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Aggiornato il: 2 minuti di lettura

I "veri maschi" emettono più gas (serra): nuovi studi registrano l'impatto ambientale della virilità

I veri maschi emettono più gas (serra): nuovi studi registrano l'impatto ambientale della virilità
(getty)
La derapata con l'auto sportiva e la corsa in motorino, il consumo eccessivo di carne, i prodotti che comprano: le abitudini dei maschi che cercano di essere più virili sono le più dannose. 
di Eugenia Nicolosi

Quel tizio che impenna con il motorino per farsi vedere "alpha" dalle ragazze e dai suoi amici, quell'altro che mangia solo carne perché gli ricorda il suo essere predatore: oltre a inseguire modelli di mascolinità anacronistici, sono pure dannosi e no, non solo per il quieto vivere collettivo. Anche per l'ambiente. La London School of Economics ha condotto una survey su 15mila individui per scoprire che gli uomini emettono più gas serra. Sì: principalmente a causa del maggiore consumo di carne rossa e dell'abuso della macchina.

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la survey che rivela quanto inquina fare il maschio alpha

Una ricerca recente a cura della London School of Economics ha fornito numeri che registrano come mascolinità tossica e crisi climatica siano legate: gli uomini emettono in media il 26 per cento in più di gas serra rispetto alle donne, una differenza che si riduce solo leggermente (al 18 per cento) dopo aver tenuto conto di variabili come reddito e istruzione. Le principali responsabili? La carne rossa e l’automobile, due simboli centrali nella costruzione della virilità antica, moderna e contemporanea.

Studi precedenti che sono stati invece condotti in Svezia hanno evidenziato che gli uomini spendono il 70 per cento del loro denaro in prodotti ad alta intensità di emissioni, sempre carburante e carne, mentre le donne tendono a preferire beni a basso impatto ambientale.

Questi dati non sono neutri. Non parlano solo di stili di vita, ma di modelli culturali radicati. Il consumo eccessivo di carne e l’uso dell’auto come status symbol sono da decenni narrati come espressioni della forza, del controllo, della “vera” mascolinità. È in questo contesto che si parla di mascolinità tossica: un sistema di aspettative che pressa gli uomini affinché si mostrino dominanti, invulnerabili, distanti dalla cura – del corpo, delle relazioni, dell’ambiente.

Il motore dell’inquinamento allora è praticamente l’ego maschile

L’auto, oggetto carico di valenze simboliche, non è solo un mezzo di trasporto. È rappresentazione dell’indipendenza, del potere, dell’autonomia maschile. Rinunciare "al macchinone" – scegliendo mezzi pubblici o biciclette o auto ibride – può essere percepito come un cedimento, una perdita di virilità.

Allo stesso modo, la carne – soprattutto quella rossa – è spesso proposta come “cibo da uomini”, contrapposta alla leggerezza poco virile di un’insalata o di un risotto. Questa cultura virilista ha conseguenze concrete e drammatiche: contribuisce alla distruzione del pianeta. La crisi climatica in corso non è solo alimentata dai combustibili fossili, ma anche da modelli di consumo radicati nel binarismo di genere. È un problema politico e culturale allora, non solo ambientale.

Non possiamo pensare di risolvere la crisi ecologica senza mettere in discussione, ancora una volta, l'impatto causato dalla scarsa capacità dei maschi di mettersi in discussione. L’idea stessa di mascolinità dominante è nociva, per loro, più che mai: eppure sono capaci di accusare le donne delle pressioni che, da soli, agiscono su loro stessi (sì, parliamo degli incel).

il "soy boy": l'ultima offesa che i maschi alpha fanno ai maschi normali

Naturalmente a ostacolare un cambiamento culturale tra i maschi sono gli altri maschi: la cultura della bicicletta, del mezzo pubblico o della dieta più green sono percepite come un attacco alla mascolinità. A riprova di ciò, ci teniamo a dire che il termine inteso come offensivo "soy boy" (ragazzo soia: cioè il vegetariano) è stato coniato da altri maschi, quelli super tossici e di estrema destra (tra cui il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance e l'influencer Andrew Tate) per offendere, appunto, tutti quegli uomini progressisti che secondo loro sono deboli, non "veri maschi" come loro. Che fatica.

Non ci stancheremo mai di dire che a loro, a tutte le persone e anche al pianeta serve immaginare un nuovo modello di maschile e non si tratta di colpevolizzare gli uomini in quanto tali, ma di riconoscere come certe norme sociali – ancora oggi premiate e celebrate – stiano alimentando la distruzione dell’ambiente. Per essere chiare: il problema non è il maschile, ma un modello di mascolinità costruito sulla negazione della fragilità, della cura, del limite. Sono già molti gli uomini che scelgono di abbracciare modelli di maschilità sostenibili e che abbandonano quella corsa all'inseguimento della mascolinità tossica che promuove comportamenti che non solo danneggiano la salute degli uomini, ma causano danni oggettivi nelle persone e nelle cose.