La conversazione attorno al "bare minimum" resta un mistero per chi non è in grado di dare, ma solo di prendere
Ed è una gigantesca red flag.
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Negli ultimi anni tutta la conversazione sul tema del dating si è polarizzata attorno a una tesi di base che a molte perosne potrebbe sembrare falsa, forzata e pure ingannevole: gli standard sarebbero diventati troppo alti, l'asticella cioè, si è sollevata troppo e nessuno/a si accontenta più.
Da questa prospettiva miope è naturale che non si spiega il numero esorbitante e crescente di persone single, non si spiega la denatalità (già detto: bianca e occidentale) e ovviamente non si spiega nemmeno il fenomeno della cosiddetta solitudine maschile. Ma si spiega eccome, si spiega tutto quanto perché tutto quanto è collegato.
Sui social, e dove sennò, circola l’idea che chiedere attenzioni, gesti di cura o semplicemente comunicazione aperta e sincera sia ormai percepito come un lusso, un capriccio da principessa/principesso. Ma chiunque osservi il fenomeno con un minimo di consapevolezza storica e di prospettiva di genere non può che ribaltare la domanda: non è che gli standard siano diventati troppo alti e le persone, improvvisamente, incontentabili ed esigenti, è che in passato il "bare minimum", cioè il minimo sindacale per stare con qualcuno, era ridicolmente basso.
"la mia bisnonna non si sarebbe mai sognata di divorziare": la tua bisnonna non aveva un conto in banca
Per secoli, le relazioni sono state costruite su un’asimmetria di ruoli che imponeva alle donne un impegno totale – affettivo, domestico, organizzativo – a fronte di un ritorno emotivo spesso minimo, quando non inesistente, ma a fronte della garanzia sociale ed economica di un maschio dentro casa. La retorica dell'indipendenza e dell'emancipazione ha dato a molte/i l’illusione che bastasse affrancarsi economicamente per risolvere lo squilibrio.Ma non è del tutto accaduto. Anzi, si è creato un grossissimo equivoco: emancipazione non significa essere abbastanza autonome/i da accettare relazioni che sottraggono energia invece di restituirla. Nello scudo di un "posso provvedere a me stessa" economico e sociale. Per avviare una relazione occorre ben altro. A maggior ragione, dal momento che le persone non sono più costrette dai rigidi ruoli sociali e di genere a stare con qualcuno, se si sceglie di condividere la vita o una fase di essa con una persona quel legame deve essere un valore aggiunto, non trasformarsi nell’ennesima responsabilità da gestire.
Qui entra in gioco il concetto di "bare minimum"
Non parliamo di regali di lusso, viaggi esotici a sopresa o grandi dichiarazioni d’amore da cinema. Parliamo della base minima che rende un rapporto umano degno di esistere: rispetto, comunicazione sincera, ascolto, cura reciproca. Non sono “extra”, sono il pavimento, non il soffitto. La riscoperta del bare minimum è la presa d’atto che, senza questi elementi, non c’è emancipazione che tenga, non c’è indipendenza che basti ad accettare di stare "da soli/e però in una relazione" .
Se oggi certe richieste sembrano esagerate, è solo perché per troppo tempo le relazioni hanno funzionato anche senza il minimo indispensabile. In realtà stiamo finalmente affermando che non basta “avere qualcuno accanto”: quel qualcuno deve valerne la pena, anche a fronte del tempo e delle risorse (emotive, energetiche) che una relazione giustamente richiede. Se un rapporto toglie più di quanto dia non è amore, è gestione.
La questione allora non è se gli standard siano troppo alti, ma la messa bene a fuoco del concetto di dare e ricevere, di reciprocità.. E il fatto che appaia come una rivoluzione o come una esagerazione la dice lunga su quanto poco si sia disposti, disposte, a dare.
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