Se gli embrioni diventano bambini da adottare: la (controversa) proposta di Roccella
Condividi su
La proposta della ministra Eugenia Roccella di rendere adottabili gli embrioni crioconservati non poteva che scatenare reazioni contrastanti: la ministra, che da tempo porta avanti una battaglia per la natalità e la difesa della vita, intende permettere che gli embrioni congelati che non vengono più utilizzati dalle coppie per la fecondazione assistita possano essere adottati da altre coppie. In pratica, gli embrioni, che oggi restano in freezer in attesa di una decisione da parte della proprietaria, potrebbero trovare una nuova "famiglia" che se ne prenda cura, come se fossero bambini già nati.
Il cuore della proposta, in teoria, si fonda sull'idea di non sprecare la vita potenziale rappresentata da questi embrioni. In questo modo, la ministra Roccella vuole dare una soluzione al problema degli embrioni "abbandonati" (che non è chiaro quale sia) e dare alle coppie che desiderano avere figli un'opportunità in più per realizzare il proprio sogno. Ma nella pratica c’è un aspetto veramente problematico e che rischia di essere sottovalutato: la ovvia ideologia antiabortista dietro l'idea. Rendere adottabili gli embrioni equivale, di fatto, a riconoscere loro uno status giuridico che li eleva da "potenziali esseri viventi" a "esseri giuridicamente riconosciuti". Ma la proposta di adozione degli embrioni solleva una serie di questioni pratiche che mettono in luce le difficoltà reali dell'applicazione di una legge come questa.
la pratica prima dell'ideologia: non si possono "adottare gli embrioni"
La prima questione è sul numero degli embrioni crioconservati. Secondo i dati più recenti, in Italia si stima che siano migliaia gli embrioni congelati per via delle pratiche di fecondazione assistita. Ma non tutti questi embrioni sono "disponibili" per l’adozione. Molti di essi sono in attesa di essere utilizzati dalle stesse coppie che li hanno creati, mentre pochi altri sono in effetti abbandonati o inutilizzati. Secondo un'indagine del Ministero della Salute, la situazione è che la larga parte di questi non possa essere considerata "adottabile", banalmente anche perché le coppie proprietarie potrebbero desiderare in futuro di utilizzarli. Insomma non c'è alcun tema di "abbandono" di embrioni.
Anche nel caso in cui ci fossero embrioni "disponibili", non è chiaro se e come le coppie che li hanno creati possano rinunciare a loro in favore di una "adozione". La decisione di cedere un embrione, infatti, è molto delicata e, a livello emotivo e psicologico, può risultare difficile per molti genitori biologici. La legge dovrebbe anche stabilire procedure che rispettino il consenso informato, ma ciò non è scontato in un contesto così complesso.
Il mercato delle gravidanze: embrioni sì, Gpa no?
Non si può parlare di "mercificazione della vita" perché scientificamente non si parla di vita, quando si parla di embrioni. Ma esiste il rischio che si crei un meccanismo di una sorta di "mercificazione" della vita umana, per quanto "potenziale". La creazione di un mercato per gli embrioni, purtroppo, potrebbe innescare una serie di problematiche legate all’etica, le stesse innescate dalla Gestazione per altri: rendere adottabili gli embrioni non sdoganerebbe un mercato dei corpi - o degli embrioni - da considerare reato universale al pari della Gpa?
Potrebbe, per esempio, aprire la strada a pratiche non etiche dove si cerca di "utilizzare" la vita potenziale degli embrioni come se fossero beni commerciabili, sollevando interrogativi su cosa significhi veramente "procreare" e "adottare". E a quel punto vogliamo sapere perché una donna non può rendersi disponibile alla gestazione altruistica e portare avanti la gravidanza per qualcun altro/a ma le coppie possono invece cedere i loro embrioni.
Un altro aspetto problematico riguarda la possibilità che una coppia possa decidere di "adottare" un embrione che, in futuro, potrebbe rivelarsi essere geneticamente troppo distante dai propri desideri e dati biologici. La genetica degli embrioni, infatti, è un fattore determinante, ma con l’adozione di embrioni crioconservati si rischia di creare una situazione in cui una coppia possa trovarsi ad accogliere un bambino con caratteristiche genetiche che non rispecchiano affatto preferenze, quali che siano, e questo al di là di patologie genetiche anche gravi. La difficoltà nell’accettare di crescere un bambino che, pur essendo biologicamente figlio di un'altra coppia, è stato "adottato" a livello legale come se fosse un figlio proprio quando era ancora un embrione, cioè un accumulo di cellule, potrebbe tramutarsi in situazioni disagianti a livello psicologico per tutte le persone coinvolte. Bambino compreso.
