Roberta Metsola è la nuova presidente del Parlamento UE e no, non è una bella notizia
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È stata eletta oggi la nuova autorità a capo del Parlamento Europeo. Si tratta di Roberta Metsola, la terza donna, dopo Simone Veil nel 1979 e Nicole Fontaine nel 1999, a ricoprire questo prestigioso ruolo. Oltre a essere la prima maltese a ricevere questo incarico, con i suoi 43 anni compiuti oggi è anche la più giovane presidente nella storia del Parlamento Europeo, la cui elezione va a completare la triade tutta al femminile che risiede ai vertici dell'UE insieme a Christine Lagarde, a capo della Banca Centrale Europea, e a Ursula Von Der Leyen, Presidente della Commissione Europea. Insomma, tutto apparentemente fantastico e all’insegna dell’empowerment femminile ma c’è un ma, un grosso ma. Metsola, infatti, viene da Malta, l’unico Paese europeo in cui il divieto di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza si estende a tutti i casi, stupri e malformazioni del feto compresi, e si dà il caso che purtroppo ne sposi fedelmente le ideologie, quella antiabortista in primis.
Il discorso in onore di David Sassoli
Con 458 voti a favore su un totale di 617, Roberta Metsola è ufficialmente la nuova Presidente del Parlamento Europeo. Nata il 18 gennaio del 1979 a St. Julian, Malta, Metsola è europarlamentare già dal 2014. La sua elezione è stata resa necessaria dalla tragica scomparsa di David Sassoli, avvenuta l’11 gennaio a seguito di una lunga malattia. Subito dopo la sua nomina, infatti, la donna ha pronunciato un discorso di commiato in italiano in cui ha ricordato il compianto predecessore e il suo operato magistrale:
“La prima cosa che vorrei fare, come Presidente, è raccogliere l’eredità che ci ha lasciato David Sassoli. David era un combattente per l’Europa, per noi, per questo Parlamento. Credeva nel potere dell’Europa e di forgiare un nuovo percorso in questo mondo. Grazie David!”.
Chi è Roberta Metsola
Sposata con Ukko Metsola, anch’egli europarlamentare ma finlandese, Roberta è madre di 4 figli e ha un lungo passato in politica, in cui si è inserita divenendo membro della formazione giovanile del Partito Nazionalista (Moviment Zgħazagħ Partit Nazzjonalista) e dell’European Democrat Students, in cui ha ricoperto anche le vesti di segretario generale. La sua ascesa è tale che il 12 novembre del 2020, a soli 41 anni, diventa la prima vicepresidente vicaria del Parlamento Europeo.
Le star che hanno subito un aborto e hanno trovato la forza di continuare
La gravidanza è un momento magico per ogni donna eppure, in certi casi, la magia si scontra con la dura realtà. Queste donne hanno subito un aborto spontaneo e hanno trovato la forza di continuare nonostante la sofferenza causata da questo tremendo evento.
Alcune donne, come Elisabetta Canalis e Costanza Caracciolo, hanno perso un bambino per poi diventare madri l'anno successivo, dando il benvenuto a Skyler Eva e a Stella.
Anche l'amatissima ex First Lady americana ha vissuto la triste esperienza di un aborto spontaneo. Nel Novembre 2018, infatti, ha raccontato in un'intervista al Good Morning America che 20 anni fa ha passato questo incubo: "Mi sono sentita persa e sola e mi sono sentita come se avessi fallito, perché non sapevo quanto fossero comuni gli aborti spontanei dato che non se ne parlava. Ci chiudevamo nel nostro dolore pensando di essere in qualche modo rotte".
Ecco quali sono le donne che hanno subito un aborto e che hanno trovato la forza di andare avanti.
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Le posizioni antiabortiste di Metsola e di Malta
A far storcere il naso di fronte alla notizia della sua elezione sono le sue posizioni dichiaratamente antiabortiste. Più volte, infatti, la nuova Presidente del Parlamento Eu ha condannato apertamente l’aborto, dichiarandosi contraria alla sua pratica in qualunque caso. Non è una coincidenza che Matsola venga propria da Malta, la nazione con la più rigida legislazione a tema IVG. Nell’arcipelago al centro del Mediterraneo, infatti, è vietato abortire anche in caso di stupro, incesto, pericolo di vita per la mamma e il bambino e malformazioni del feto. La legge, tra le più rigide nel mondo, prevede fino a 3 anni di carcere per chi vi ricorre e 4 anni più l’annullamento definitivo della licenza per i medici che la praticano. Questi provvedimenti costringono ogni anno centinaia di donne maltesi a dover oltrepassare i confini nazionali per poter abortire nel pieno della sicurezza altrove, con un evidente esborso economico che si aggiunge a un fardello emotivo già abbastanza oneroso. Una situazione peggiorata ulteriormente a causa delle restrizioni e dei lockdown nazionali introdotti ovunque con l’avvento della pandemia.
Le dichiarazioni contro l'aborto
In questi anni, purtroppo, Metsola non ha mai rivisto le proprie opinioni, a cui si è dimostrata al contrario puntualmente coerente. Già nel 2013, si era dichiarata contraria a una proposta di legge europea sull’interruzione di gravidanza. Nel 2015, invece, aveva negato la possibilità di inserire l’accesso all’aborto come requisito necessario per la parità di genere, affermando che: "Supportiamo pienamente l’uguaglianza di genere e siamo impegnati nel raggiungere questo obiettivo, tuttavia, siamo categoricamente contrari all’aborto. È un peccato che un report che analizza la situazione sull’uguaglianza di genere sia stato dirottato per includere riferimenti inaccettabili all’aborto". E ancora, lo scorso anno, si è schierata contro alla proposta avanzata dall’eurodeputato Predrag Matic di inserire l’aborto all’interno dei diritti umani.
La risposta della nuova Presidente alle critiche
Sebbene la Presidente abbia subito messo in chiaro la propria neutralità in Parlamento, specificando che si rimetterà alle decisioni degli europarlamentari senza influire in alcun modo sul loro processo decisionale, la sua vittoria resta comunque una sconfitta per chi si batte giornalmente per l'autodeterminazione delle donne o per chi, a causa di ideali come quelli condivisi da Metsola, è costretta a rischiare la vita per rivendicare il diritto alla libera scelta sul proprio corpo.
Insomma, vivere in un mondo fondato sul patriarcato e la misoginia, significa non poter nemmeno esultare se a vincere è una donna, poiché anch’essa figlia di questo sistema iniquo e malato.
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