Gli uomini e i (moltissimi) benefici che traggono dal matrimonio
Leggenda vuole che gli uomini rifuggano l'idea del matrimonio e che le donne invece pressino per sposarsi. Ma sarà vero, dal momento che i benefici reali di una unione a lungo termine li traggono più gli uomini che le donne?
A studiare i benefici che gli uomini traggono dal matrimonio - o da una unione civile - ci sono tra le altre Harvard e Yale. E più avanti vederemo quali sono, esattamente, questi benefici che vanno dal conto in banca alla salute cardiaca. Ma perché, se è dimostrato che a trarre vantaggio dal matrimonio sono maggiormente gli uomini, (r)esiste la leggenda secondo cui sono le donne a volersi sposare? La verità è che il matrimonio non è stato progettato per avvantaggiare le donne e per la loro felicità, eppure da secoli ci viene insegnato che senza non possiamo essere felici. Ma siamo qui per parlare di uomini (sia etero che gay), della loro felicità e del loro matrimonio.
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Harvard e l'elenco dei benefici del matrimonio (per gli uomini)
Quella che il matrimonio sia un’invenzione patriarcale che avvantaggia principalmente gli uomini non è la chiave per parlare dei benefici sul piano della salute, della salute mentale e delle finanze degli uomini. Le ricerche delle università più prestigiose al mondo invece sì.
L'università di Harvard, tramite il suo dipartimento di ricerca sulla salute, ha diffuso i risultati di una ricerca imponente proprio su questo tema. E può farlo perché i matrimoni sono sempre meno. Grazie alle rivoluzioni culturali e ai relativi cambiamenti sociali, economici, psicologici e spirituali oggi è possibile registrare differenze sostanziali tra chi si sposa e chi no e scoprire in che modo il matrimonio stesso influisce sulla salute degli uomini. Su 127.545 adulti è emerso che gli uomini sposati sono più sani degli uomini che non si sono mai sposati o i cui matrimoni sono finiti con un divorzio o una vedovanza. Anche gli uomini che hanno un partner / una partner a lungo termine vivono più a lungo degli uomini tendenzialmente single e gli uomini che si sposano con consapevolezza (dopo i 25 anni) stanno "meglio" rispetto a quelli che si sposano da più giovani. E ancora: più a lungo un uomo rimane sposato, maggiore è la prospettiva di sopravvivenza rispetto ai suoi coetanei non sposati. Ma il matrimonio stesso è responsabile di una salute migliore e di una vita più lunga? Secondo Harvard il matrimonio sembra avere di sicuro una parte del merito.
E un altro fattore scatenante del benessere è la compagnia: tutte le persone che vivono con una / un partner tendono a stare fisicamente meglio di quelle che vivono da sole, ma gli uomini che vivono con le loro mogli godono della migliore salute di tutti. Il matrimonio allora fa bene alla salute degli uomini, eccome. Anzi il matrimonio influisce su malattie specifiche, tra cui le malattie cardiovascolari e il cancro.
Il matrimonio e il cuore (degli uomini)
Se il matrimonio proteggesse realmente la salute, il cuore sarebbe uno degli "avvantaggiati". Infatti lo è. Harvard spiega che alcune ricerche giapponesi registrano che gli uomini non sposati avevano tre volte più probabilità di morire di malattie cardiovascolari rispetto agli uomini sposati. E anche un rapporto del Framingham Offspring Study suggerisce che, anche tenendo conto dei principali fattori di rischio cardiovascolare come età, grasso corporeo, fumo, pressione sanguigna, diabete e colesterolo, gli uomini sposati hanno un tasso di morte inferiore del 46 per cento rispetto agli uomini non sposati. Nello studio di Framingham la felicità coniugale non sembra influenzare l’effetto complessivo del matrimonio. Ma in altri studi l’infelicità coniugale e lo stress sono stati collegati invece a un importante fattore di rischio cardiaco: l’ipertensione. Nel corso del tempo, infatti, lo stress coniugale è associato all’ispessimento della principale camera di pompaggio del cuore (nemmeno lo stress lavorativo ha un impatto tale sul cuore). In presenza di malattie coronariche e ipertensione (che sono tra le cause maggiori di insufficienza cardiaca) emerge che il matrimonio è associato a tassi più alti di sopravvivenza.
Andiamo invece sul rapporto tra matrimonio e cancro: ci sono poche prove che il matrimonio riduca il rischio complessivo di contrarre il cancro. Ma uno studio su 27.779 casi di cancro ha rilevato che le persone non sposate avevano maggiori probabilità di avere una malattia in stadio avanzato al momento della diagnosi rispetto alle persone sposate. I pazienti non sposati avevano meno probabilità di ricevere cure rispetto ai pazienti sposati, ma anche tra le persone che avevano ricevuto la terapia contro il cancro, il matrimonio era legato alle probabilità di sopravvivenza.
