La Medicina è "maschia": lo studio-denuncia di Yale ci spiega perché alcune cure funzionano male
Uno studio condotto a Yale registra che il dolore cronico viene studiato sui maschi, nonostante la maggioranza di persone che ne soffrono siano femmine.
O forse ne soffrono di più le donne, proprio perché gli studi vengono fatti su corpi diversi dal loro.
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Stavolta a dircelo è l'Università di Yale: viviamo in un'epoca in cui la medicina ottiene progressi tecnologici e scientifici senza precedenti, ma non per questo mancano le ombre. Secondo uno studio condotto dalla Yale School of Medicine, tra l'11 per cento e il 40 per cento della popolazione soffre di dolore cronico (cioè un dolore che persiste per oltre tre mesi nonostante trattamenti e terapie). Ma il dato che allarma di più è un altro: nonostante il 70 per cento di queste persone sia biologicamente femminile, la maggioranza degli studi clinici (80 per cento) sul dolore si basa su corpi maschili.
Attualmente la Scienza medica è il risultato di esperimenti e soluzioni costruite su basi maschili: la scelta di utilizzare principalmente soggetti maschili negli studi – umani o animali – è giustificata da ragioni di “controllo variabili”, come i cicli ormonali femminili, considerati fonte di complicazioni (quindi si ignorano).
Ovviamente questa scelta ha creato un vuoto enorme in Medicina: dai farmaci, ai protocolli, alle diagnosi, fino alla consapevolezza di cosa è fisiologico e cosa no (il dolore mestruale non lo è), tutto è calibrato sul corpo maschile. E questo cosa significa se non che farmaci, protocolli e diagnosi siano spesso totalmente inefficaci sui corpi femminili? In alcuni casi sono anche dannosi.
Lo studio-denuncia di Yale sul dolore cronico
La scuola di Medicina di Yale definisce il dolore cronico come "un fastidio che persiste o progredisce per un lungo periodo di tempo". Può essere intermittente o continuo e può durare mesi se non addirittura anni. Le principali categorie di dolore cronico includono dolore muscoloscheletrico, dolore addominale o pelvico, mal di testa ed emicrania.
Il dolore muscoloscheletrico (o dolore artritico) che comprende anche mal di schiena, dolori generalizzati e fratture ossee viene patito dal 24 per cento delle donne rispetto all'11 per cento degli uomini. I ricercatori hanno attribuito una possibile causa di questa differenza al fatto che le donne si assumono maggiori carichi di lavoro domestico con compiti fisici impegnativi.
Una ovvia fonte di dolore addominale che colpisce in modo sproporzionato le donne è legata all'apparato riproduttivo e comprende dolori legati alle mestruazioni, alla gravidanza, al parto e al post-parto (si dice che "se a partorire fossero gli uomini sarebbe indolore da secoli"). Ma un'altra condizione di dolore addominale molto comune è la sindrome dell'intestino irritabile (IBS). A livello globale, le donne sperimentano un'incidenza di IBS maggiore del 67 per cento rispetto agli uomini fino ai 70 anni, età in cui la prevalenza di IBS è simile tra donne e uomini.
Per quanto riguarda le malattie urinarie, la sindrome del dolore pelvico cronico urologico nelle donne comporta un rischio maggiore di molte altre patologie: come la sindrome da stanchezza cronica (che colpisce il 14 per cento delle donne e solo il 2 per cento degli uomini) o il diabete (il 20 per cento delle donne e il 4 per cento degli uomini). Il 58 per cento delle donne ha riportato dolore nella zona pubica e vescicale rispetto a solo il 34 per cento degli uomini.
violenze domestiche, sessuali e mal di testa
Un'altra forma di dolore pelvico è spesso correlata a disturbi e condizioni ginecologiche, ma il dolore correlato all'apparato riproduttivo è spesso attribuito anche alla violenza del partner. E una donna su cinque ha subito violenza del partner, secondo i Centri per la diagnosi e la prevenzione, sia fisica che sessuale (rispettivamente una su sette e una su 12 uomini). Coloro che hanno subito violenza domestica hanno spesso riportato più dolore pelvico e addominale.
Le donne soffrono di forti mal di testa o emicranie con una frequenza doppia rispetto agli uomini. Un fattore che potrebbe contribuire a questo disturbo sono i livelli fluttuanti di estrogeni ma altri fattori scatenanti del mal di testa potrebbero includere ansia, rumore, farmaci e postura. Ad esempio, le donne hanno il doppio delle probabilità di soffrire di disturbi d'ansia rispetto agli uomini tra la pubertà e i 55 anni.
non è una svista: il corpo maschile e bianco è considerato lo standard
Lontana dall'essere una semplice svista statistica, studiare soluzioni e manifestazioni patologiche sui corpi maschili influisce sulla diagnosi, sul trattamento e sulla qualità della vita delle pazienti: malattie come l’endometriosi, la fibromialgia, la sclerosi multipla, morbo di Crohn e il lupus, che colpiscono prevalentemente le donne, vengono sminuite o diagnosticate in ritardo. E, in molti casi, i sintomi delle pazienti vengono etichettati come “psicosomatici” o attribuiti a stress o ansia anziché affrontati con la serietà necessaria. Ma non è solo una questione di genere, è anche una questione di razzismo.
Le donne nere, in particolare, affrontano una doppia discriminazione. Non solo il loro dolore è spesso ignorato, ma affrontano anche tassi significativamente più alti di mortalità materna. Secondo i Centers for Desease Control and Prevention, una donna nera ha una probabilità tre volte maggiore di morire per cause legate alla gravidanza rispetto a una donna bianca. E sì: è a causa di un pregiudiuzio. L'idea che le donne nere abbiano una soglia del dolore più alta è ancora tragicamente diffusa. Ma è un mito razzista e pericoloso, anzi proprio letale.
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