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Sofia Goggia, l'araba fenice dello sci più forte degli infortuni

Sofia Goggia è tornata in pista dieci mesi dopo l'ennesimo guaio fisico: un secondo e un primo posto a Beaver Creek. È la regina della velocità, tra coraggio, tecnica e una carattere che non si arrende mai.
di Sandro Bocchio & Giovanni Tosco

Si fa prima a dire che cosa si è salvato rispetto a che cosa si è rotto: il braccio destro. Soltanto lì Sofia Goggia non ha mai patito un infortunio. Gli altri arti? Un calvario, tra fratture e stiramenti. E, spesso, problemi seri, serissimi. Come le due volte in cui è andato a pezzi il legamento crociato, infortunio principe delle donne che fanno sport: chiedere alle calciatrici, per informazioni. Neanche la testa l'ha scampata: un trauma cranico del 2011. L'hanno paragonata a un cyborg, è più bello pensare a lei come all'araba fenice, l'uccello della mitologia greca che ogni volta rinasceva dalle proprie ceneri. Goggia è così, sempre pronta a ripartire da ogni infortunio. L'ha mostrato l'ultima volta a Beaver Creek, dieci mesi dopo essersi fratturata tibia e malleolo tibiale in allenamento: una caduta a Ponte di Legno, il 5 febbraio. Il ritorno il 14 dicembre negli Stati Uniti, secondo posto nella libera, alle spalle di Cornelia Hütter. Già questo poteva bastare per gridare al miracolo sportivo, ma Sofia ha voluto fare di più. Così, il giorno dopo, rieccola prima sul podio, in supergigante. Un successo celebrato a fine discesa con un passo di samba, come fa Lucas Pinheiro Braathen, tornato in Coppa del mondo da brasiliano dopo aver corso per anni per la Norvegia e dopo l'ennesimo litigio nel team. Una gara che è stata come l'operazione, costruita curva dopo curva, rimettendo insieme «pezzo dopo pezzo e, alla fine, se lo fai bene, ne escono cose straordinarie».

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IL DUALISMO CON BRIGNONE

Come straordinario è il percorso sportivo di Goggia, leader di un gruppo di atlete che forma la squadra più forte nella velocità nel circuito mondiale. Se l'Italia fatica in slalom e si difende bene in gigante, diventa l'esempio da seguire quando si parla di discesa libera e supergigante. Due specialità in cui servono follia e incoscienza quando si posizionano le punte verso il basso al cancelletto di partenza. Ma serve anche la tecnica: logica quando il percorso prevede le porte e comunque necessaria in libera, su percorsi che devi conoscere a memoria, centimetro dopo centimetro, per non lasciarti sbalzare da un dosso imprevisto o buttare nelle reti da una curva affrontata male. Goggia lo sa fare benissimo e con lei Federica Brignone, la figlia di Maria Rosa "Ninna" Quario (ottima azzurra, soprattutto in slalom, sul declinare degli anni Settanta) capace di diventare ancora più brava e vincente poco prima dei trent'anni: prima italiana a vincere la classifica generale nel 2020. Due caratteri decisi, non amiche ma rispettose l'una dell'altra. E, dietro loro, un gruppo eccellente, forse reso ancora più forte dall'incidente mortale in allenamento, a fine ottobre, della giovanissima Matilde Lorenzi.

sofia goggia
sofia goggia  (getty images)