Il cancro alla prostata è chiaramente la preoccupazione principale per gli uomini. Ma per scoprire in che modo il matrimonio influisce sulla sopravvivenza, gli scienziati dell’Università di Miami hanno studiato 143.063 uomini in un periodo di 17 anni: gli uomini sposati sono sopravvissuti molto più a lungo (in media 69 mesi) rispetto ai pazienti separati e vedovi (38 mesi); gli uomini che non si erano mai sposati avevano un tasso di sopravvivenza intermedio (49 mesi). E ricercatori di Harvard hanno identificato benefici (oltre che sopravvivenza) anche per i pazienti sposati con cancro alla vescica. Insomma per gli uomini il matrimonio sembra avere un effetto positivo su una serie di risultati sanitari. La salute mentale è naturalmente la più importante; gli uomini sposati hanno un minor rischio di depressione e una maggiore probabilità di soddisfazione per la vita in pensione rispetto ai loro coetanei non sposati.
Essere sposati è stato anche collegato a una migliore funzione cognitiva, a un ridotto rischio di malattia di Alzheimer, a un miglioramento dei livelli di zucchero nel sangue e a risultati migliori per i pazienti ospedalizzati. Al contrario, la vedovanza aumenta la probabilità di malattie sessualmente trasmissibili negli uomini, ma non nelle donne.
allora perché rifuggono all'idea di impegnarsi?
Perchè è una sceneggiata. Una messa in scena sociale. Lo stereotipo nella nostra cultura è che il matrimonio è un’istituzione che avvantaggia le donne ma costa agli uomini, quindi leggenda vuole che le donne come scopo della vita hanno quello di intrappolare gli uomini nel matrimonio e che gli uomini cercano di rimanere single il più a lungo possibile. Questi stereotipi culturali persistono nonostante sia evidente che il matrimonio è utile agli uomini molto più che alle donne in quasi tutti i sensi. Gli uomini sposati stanno meglio degli uomini single, hanno praticamente una domestica gratis e a tutto servizio e come abbiamo visto sono ancbe più sani e più felici. Le donne single invece stanno meglio delle donne sposate. Gli uomini sposati sono più felici delle donne sposate e le donne non sposate sono più felici degli uomini non sposati.
A questo punto c'è una considerazione da fare: che gli uomini sposati stanno "meglio" sia emotivamente che clinicamente rispetto alle donne single o sposate e soprattutto rispetto agli uomini singole è un fatto. Ma ci chiediamo, c'è un legame con la cura e le attenzioni che ricevono in casa? Dal pasto salutare fino alla cura letterale dei malanni e ancora, la spinta a curarsi o farsi visitare forse il ruolo delle donne è un ruolo chiave per la salute e la longevità dei maschi che passano dalle cure dalla mamma a quelle della compagna o moglie. Approfondiremo.
Il matrimonio è storicamente, evidentemente, strutturato in modo da favorire gli uomini in termini di diritti legali, proprietà e norme sociali. In molte società ci si aspettava che le donne assumessero esclusivamente ruoli domestici e dipendessero economicamente dai loro mariti, il che contribuva allo squilibrio di potere all'interno del matrimonio che già esisteva sul piano culturale. Oggi la felicità all’interno di un matrimonio è un’esperienza individuale e ricca di sfumature che può variare da persona a persona, da matrimonio a matrimonio. Ma non sono pochi gli studi come quello dell'American survey center che suggeriscono che il matrimonio può portare a maggiore felicità e benessere agli uomini. Le ragioni sono molte e pur considerando le diversità delle esperienze basta osservare dati oggettivi come il tempo che le donne dedicano al lavoro domestico non retribuito. In Italia le donne svolgono 5 ore e 5 minuti di lavoro non retribuito di assistenza e cura al giorno mentre gli uomini un'ora e 48 minuti. Dati che gli uomini guardano con scetticismo ma che sono reali e mettono le donne nelle condizioni di essere ancora quelle che si sacrificano dentro casa, mentre loro no. Infatti le donne sposate o conviventi con uomini rinunciano maggiormente al loro tempo libero e alla loro crescita professionale per dedicare tempo ed energie a mettere in ordine. Per esempio.
Infatti le donne hanno una probabilità sproporzionata di porre fine ai matrimoni. Uno studio del 2015 ha rilevato che il 69 per cento dei divorzi sono stati avviati da donne. Le femministe sono da tempo critiche nei confronti del matrimonio come istituzione, sostenendo che rafforza le tradizionali gerarchie di genere e opprime le donne. Anche se le dinamiche di genere nel matrimonio stanno cambiando, molte di queste preoccupazioni permangono. E a ben donde. Le donne che credono che il femminismo sia una pratica positiva sono molto meno propense a credere nella favola che il matrimonio e i figli rendano le donne "davvero" felici. Parte dell'esitazione che le donne orientate alla carriera hanno riguardo al matrimonio e alla crescita dei figli è la consapevolezza che, se dovessero sposarsi e diventare madri, porterebbero la maggior parte del peso sia per ragioni biologiche che soprattutto culturali.
L'ironia della sorte è che le dinamiche del matrimonio hanno meno probabilità di cambiare se le persone più motivate ad apportare cambiamenti decidono di astenersi. Il matrimonio è un'istituzione che si è evoluta e continuerà a evolversi perché risponde anche ai cambiamenti sociali e alle decisioni collettive di mariti e mogli, mariti e mariti, mogli e mogli. Insomma per fare in modo che il matrimonio dia benefici a chiunque tocca cambiare le regole dall'interno.