Chloe Kim, la snowboarder più forte dell'odio
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Una campionessa che si sente straniera a casa propria. Chloe Kim è nata a Long Beach in California il 23 aprile 2000. Una statunitense di seconda generazione ma che in tanti, troppi, non considerano tale. Soprattutto nell'America di oggi, quella in cui Donald Trump e i suoi seguaci più ideologizzati hanno posto il "diverso" tra i nemici da combattere. Kim è considerata la più forte interprete al mondo dell'half-pipe, è un volto conosciuto perché ha partecipato a trasmissioni televisive, è stata protagonista di uno spot pluripremiato della Nike con altre grandi dello sport, è comparsa su copertine di riviste. È stata persino citata da Frances McDormand nel discorso del 2018, quando fu premiata con l'Oscar quale miglior attrice e Chloe aveva appena vinto il suo primo oro olimpico. La Kellogg, sempre in quell'anno, mette in commercio una edizione limitata di una scatola di cornflakes con il suo volto in primo piano: esaurita in sette ore. Ma tutto questo non basta e Kim lo vive sulla propria pelle, fin da quando compare a 13 anni sulla scena internazionale degli sport invernali. Gli hater la accusano di “portare via le medaglie alle ragazze bianche americane della squadra" (dimostrandosi anche ignoranti in geografia, quando la invitano a "tornare in Cina"...). Un clima di odio aumentato nel periodo della pandemia di Covid-19, per la diffidenza diffusa verso tutto ciò che era legato all'Asia, in cui Kim si trova immersa, quando racconta di portare sempre con sé un coltello, uno spray al peperoncino e un taser se esce per le commissioni.
TROPPO GIOVANE PER I GIOCHI INVERNALI
È la follia dell'America attuale, una marea montante d'odio che non risparmia nessuno: dalle persone più umili alle stelle affermate. Quella di Kim comincia a brillare prestissimo, a quattro anni incontra lo snowboard nel resort di Mountain High, nel sud della California. Due anni dopo comincia con le gare, a tredici entra nella Nazionale statunitense. È già un fenomeno dell'half-pipe, la rampa a sezione semicircolare paradiso degli skater metropolitani. Trasporta le loro acrobazie sulla neve, lasciando tutti meravigliati. Una predisposizione assecondata dalla famiglia. Papà Boran Yoon Kim lascia il lavoro per seguirla: era scappato, insieme con la moglie Jong Jin Kim, dalla Sud Corea non ancora pienamente democratica, con appena 800 dollari in tasca. Uno tosto, che lavora e si diploma al college in tecnologia di ingegneria fatturiera. Una vita che il talento di Chloe rivoluziona. Nel gennaio 2014 conquista la medaglia d'argento nel supepipe agli X Games, l'evento sportivo-commerciale organizzato ogni anno del network televisivo Espn. Poco dopo, dal 7 febbraio, inizia l'Olimpiade invernale di Sochi, in Russia. Brava, bravissima, ma troppo giovane per poter prendervi parte: non ha neppure 14 anni. Gli X Games diventano così il personale parco giochi, tra 2015 e 2025 conquista otto medaglie d'oro, nessuna altra atleta ha saputo raccogliere un bottino simile.
DA PECHINO A MILANO-CORTINA
E i Giochi? Chloe ha il tempo dalla sua parte e può subito rifarsi della delusione di Sochi. Nel 2018 l'Olimpiade è ospitata a Pyeongchang, in quella Corea del Sud da cui sono partiti i genitori. Tutta la famiglia, nonna compresa, è presente. Nella finale del 14 febbraio lei e Shaun White (in campo maschile) sono i protagonisti più attesi. E non deludono: oro per entrambi. Kim precede la cinese Liu Jiayu e la statunitense Arielle Gold. Nessuna era salita così giovane sul gradino più alto del podio, «rappresento le mie due patrie, Sud Corea e Stati Uniti», racconta ai cronisti. Quattro anni dopo si ripete, in quella Pechino dove avrebbe voluto spedirla qualche razzista. Precede la spagnola Queralt Castellet e la giapponese Sena Tomita. Anche qui stabilisce un primato, è la prima atleta a conquistare l'oro in due edizioni consecutive dei Giochi nell'half-pipe.
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