa la frase "cospirazione culturale"; è difficile dire esattamente chi potrebbero essere i cospiratori. Ma poi ci ricordiamo che esistono i soldi e tutto diventa chiaro: le donne che si sentono grasse, vecchie e brutte compreranno sempre cose di cui non hanno bisogno.
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