Brenda Walsh: ultima icona di bellezza autentica prima dell'esercito "di cloni"
Ne parliamo con Carolina Capria.
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Brenda Walsh è uno dei personaggi protagonisti della prima vera serie cult per adolescenti: Beverly Hills 90210. L'attrice che la interpretava, Shannen Doherty (scomparsa di recente) è stata forse l'ultima icona di bellezza che possiamo considerare "autentica"? Gli standard di bellezza sono sempre esistiti, questo è vero: nel Rinascimento il diktat erano le fronti ampie, a fine Ottocento lo era la "silhouette a S" ottenuta con corsetti stretti e balze che ingrandivano il sedere a dismisura o, ancora, negli anni Venti del Novecento alle donne veniva chiesto di essere androgine e mascoline.
Ma per quanto si potesse "intervenire" sul proprio aspetto tramite acconciature, make up e stratagemmi di abbigliamento, ogni volto manteneva la propria unicità. Conformarsi agli standard di bellezza, fino agli anni Novanta, significava soltanto adottare uno stile. Da un certo punto in poi ha significato intervenire chirurgicamente per vedere, in giro, lo stesso identico naso e le stesse identiche labbra su milioni di donne con il risultato che si somigliano tutte.
Ci sono stati dei tentativi, da parte di alcune maison dell'alta moda, di inserire modelle con dei volti non conformi e non considerate convenzionalmente "belle" per differenziarsi nel panorama ormai saturo di bellezze standardizzate. Ma sono tentativi che non hanno avuto successo. Infatti l'appiattimento degli standard di bellezza è più che mai evidente.
brenda walsh ultima icona di bellezza non modificata
L'attrice che interpretava Brenda Walsh, Shannen Doherty, si è scagliata ferocemente contro i rigidi standard di bellezza di Hollywood cercando di introdurre un discorso sull'accettazione della bellezza autentica. Era il 2021: ha pubblicato un selfie a volto struccato su Instagram scrivendo nella didascalia che quella sera stava "guardando film e ha notato che c'erano 'pochi personaggi femminili con cui poteva identificarsi. Sapete, donne senza filler, senza Botox, senza lifting. Donne che hanno abbracciato il loro viso e tutta l'esperienza che mostrava. Ho chiuso con le riviste e con Hollywood per ciò che cercano di farci diventare: voglio vedere donne come me, donne come noi".
C'è da chiedersi se in effetti non sarebbe il caso di vedere più "donne come noi" sugli schermi e sulle riviste. Abbiamo problematizzato tante volte l'impatto degli standard di bellezza e delle forzature dell'industria (della moda e della bellezza) mescolate al dominio dei social, sul quotidiano di ciascuna. Però forse siamo arrivate a un punto di non ritorno: la normalizzazione degli interventi di chirugia plastica ed estetica ha prodotto, come dice la scrittrice, podcaster e attivista Carolina Capria (@lhascrittounafemmina) un esercito di cloni?
Carolina Capria, "siamo in mezzo a un esercito di cloni"
"In occasione della morte di Shannen Doherty hanno cominciato a circolare sul web tantissime sue immagini prese da grandi successi televisivi degli anni Novanta, e guardandole mi è venuto istintivo osservare come l’ideale di bellezza femminile negli ultimi trent’anni si sia trasformato radicalmente", dice Capria a fem.
"Come sappiamo ogni decennio prescrive un modello di bellezza femminile al quale le donne comuni devono tendere. Se prendiamo come esempio gli anni Novanta – che sono forse l’ultimo decennio nel quale la medicina e la chirurgia estetica erano ancora utilizzate da un target molto ridotto – i modelli proposti erano irraggiungibili. Prima le super modelle, donne statuarie di una bellezza fuori dal comune, poi donne magrissime apparentemente sofferenti, come Kate Moss (lo stile "heroin chic", ndr). Eppure quelle che vedevamo erano donne che, al netto di tutto, avevano visi assolutamente unici. Ognuna il proprio. Con le proprie asimmetrie e irregolarità. Per dirla in soldoni: prima degli anni Duemila e prima che la medicina estetica diventasse uno strumento alla portata di tutti e a cui si ricorre con estrema facilità per correggere le normali tipicità dei lineamenti, esistevano le facce".
