Disturbi alimentari a causa di una madre anaffettiva (e non solo): la storia di Viola
Il 15 marzo è la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, è dedicata alla riflessione e alla divulgazione sul tema dei Disturbi del Comportamento Alimentare.
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In occasione della Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, dedicata ai disturbi alimentari (DCA) e che invita alla riflessione ogni 15 marzo dal 2012, abbiamo deciso di intervistare chi li ha attraversati e di chiudere con la voce di Giuseppe Magistrale, direttore scientifico del Centro DCA che accompagna chi soffre di disturbi del comportamento alimentare nel percorso di fuoriscita.
Intanto, cosa sono i disturbi alimentari?
Secondo il Ministero della Salute i Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione anche detti semplicemente Disturbi dell'alimentazione sono patologie complesse caratterizzate da un disfunzionale comportamento alimentare, un'eccessiva preoccupazione per il peso con alterata percezione dell’immagine corporea. Aspetti che sono spesso correlati e bassi livelli di autostima. I disturbi dell'alimentazione possono presentarsi in associazione ad altri disturbi psichici come ad esempio disturbi d’ansia e dell’umore. Rispetto allo stato di salute fisica: è quasi sempre compromesso a causa delle alterate condotte alimentari (per esempio restrizione alimentare, eccessivo consumo di cibo con perdita di controllo, condotte di eliminazione e/o compensatorie) che portano ad alterazione dello stato nutrizionale. Il basso peso, quindi, come spesso erroneamente si ritiene, non è un marcatore unico e specifico per i disturbi dell'alimentazione, in quanto anche condizioni di normopeso e sovrappeso, fino all’obesità, possono essere associate alla presenza di disturbi dell'alimentazione.
questione di autostima, ma non solo
Viola Meneghini vive a Milano e ha 35 anni. Ha iniziato ad evere un disturbo dell'alimentazione circa a 16 anni, con una riconosciuta anoressia che è iniziata a tutti gli effetti dai 17 anni e che l'ha accompagnata fino ai 21 circa. Chiedendole se oggi, a distanza di tempo, riesce a identificare le ragioni del disturbo risponde "una mancanza totale di autostima e una spasmodica necessità di essere riconosciuta, di essere apprezzata e il timore di non essere mai in grado".
E continua, "Sono sempre stata una bambina cicciottella e ho vissuto su di me la grassofobia. Ero troppo alta e mi sentivo diversa dagli altri bambini, anche perché avevo un nome non comune che da un lato mi faceva sentire speciale ma dall'altro non capita. Ero anche grassa, quindi credevo di non poter essere al pari delle altre bambine intorno a me. Banale forse ricondurre tutto all'affettività famigliare ma, come ci insegna Bell Hooks, è proprio lì che si impara, a volte malamente, il concetto dell'amore".
"Per me era importante essere considerata una donna valida da mia madre. Una persona estremamente colta e completamente anaffettiva, mio padre ricopriva il ruolo genitoriale materno in una società - e per una bambina - ancora poco evoluta ed edotta sul tema della genitorialità condivisa. Volevo una madre chioccia, volevo una madre affettiva, ed invece mi sono trovata da sola con una madre indipendente e autodeterminata e un padre lavoratore ma accudente. Ora mi sento onorata perché da quell'esperienza sono diventata una donna con una visione più aperta delle mie stesse amiche che invidiavo. Ancora oggi vivo nel terrore del non essere in grado e lo dico con dolore. Ma è corretto sottolineare che oggi il disturbo alimentare, sebbene non sia totalizzante, è comunque parte del mio quotidiano".
"Uscire" dal disturbo alimentare
Viola ci spiega che "dire che ne sono uscita forse è troppo". Però "rispetto a degli atteggiamenti disfunzionali che mi hanno portata ad essere ricoverata in una clinica quali il non mangiare o l'induzione del vomito, che mi hanno accompagnata per lungo tempo, posso dire di essere guarita. Credo però che alcuni atteggiamenti ed attenzioni nei confronti del cibo, spesso limitanti, mi accompagneranno e ci accompagneranno sempre. Conduco una vita piena e non rinuncio a nulla, ma sicuramente a volte è ancora un po' limitante. Quindi direi che sono uscita da un'ossessione continua, ma l'insicurezza legata al mio aspetto, per quanto molto attenuato, esiste ed esisterà, con la differenza che ora ho più strumenti".
