Vittorie, cadute e rinascite di Sara Errani, la signora del doppio
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Cent'anni dopo. L'Italia aveva vinto una sola medaglia nel tennis olimpico con Uberto de Morpurgo a Parigi 1924, quando nella finale per il bronzo battè Jean Borotra - uno dei Quattro moschettieri del tennis francese - in cinque combattuti set. Ed era destino che la storia si scrivesse nuovamente a Parigi, ai Giochi della parità di genere, per mano di due donne separate da nove anni di età e unite da identica determinazione. Quella che le ha portate a vincere a loro volta una finale, questa volta per l'oro, spingendo per la prima volta l'Italia sul gradino olimpico più alto nel tennis. Un successo che è stato anche una sorta di passaggio di consegne tra Sara Errani e Jasmine Paolini, la prima numero 5 al mondo nel 2013, la seconda salita fino alla stessa posizione nel 2024.
UNA COPPIA FORMIDABILE CON ROBERTA VINCI
Quella di Errani è la storia di una atleta andata oltre i suoi limiti fisici. In pochi davano credito a quei 164 centimetri di altezza e a una prima palla di servizio che assomigliava a una seconda di tantissime tenniste del Wta, il circuito professionistico femminile. Una condizione ribaltata con intelligenza tattica, sensibilità tecnica e ferocia agonistica che l'hanno spesso portata a prevalere in incontri dalle lunghezze infinite. Nel 1999, a dodici anni, sceglie il tennis come ragione di vita: lascia la Romagna per gli Stati Uniti, va alla Accademia di Nick Bollettieri, una garanzia nella valorizzazione del talento. Nel 2007 arrivano i primi tornei ed Errani si inserisce con personalità nel mondo del tennis che, a cavallo degli anni Dieci, tante soddisfazioni regala all'Italia. Francesca Schiavone conquista per la prima volta una prova dello Slam, a Parigi nel 2010, mentre nel 2015 ecco la finale tutta italiana agli Us Open tra Flavia Pennetta e Roberta Vinci, vinta dalla prima. Una superiorità del nostro movimento certificata in Fed Cup, la versione al femminile della Coppa Davis. Dopo il successo del 2006 arrivano i trionfi del 2009, 2010 e 2013, con Errani protagonista. Sono gli anni migliori della tennista romagnola. Meglio, il 2012 è l'anno in cui diventa un volto abituale nelle finali di un torneo, soprattutto in doppio. Fa coppia con Vinci, un sodalizio che nasce l'8 febbraio 2009 proprio in Fed Cup quando battono la coppia francese nei quarti. Sono un sinonimo di garanzia, come lo era stato il duo al maschile formato da Adriano Panatta e Paolo Bertolucci. Nel 2012 sono la prima coppia tutta italiana ad approdare in una finale di uno Slam. Accade in Australia, perdono con le russe Svetlana Kuznecova e Vera Zvonareva. Una delusione cancellata pochi mesi dopo quando il destino vuole che il Roland Garros sia il torneo del primo successo azzurro. Come capitato quest'anno a Paolini, Errani approda anche alla finale in singolo, battuta in due set dalla russa Maria Sharapova. Successivamente raggiunge la semifinale agli Us Open, sconfitta ancora in due set da Serena Williams, ma si rifà vincendo il doppio con Vinci e coronando un anno in cui, come singolarista, conquista Acapulco, Barcellona, Budapest e Palermo e, come doppista, gli Internazionali d'Italia a Roma.