"Adesso che l’uso della medicina estetica è diventata quotidiana e riguarda soprattutto ragazze giovanissime che vogliono somigliare anche nelle fattezze alle donne che ammirano, il risultato è che ci troviamo in mezzo a un esercito di cloni. Donne con le stesse identiche labbra carnose, lo stesso naso all’insù, gli stessi zigomi alti e gli stessi identici denti - continua la scrittrice - Ragazzine e ragazzini sempre più giovani decidono di distruggere dei denti perfettamente sani per avere le faccette perfette. E nei prossimi anni si diffonderà sempre di più l’operazione per cambiare il colore dell’iride. Quello a cui stiamo andando incontro è un futuro nel quale tutte le donne – perché sono loro in maggior misura a fare uso di medicina e chirurgia – saranno identiche, e sarà sempre più difficile distinguere l’una dall’altra. Quella che viene definita Instagram face, ovvero uno standard di bellezza creato dall’algoritmo, si diffonderà sempre più, e l’unicità dei volti diventerà sempre più rara".
la bellezza dell'unicità distrutta dalla "instagram face"
È nell'arena digitale che le generazioni più giovani trascorrono la maggior parte del loro tempo: qui, sono i social media a determinare cosa è considerato bello. Nel mondo fisico esistono degli spazi di lotta contro la pressione esercitata sulle donne per conformarsi a un ideale di bellezza irrealistico: donne precedentemente escluse dalle copertine, dalle serie televisive e dall'agenda pubblica, sono diventate in qualche modo "legittimate" a essere presenti, grandi attrici e celebrità si mostrano senza trucco, altre fanno militanza. Ma nel frattempo resiste la seconda "metà del mondo" in cui i social media agiscono con le proprie regole ed è qui che l'ideale di bellezza si diffonde con violenza, senza barriere e senza freni.
La tecnologia ha rimodellato il nostro ideale di bellezza e sta facendo un lavoro capillare nell'imporre lo standard alle masse: una delle descrizioni più accurate del fenomeno "Instagram face" è quella di Jia Tolentino sul The New Yorker: "la graduale comparsa, tra donne professionalmente belle, di un singolo volto cyborg. È un volto giovane, ovviamente, con pelle senza pori e zigomi alti e pieni. Ha occhi da gatto e lunghe ciglia da cartone animato; ha un naso piccolo e ordinato e labbra piene e lussureggianti. Ti guarda timidamente ma senza espressione, come se la proprietaria avesse preso mezza pillola di Klonopin e stesse pensando di chiederti un passaggio in jet privato per il Coachella. Il volto è decisamente bianco ma ambiguamente etnico".
Non è chiaro se i filtri sono stati creati a immagine degli influencer o sono stati gli influencer a modellare i loro volti per assomigliare ai filtri. Ma il look da filtro di instagram si è diffuso fino a diventare il nuovo ideale di bellezza. E, come tutti gli ideali di bellezza che si sono alternati nella storia, la sua interiorizzazione è molto più efficace quando c'è un coinvolgimento. Il coinvolgimento attivo degli utenti si riflette nell'interazione delle piattaforme social, inclusa la possibilità di mettere Mi piace, scrivere un commento, confrontare e condividere.
Una volta interiorizzato l'ideale di bellezza desiderato, agli utenti vengono forniti strumenti o funzionalità per modificare il proprio aspetto e adattarlo all'ideale accettato, ad esempio modificando l'immagine o scegliendo il filtro. Grave? Orrendo? Sbagliato? Non ci è dato saperlo, ancora. Però se è vero che sin dalla Preistoria la "bellezza" ha determinato dei privilegi sociali, è anche vero che nell'ultimo decennio, l'ossessione per l'aspetto esteriore ha raggiunto nuovi picchi: il tempo trascorso sui social media crea l'urgenza di raggiungere un ideale di bellezza impossibile. E la pressione è così potente che la soluzione è sempre più spesso un intervento estetico. Forse sarebbe opportuno ragionare su quanto siamo disposti a sacrificare della nostra identità e della nostra faccia pur di somigliare a un ideale che tra qualche anno sarà passato di moda. Come lo stile heroin chic (per fortuna).
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