DALLA CITTÀ ALLE PISTE

Brignone e Goggia sono sciatrici di città, come lo fu il bolognese Alberto Tomba, il primo a inserirsi in campo maschile tra altoatesini e valdostani. Federica di Milano, Sofia di Bergamo. E la determinazione di Goggia nel ripartire ogni volta è sicuramente quella dei suoi concittadini, uomini del fare e non del parlare. Sofia si affaccia alle gare il 28 novembre 2007, poco dopo aver compiuto quindici anni. Comincia a vincere nella stagione 2008-09, con i titoli italiani (categoria aspiranti) in gigante, supergigante e slalom. Nella stagione successiva il debutto in Coppa Europa e nel 2010-11 il primo serio infortunio al ginocchio sinistro nella prima gara stagionale, il gigante di Kvitfjell in Norvegia: lesione del crociato sinistro. È l'avvio dell'alternarsi tra vittorie e guai fisici che costella la carriera. Nel 2011-12 entra nelle Fiamme Gialle (il gruppo sportivo della Guardia di finanza) e debutta in Coppa del mondo senza concludere il gigante di Lienz, in Austria. In Coppa Europa ottiene il primo podio a Jasná, in Slovacchia, e la prima vittoria il 14 febbraio a Selle Nevea. Dieci giorni dopo il primo serio ko: stiramento dei collaterali delle ginocchia e frattura del piatto tibiale. La stagione successiva propone una presenza più importante in Coppa del Mondo, con tre tappe in gigante senza mai classificarsi. Partecipa al Mondiale di Schladming in Austria, chiudendo con un sorprendente quarto posto in supergigante, a 5 centesimi dal podio, e vince la Coppa Europa di discesa. Questi risultati la portano in prima squadra nel 2013-14 quando coglie i primi punti nel supergigante di Beaver Creek, una gioia subito spenta dalla successiva rottura del crociato anteriore sinistro nella libera di Lake Louise in Canada. Rientra proprio nella stessa località un anno dopo e dal 2016-17 colleziona le prime affermazioni internazionali: il 26 novembre sale sul podio, terza in gigante a Killington negli Stati Uniti, quindi il 4 e 5 marzo vince la libera e il supergigante a Pyeongchang, in Corea del Sud. Al Mondiale di Sankt Moritz, con il bronzo in gigante, ottiene l'unica medaglia della deludente spedizione italiana.

sofia goggia
sofia goggia  (getty images)

SULLE ORME DI ZENO

Pyeongchang torna trionfalmente nel 2018: ai Giochi c'è la medaglia d'oro in discesa davanti alla norvegese Ragnhild Mowinckel e alla formidabile statunitense Lindsey Vonn. L'Italia non chiudeva prima in questa specialità dal 1952, quando Zeno Colò vinse a Oslo. In Coppa del mondo Goggia vince tre gare e il 14 gennaio a Bad Kleinkirchheim, in Austria, chiude davanti a Brignone e Nadia Fanchini per un podio tutto azzurro in discesa. A fine stagione conquista la prima coppa di specialità, precedendo Vonn di tre punti. Le annate successive sono costellate da altri guai. Ci sono quelli personali come la frattura nel malleolo peronale nel 2018 e quella scomposta del radio sinistro nel 2020. E ci sono quelli planetari, come la pandemia da Covid che, sempre nel 2020, porta alla chiusura in anticipo della stagione.

sofia goggia
sofia goggia  (getty images)

ORO SFUMATO PER 16 CENTESIMI

Il destino avverso si fa incontro nuovamente il 31 gennaio 2021, quando subisce la frattura scomposta del piatto tibiale destro mentre scia su una pista turistica di  Garmisch-Partenkirchen, in Germania. Deve saltare i Mondiali di Cortina d'Ampezzo, ma ha un vantaggio tale da vincere la coppa di specialità davanti a Corinne Suter. La svizzera le procura una delusione ai Giochi di Pechino 2022, batte Sofia in discesa per 16 centesimi, terza è l'altra azzurra Nadia Delago. Goggia si rifà in Coppa del mondo, con la vittoria nella classifica di specialità davanti a Suter. Straordinario quanto offre in due occasioni nel dicembre 2021. A Lake Louise vince la libera il 3 e il 4 e il supergigante il 5, in Val-d'Isère vince la libera il 18 e il supergigante il 19. Quindi, il 22 gennaio, si prende la soddisfazione di chiudere prima a Cortina d'Ampezzo, sulla bellissima pista delle Tofane. È ancora più dominante l'anno successivo, quando chiude la classifica di libera con quasi 200 punti di vantaggio (740 a 551) sulla slovena Ilka Štuhec, frutto di cinque vittorie con la solita doppietta a Lake Louise il 2 e 3 dicembre. E la stagione 2023-24 si chiude prima del tempo, dopo un paio di vittorie a Sankt Moritz in Svizzera (l'8 dicembre in supergigante) e ad Altenmarkt in Austria. Il 5 febbraio è il giorno dell'appuntamento con l'ennesimo infortunio. Un guaio che, a trentadue anni, avrebbe messo al tappeto chiunque. Non una testarda bergamasca, pronta a rinascere ancora una volta dalle sue ceneri.