Surya Bonaly, la pattinatrice sul ghiaccio che rovesciò il mondo
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Ha dodici anni, Surya Varuna Claudine Bonaly, quando vede in televisione Norbert Schramm, campione tedesco di pattinaggio sul ghiaccio, compiere un backflip, un salto mortale all’indietro, e atterrare con una semplicità che la induce a credere che non sia poi così difficile. È cresciuta osservando e ammirando le “principesse di ghiaccio”, le sue eroine: ragazze che con le loro acrobazie mettevano il mondo ai loro piedi.
SPIRITO DI RIBELLIONE
I genitori, una donna originaria dell’Isola di Reunion e un uomo della Costa d’Avorio, l’avevano chiamata Claudine. A diciotto mesi venne adottata da Suzanne e Georges Bonaly, una coppia di Nizza. Fu Suzanne ad avviarla al pattinaggio su ghiaccio. Surya è forte, coraggiosa, motivata. Quando racconta al suo allenatore di essere rimasta ammirata dal backflip di Schramm, l’uomo sorride. Sa quanto sia difficile e imprevedibile quel salto. Ma sa anche che davanti a sé ha la ragazza giusta per stupire tutti. «Provaci anche tu!». Non è difficile convincere Surya, già tentata dal fascino del rischio implicito. Ci prova. E ci riesce. La scarica di adrenalina che le attraversa il corpo un attimo dopo non la abbandonerà più e sarà una costante della sua vita, insieme a un evidente spirito di ribellione.
IL SALTO VIETATO
Surya fu campionessa di Francia dal 1989 al 1997 e campionessa europea dal 1991 al 1995, ma non riuscì mai a vincere il titolo mondiale (per tre volte fu seconda, tra il 1993 e il 1995) e neppure le Olimpiadi. Partecipò a tre edizioni dei Giochi: nel 1992 ad Albertville, dove pronunciò il giuramento, a Lillehammer nel 1994 - dove fu tentata di non salire sul podio perché non condivideva il verdetto della giuria: fu lo sguardo della madre a convincerla - e a Nagano nel 1998. Fu proprio in Giappone che decise di sfidare il destino e il mondo, dopo avere sbagliato un triplo Salchow che, di fatto, le tolse ogni speranza di vincere una medaglia. Dovete sapere che il backflip, nel frattempo, era stato vietato dalla federazione internazionale perché ritenuto troppo pericoloso e, secondo qualcuno, addirittura poco decoroso, qualcosa più da saltimbanchi del ghiaccio che da campioni dello sport.
«TENETEVI LE MEDAGLIE»
Nella sua mente scattò un flash, il ricordo di quando tredici anni prima aveva tentato con successo di emulare quel fenomeno tedesco.
«Io ci provo. Sì, io ci provo perché il pensiero che sia qualcun’altra a farlo me lo terrei dentro come un tarlo». Il suo backflip andò oltre la perfezione, perché Surya atterrò su un piede e nessuno l’aveva mai fatto. Strappò l’ovazione al pubblico, ma il capolavoro le costò una penalizzazione pesante nel punteggio. Finì al decimo posto, però entrò nella storia. «Tenetevi le medaglie. Io sono felice così».
«DISCRIMINATA PER LA MIA PELLE»
Dopo quelle Olimpiadi, lasciò la Francia, passò al professionismo e prese anche la cittadinanza statunitense. «È importante seguire ciò che pensi sia giusto per te, anche se è difficile», ha raccontato spesso negli anni seguenti, ricordando anche le tante volte in cui si era sentita discriminata per il colore della pelle. Da quest’anno il backflip, tentato per la prima vlta nel 1976 dallo statunitense Terry Kubicka, è tornato legale. Bonaly non ha gioito alla notizia: «La rarità è ciò che rende una cosa speciale. Se ne vedi troppi, diventa banale».
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