IL GRANDE SLAM IN DUE ANNI
La terra rossa è la superficie preferita. Rivoluziona la concezione del tennis, facendo diventare il turno di risposta il suo punto di forza e cercando di difendersi al meglio quando le tocca servire. Spesso lo fa anche battendo dal basso, per sorprendere l'avversario e per proteggere una spalla che soffre di problemi articolari. Limita al massimo i propri errori e induce le avversarie a commetterne. Ed è brava sotto rete, esaltandosi in doppio. Realizza un personale Grande Slam (la vittoria nei quattro tornei più importanti del circuito) affermandosi anche agli Australian Open (2013 e 2014) e a Wimbledon (ancora 2014): il 10 settembre 2012 è la numero uno al mondo, cui affianca il 20 maggio 2013 il numero 5 in singolo. Poi, nel 2015, il successo di Auckland e la decisione di separarsi: Errani vuole concentrarsi sulla propria carriera in solitaria, ma le cose non vanno come preventivato. Nel 2016 ha un calo di rendimento, nel 2017, è coinvolta in un caso di doping: positiva al letrozolo, sostanza contenuta in un farmaco preso della madre per una recidiva di tumore al seno. Ad agosto è sospesa due mesi, la pena minima perché è riconosciuta l'ingestione accidentale di cibo contaminato. Lei si difende sostenendo che inibisce le prestazioni femminili. La vicenda si trascina fino all'11 giugno 2018 quando il Tas, il Tribunale arbitrale dello sport, stabilisce che l'ingestione è stata accidentale, ma accoglie parzialmente il ricorso di Nado Italia (Organizzazione nazionale antidoping), aggiungendo altri otto mesi che la obbligano a un nuovo stop.
IL RIENTRO DOPO LA SQUALIFICA
Il rientro è complicato. In singolo la classifica bassa la obbliga a passare attraverso le qualificazioni. In doppio scende per la prima volta in campo con Paolini in Fed Cup, nell'aprile 2019 a Mosca, in un playout con la Russia. Un match ininfluente, perché le azzurre sono state già eliminate. La romagnola non si arrende, vuole smentire chi la ritiene a fine carriera. Nel 2023 rientra nella top 100 in singolo e il 21 ottobre torna a vincere un doppio, a distanza di cinque anni dal successo di Auckland. Al suo fianco c'è Paolini, trionfano al Jasmin Open di Monastir. Partita dopo partita, scoprono di completarsi l'un l'altra. Paolini è l'italiana in ascesa che, sotto la guida di Renzo Furlan, ha acquistato la fiducia che completa un bagaglio tecnico importante e una forza fisica che va oltre i 163 centimetri di statura. Errani comanda il gioco, stabilisce la tattica e, sotto rete, è ancora maestra di tocco e sensibilità.
UN TRIONFO CHE NASCE A CENA
In quel 2023 nasce l'idea di qualificarsi per le Olimpiadi: «Giochiamo insieme con continuità e proviamoci» dice Sara a Jasmine proprio a Parigi, a una cena durante un torneo che non hanno affrontato assieme. Il 2024 è l'anno della consapevolezza. Al successo di Linz in un torneo 250, seguono quello di Roma e la finale al Roland Garros, battute da Gauff e Siniaková. Ai Giochi si presentano con un vantaggio in più, dato dall'affiatamento di giocare assieme, una condizione che non si vede spesso nei tornei. Sono la testa di serie numero 3 in tabellone, nei fatti sono le favorite. Hanno un solo momento di affanno al secondo turno con le francesi Garcia-Parry battute 10-8 in un super tie-break poco amato. Lo stesso super tie-break decisivo con le giovanissime russe Andreeva-Šnaider, brave a dominare 6-2 il primo set e poi sgretolatesi di fronte alla compattezza azzurra. L'oro è celebrato dal sorriso di Jasmine e dalle lacrime di Sara, risalita dall'abisso ed entrata nel gruppo ristretto di vincitrici di un Golden Slam, la medaglia olimpica aggiunta ai quattro grandi tornei (impresa riuscita alle sorelle Williams insieme con Gigi Fernandez, Barbora Krejcikova, Katerina Siniaková e Pam Shriver). Errani che strappa nel giro di poche ore anche il primato di longevità a Novak Djokovic, diventato a 37 anni e 74 giorni il più anziano oro nel tennis dalla reintroduzione a Seul 1988. Sara lo ha fatto a 37 anni e 97 giorni e il suo pianto, insieme a quello di Nole, è stata la risposta a quanti pensano che il tennis alle Olimpiadi sia un intruso.
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