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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Donne e fitness: tra il dire e il fare c'è di mezzo il lavoro (di cura). E fanno sport di nascosto.

Donne e fitness: tra il dire e il fare c'è di mezzo il lavoro (di cura). E fanno sport di nascosto.
(getty)
Le donne si prendono cura di sé quando finiscono (se finiscono) di prendersi cura degli altri: il fitness resta un lusso da praticare, a volte, di nascosto.
di Eugenia Nicolosi

Che l’esercizio fisico sia fondamentale per la salute fisica e mentale ormai lo sappiamo. Eppure, la maggior parte delle donne, non pratica alcuna forma di fitness e alcune si dedicano allo sport addirittura di nascosto. Ma perché? Non vorremmo essere ripetitive: ma ancora una volta, per il genere femminile, tra il dire e il fare c’è di mezzo non il mare, ma la gestione della casa, dei figli e dei familiari, il lavoro retribuito e quello non retribuito, il carico mentale di far filare tutto liscio. E ancora altre mille altre responsabilità che pesano in modo sproporzionato solo su di loro.

Il risultato? Le donne si allenano meno degli uomini e il loro benessere ne risente. E ci sono i dati che lo dimostrano.

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Secondo uno studio recente condotto su 400mila persone dal National Institutes of Health statunitense, solo il 33 per cento delle donne soddisfa le raccomandazioni circa l'esercizio fisico, contro il 43 per cento degli uomini. Non è una differenza da poco: l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda almeno 150 minuti di attività fisica moderata a settimana per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, diabete e altre patologie croniche. Il dato più interessante? Lo stesso studio ha evidenziato che, quando le donne riescono a dedicarsi all’esercizio fisico, i benefici per la loro salute sono persino maggiori rispetto a quelli degli uomini.

Ancora: un’indagine operata su 147 Paesi e pubblicata su The Lancet Global Health, ha confermato che le donne sono meno attive degli uomini in quasi tutte le fasce d’età e condizioni socioeconomiche. In particolare, le donne che vivono in Paesi ad alto reddito risultano meno attive del 20 per cento rispetto agli uomini, un dato che si spiega con la combinazione di ruoli sociali più rigidi e maggiore carico di lavoro di cura e domestico

Gli esperti sono chiari: le donne mettono la propria salute in secondo piano. "Si prendono del tempo per sé quando non c’è nessun altro di cui prendersi cura", ha spiegato la terapista Stephanie Roth-Goldberg in un'intervista al New York Times. L’approccio sembra essere perfino quello di chi sta "tradendo" la propria missione, con sensi di colpa e tutto il resto: molte donne specificano di fare sport, però di nascosto come se fosse un vizio oppure uno stupido capriccio, anziché una necessità per la salute fisica e mentale. 

Ma perché succede? Cioè come siamo arrivate a questo punto? Perché il lavoro di cura – inteso come la gestione della casa, la cura dei figli e del partner, la spesa, la preparazione dei pasti e l’assistenza a parenti anziani o che ne necessitano – continua a essere una responsabilità quasi esclusivamente femminile, E anche le stesse donne la percepiscono come tale: e mentre, nelle relazioni etero, dopo il lavoro il partner va in palestra, a calcetto o a padel, loro ragionano su cosa fargli trovare a tavola per cena.

"non ho il tempo", dicono. Ma il partner lo trova eccome

Secondo un rapporto dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), le donne dedicano in media il doppio delle ore degli uomini al lavoro domestico e di cura, indipendentemente dal loro status lavorativo. In alcuni Paesi, come per esempio il nostro, questa disparità è ancora più accentuata: qui le donne svolgono fino al 70 per cento del lavoro domestico, cioè quello non retribuito.

Ecco perché il tempo per il fitness viene spesso sacrificato: perché la società (e le donne stesse) lo considera meno prioritario rispetto alle esigenze della famiglia e, chiaramente, lo sport viene dopo il lavoro vero, quello che consente alle donne di essere economicamente indipendenti. E dunque, schiacciate tra responsabilità reali per qualsiasi adulto/a e quelle culturalmente addossate al genere femminile, "non ho tempo" è il mantra che le donne hanno imparato a riconoscere come normale. E non perché abbiano meno ore nella giornata, ma perché nelle 24 ore loro devono far rientrare molti, molti più compiti.

Ma il punto è proprio questo: la cura della propria salute non dovrebbe essere un’opzione, ma una priorità. Una intera categoria di persone che vede l'allenamento o la cura del proprio benessere come atto di egoismo è una intera categoria di persone discriminata in modo sistemico. Serve un cambio di paradigma? Ovviamente. Ma deve partire prima di tutto dalle donne, ché nessuno regala niente, evidentemente. Solo dopo la società – compresi i partner – smetterà di considerare il tempo che le donne dedicano a sé stesse come un lusso e un tradimento della missione

Il problema non è che le donne non vogliono allenarsi. Il problema è che non pensano di poterlo fare. E, diciamolo: nel 2025, è un problema che non dovremmo avere.