Agnieszka T., l’ennesima donna uccisa dalla legge antiaborto in Polonia
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La storia di Agnieszka T. è un dramma atroce che vede una donna deceduta a 37 anni solamente perché le è stato negato l’aborto. Un racconto che ha dell’assurdo se si pensa che siamo nel 2022. Agnieszka T. era incinta di due gemelli, uno dei quali purtroppo deceduto. Nonostante ciò, la ragazza è stata costretta a portare il feto privo di vita in grembo per una settimana. Difatti, la donna polacca non è stata operata per espellere il feto morto perché l’intervento andrebbe contro quelle che sono le leggi antiaborto vigenti in Polonia. L’ospedale si difende comunicando che l’equipe medica voleva provare a salvare l’altro feto che invece, a causa di quello già morto, è deceduto di conseguenza e così anche la donna incinta. La famiglia di Agnieszka e le associazioni locali stanno muovendo una battaglia al fine di dimostrare pericolosità nonché assurdità della situazione e la necessità di cambiare la legge contro l’aborto.
La storia di Agnieszka T.
Purtroppo, Agnieszka T., a causa di complicanze aveva recentemente perso uno dei due gemellini che avrebbe dovuto partorire a breve. Nonostante la morte di uno dei due feti, la donna non è stata operata perché, secondo le leggi della Polonia, l’intervento sarebbe stato paragonabile all’aborto.
Agnieszka T. era stata ricoverata a fine dicembre nell’ospedale specialistico provinciale di Częstochowa, e, secondo le testimonianze dei parenti che l’hanno accompagnata, la donna era stata tenuta sotto osservazione a causa di vomito e forti dolori alla pancia. Purtroppo, le sue condizioni sono peggiorate velocemente e già il 23 dicembre uno dei due gemelli, che sarebbe andata a partorire di lì a poco, era già morto. A questo punto, teoricamente i medici avrebbero dovuto procedere con un intervento che avrebbe interrotto la gravidanza, ma così non è stato.
Due ricostruzioni dell’accaduto completamente diverse
Secondo quanto spiegato dai familiari della giovane donna, i medici “Hanno aspettato che le funzioni vitali dell'altro gemello cessassero spontaneamente”. I genitori di Agnieszka affermano con certezza che la donna ha portato in grembo per sei giorni il figlio morto, fino alla morte anche del secondo avvenuta il 29 dicembre. Al contrario, l’ospedale rigetta completamente l’accusa dei parenti di Agnieszka, sostenendo che la procedura che hanno seguito era improntata alla salvezza del secondo feto, quello ancora in vita. “Il comportamento dei medici non è stato influenzato da nient'altro che da considerazioni mediche finalizzate alla cura della paziente e dei suoi figli” spiegano i dottori aggiungendo: “C'era la possibilità di salvare il secondo figlio. Tuttavia, nonostante gli sforzi dei medici, anche l'altro feto è morto. A questo punto la decisione di interrompere la gravidanza è stata presa immediatamente. I medici hanno avviato la procedura per l’espulsione che è durata due giorni”. Difatti, soltanto dopo due giorni dalla morte di entrambi i feti i medici sono intervenuti, ma a quel punto le condizioni della donna erano così gravi da essere richiesto lo spostamento in neurologia, dove purtroppo quest’ultima ha avuto un arresto cardiaco ed è morta.
Le star che hanno subito un aborto e hanno trovato la forza di continuare
La gravidanza è un momento magico per ogni donna eppure, in certi casi, la magia si scontra con la dura realtà. Queste donne hanno subito un aborto spontaneo e hanno trovato la forza di continuare nonostante la sofferenza causata da questo tremendo evento.
Alcune donne, come Elisabetta Canalis e Costanza Caracciolo, hanno perso un bambino per poi diventare madri l'anno successivo, dando il benvenuto a Skyler Eva e a Stella.
Anche l'amatissima ex First Lady americana ha vissuto la triste esperienza di un aborto spontaneo. Nel Novembre 2018, infatti, ha raccontato in un'intervista al Good Morning America che 20 anni fa ha passato questo incubo: "Mi sono sentita persa e sola e mi sono sentita come se avessi fallito, perché non sapevo quanto fossero comuni gli aborti spontanei dato che non se ne parlava. Ci chiudevamo nel nostro dolore pensando di essere in qualche modo rotte".
Ecco quali sono le donne che hanno subito un aborto e che hanno trovato la forza di andare avanti.
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L'assurdità della legge antiaborto in Polonia
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Non è, purtroppo, la prima volta che in Polonia una donna incinta muore a causa delle leggi che vietano l’aborto. Ricordiamo Izabela Sajbor, parrucchiera polacca di 30 anni, che alla ventiduesima settimana (metà gravidanza) era stata ricoverata in ospedale per la perdita del liquido amniotico e, anche in questo caso, i dottori, invece di intervenire subito cessando la gravidanza, hanno aspettato che il feto (malformato) morisse da solo, una procedura a cui è conseguito anche il decesso della madre.
È passato un anno esatto da quando è entrata in vigore la legge antiaborto in Polonia, una legge che vieta l’interruzione della gravidanza anche in caso di malformazione del feto. Oltre a quelle antiabortiste, sono diverse le norme che stanno impattando sul Paese, generando esiti tragici e paradossali nella vita di milioni di polacchi: come i crimini di matrice omofoba o gli aborti clandestini che, nel 2022, sono all’ordine del giorno. Problemi che pensavamo di esserci ormai lasciati alle spalle e che invece tornano a farci visita, rendendo ancora più urgenti le lotte portate avanti dai grandi e piccoli attivisti che si impegnano giornalmente perché drammi come quello che ha coinvolto Agnieszka non si ripetano mai più.
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