Giornata del Fiocchetto Lilla: l'importante è parlarne?
Le chiediamo, da persona vicina al tema, se crede che a livello pubblico ci sia sufficiente informazione. "Non trovo che ci sia informazione, stop". Rispetto ai disturbi alimentari, senza andare a toccare temi specifici come anoressia, bulimia o obesità, tutte e tutti, soprattutto le donne, hanno chi più chi meno un disturbo alimentare. Una ricerca di perfezione che passa da continue diete e sport e non c'è attenzione, non c:è educazione alimentare. Quando ero in clinica mi ripetevano sempre che una caloria è una caloria. Lo scopo era non demonizzare nessun cibo e approcciarli tutti con neutralità. E poi si pensa ai disturbi dell'alimentazione come qualcosa di lontano di estremo, di lontano da noi, ma non è così. Siamo bombardare da messaggi di perfezione e richieste di performance altissime e a volte vuoi solo sparire.
Non manca l'attivismo: molte persone fanno divulgazione sui social e fuori, su temi legati e parallei a quello della salute alimentare o della grassofobia. Ma Viola crede "si possa fare di più o meglio: bisognerebbe entrare nella discussione pubblica quotidiana e non commettere gli errori più comunu, come capita quando a parlarne sono persone estranee al tema e che lo trattano come un problema lontano, appartenente solo a qualche povera disgraziata o povero disgraziato. Perché non è davvero così".
"Sto meglio: ma attenzione a chi coinvolgiamo"
"Io ho parlato con moltissime persone che come me hanno o avevano disturbi dell'alimentazione. Aggrapparsi a non professionisti è rischioso perché in primo luogo non si hanno gli strumenti corretti e poi perché potresti diventare un'ancora di salvezza ossessiva per chi ne soffre", commenta Viola. "Bisogna stare molto attenti. Per disturbi forti, profondi e riconosciuti, gli sbalzi di umore, l'oppressione e la depressione sono consueti. A volte anche l'autolesionismo e azioni completamente estranee dal ragionavole. Bisogna fare molta attenzione. Il supporto nel condividere con persone non professioniste su cosa si sta provando, sull'accompagnarsi in un percorso di uscta ci sta perché tranquillizzano chi lo sta vivendo, ma bisogna cercare sempre di condurre ragionavolmente ad un percorso professionale che è necessario".
La parola allo psicologo
Giuseppe Magistrale, psicologo, psicoterapeuta e founder di Centro DCA, spiega come riconoscere i segni e i sintomi dei disturbi alimentari precisando che farlo "è essenziale per un intervento tempestivo, che aumenta significativamente le possibilità di guarigione. Anche se non sempre è facile farlo, poiché a volte possono essere nascosti o negati dai pazienti a causa della paura del giudizio o del desiderio di non voler cambiare".
Ma tra i segnali più evidenti "ci possono essere le fluttuazioni drammatiche del peso, discorsi ricorrenti su cibo, peso e forma fisica, nonché una limitazione eccessiva del cibo (ad esempio la progressiva eliminazione di gruppi di alimenti) o episodi di perdita di controllo sull'alimentazione vissuti in segreto".
Questi comportamenti, insieme all'insoddisfazione per il proprio corpo, "spesso portano a un marcato isolamento sociale, specialmente in occasioni che coinvolgono il cibo come cene tra amici o feste, a causa della paura di perdere il controllo o di sentirsi giudicati". Ma non solo, Magistrale aggiunge che "L'insoddisfazione per il corpo può manifestarsi sia nel controllo ripetitivo della propria immagine, sia in un rifiuto totale, come per esempio evitare lo specchio o la bilancia per non sentire un'angoscia profonda. Più in generale, la malnutrizione, che è spesso conseguenza di un disturbo alimentare, non esita solo in sintomi fisici ma anche psicologici: un umore persistentemente basso può essere spesso una conseguenza di un disturbo alimentare".
Per iniziare un percorso di guarigione basta anche una telefonata. Da oltre 10 anni è attivo il numero verde (gratuito) nazionale dedicato ai disturbi del comportamento alimentare (Dca). Il numero 800.180.969 è attivo 24 ore su 24, da lunedì a venerdì, per un aiuto anche in forma anonima.
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