Anche a livello pratico, l’adozione di embrioni solleva sfide burocratiche e legali. Ad esempio, dovrebbero essere definite con chiarezza le modalità di "adozione", come si stabilisce il consenso delle coppie proprietarie e come vengono gestiti eventuali conflitti. Inoltre, chi si occuperebbe dell'adozione di un embrione potrebbe non avere il diritto legale di "trasformarlo" in un bambino, dato che la legge italiana è chiara nel considerare l'embrione come "potenziale vita" senza status giuridico fino alla nascita. Ed è qui che si solleva l'aspetto più controverso, quelle che secondo i critici della proposta sarebbero le reali intenzioni della ministra Roccella.
l'embrione da "salvare" come scusa per vietare l'aborto
Il fatto che la proposta di adozione degli embrioni possa essere interpretata come una sorta di alternativa all’aborto potrebbe creare una distorsione del significato della vita e della libertà di scelta. Il rischio di uno sviluppo normativo che reinterpreti la vita prenatale come qualcosa da "salvare" in ogni caso potrebbe portare a una riduzione dei diritti delle donne in merito alla loro salute riproduttiva e alla libertà di scegliere.
Se gli embrioni venissero considerati esseri giuridicamente tutelati, la loro adozione potrebbe segnare un primo passo verso il riconoscimento di una vera e propria personalità giuridica, che, di fatto, li equiparerebbe a un individuo già nato. Questo rappresenterebbe una minaccia per i diritti riproduttivi delle donne, in particolare per il diritto all’aborto, che in Italia è garantito dalla legge 194. La legge attuale sancisce che l’aborto è legale fino alla 12ª settimana di gravidanza, ma, se venisse riconosciuta personalità giuridica all’embrione, anche il diritto a interrompere una gravidanza potrebbe essere messo in discussione.
In sostanza, dare agli embrioni un valore giuridico potrebbe trasformarli in una sorta di "persona" sotto la legge, limitando di fatto la libertà delle donne di decidere autonomamente sul proprio corpo, come è successo in Polonia: grazie a una legge ideologica, nel 2020 il Paese ha stabilito che il feto è considerato un soggetto di diritto e la sua vita deve essere protetta, e che l'aborto è quindi un reato al pari dell'omicidio. Anzi è proprio omicidio.
E infatti è preoccupante l’ideologia innescata dall'adozione degli embrioni: che sembra riflettere - più che una forma di altruismo verso embrioni "abbandonati" che non ci sono - una visione ultraconservatrice, tipica dei movimenti antiabortisti, secondo cui la vita comincia dal concepimento e ogni atto che interrompe questa vita — come l’aborto — dovrebbe essere vietato.
il corpo delle donne (sempre) al centro della questione
Questo tipo di visione non solo rischia di restringere i diritti delle donne, ma potrebbe anche rafforzare una cultura che considera il corpo della donna un semplice veicolo di procreazione, senza riconoscere la sua autonomia e libertà di scelta. In passato, in paesi con leggi molto restrittive sull’aborto, il riconoscimento giuridico degli embrioni è stato il primo passo verso politiche più drastiche.
Negli Stati Uniti, ad esempio, alcune leggi statali che definiscono la persona come "chiunque sia concepito" sono state utilizzate per giustificare politiche che impediscono l’aborto fin dalla fecondazione, annullando il diritto delle donne di scegliere liberamente. La proposta di Roccella potrebbe quindi non solo aprire la strada a una maggiore regolamentazione delle tecniche di fecondazione assistita, ma anche a una revisione complessiva delle leggi sull’interruzione volontaria della gravidanza.
Gli embrioni, secondo il diritto italiano, non sono persone giuridiche, ma entità biologiche. Trattarle come tali, seppur con dichiarate buone intenzioni, potrebbe avere implicazioni devastanti per l’intero sistema legislativo riguardante i diritti riproduttivi. In definitiva, la proposta di Roccella è un passo che va ben oltre la questione dei soli embrioni crioconservati. Si inserisce in un contesto più ampio, dove si mette in discussione non solo la legge sull'aborto, ma anche la libertà di scelta delle donne e la visione della maternità e della paternità in una società moderna. L'adozione degli embrioni potrebbe diventare uno strumento ideologico che rischia di segnare una regressione nei diritti civili, trasformando il corpo della donna in una "fabbrica" di figli e riducendo le sue possibilità di autodeterminazione.
Condividi su