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Aggiornato il: 2 minuti di lettura

Francesca Porcellato: la Rossa volante che è già nella leggenda

Campionessa di atletica, sci nordico e ciclismo, nelle Paralimpiadi ha vinto 3 ori, 4 argenti e 8 bronzi. E a Parigi sarà ancora protagonista a 53 anni.
di Sandro Bocchio & Giovanni Tosco

Come lei nessuno. Se c’è un’atleta (anche senza apostrofo…) che rappresenta nel migliore dei modi la forza e la determinazione del mondo paralimpico, il suo nome e il suo cognome sono Francesca Porcellato. La Rossa volante, come è soprannominata da sempre e come si intitola l’autobiografia pubblicata nel 2022 e scritta con il giornalista Matteo Bursi, a Parigi parteciperà per la dodicesima volta alle Paralimpiadi, nelle quali il suo bilancio è già straordinario: tre medaglie d’oro, quattro d’argento e otto di bronzo. Come se non bastasse tutto questo, il suo percorso è stato declinato attraverso tre discipline sportive: l’atletica, lo sci nordico, il ciclismo.

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LE ALI E LA LIBERTÀ

Aveva diciotto mesi quando venne investita da un camion. Si salvò per miracolo, ma l’incidente le causò la lesione al midollo spinale, privandola dell’utilizzo delle gambe. A sei anni arrivò la sua prima carrozzina: «Ritrovai così le mie ali e la mia libertà. Proprio alla luce di questa riflessione, non considero la carrozzina una costrizione, ma un mezzo per fare quello che voglio e che mi ha permesso il sogno di diventare atleta» ha raccontato, esprimendo così la filosofia alla base della sua esistenza. Francesca disse ai genitori che avrebbe voluto andare velocissima e partecipare alle gare sui cento metri, la specialità riservata per l’appunto a chi si gioca tutto in un respiro. Quando alcuni ragazzi disabili le proposero di dedicarsi al tennis tavolo, capì che la sua sarebbe diventata una missione: dimostrare che nessuno poteva correre veloce come lei.

Francesca Porcellato
Francesca Porcellato  (getty images)

LA GRANDE SVOLTA

Nel 1988 tutto quello che aveva sperato divenne realtà nell’attimo in cui salì sull’aereo che la portò a Seul per le prime Paralimpiadi della sua carriera. «Tanta felicità, tanto entusiasmo. Attorno a noi c’era anche un po’ di folklore, con carrozzine, protesi e stampelle decisamente più ingombranti e brutte di quelle di oggi. All’epoca era complicato anche affrontare certi argomenti legati al linguaggio e all’uso di termini dispregiativi o comunque espressi con superficialità. Negli ultimi anni il movimento è cresciuto tantissimo»: per le prestazioni, certo, ma anche per il rispetto ottenuto. A Seul arrivarono due medaglie d’oro (nei 100 e nella staffetta 4x100) e una d’argento (nei 200). Arricchì il proprio palmarés a Barcellona nel 1992, a Sydney nel 2000 e ad Atene nel 2004. Conquistò anche nove medaglie nei Mondiali e dieci negli Europei e dimostrò una straordinaria versatilità che l’ha portata a cimentarsi nelle maratone: ha trionfato a New York, Londra e Boston. «Ne ho vinte settanta su cento in tutto il mondo, ma l’emozione più grande l’ho provata a Cesano Boscone, dove sono riuscita a impormi malgrado il vento contrario e le mani insanguinate. Lì ho davvero capito di poter abbattere i miei limiti e ho compiuto il salto di qualità mentale decisivo per le prestazioni successive».

Francesca Porcellato
Francesca Porcellato  (getty images)

IL SALTO NEL FONDO

Nel 2006 Torino ospitò i Giochi invernali e la tentazione di partecipare nel proprio Paese alla più importante competizione fu irresistibile. Porcellato decise di cimentarsi con il fondo, partendo dalla giusta convinzione che il tipo di preparazione atletica non fosse molto diverso da quello necessario per le maratone. Conquistò il pass per la Paralimpiade al primo tentativo. I risultati non furono poi all’altezza delle aspettative (ultima e penultima), ma paradossalmente le diedero una spinta ulteriore per l’edizione successiva, quella di Vancouver 2010. Qui vinse la prova sprint. Era il 21 marzo: trentotto anni prima, in quello stesso giorno, ebbe l’incidente che cambiò per sempre la sua esistenza. «Una coincidenza incredibile per una festa incredibile», confessò tra le lacrime.

NON C’È IL DUE SENZA IL TRE

Il passaggio all’handbike fu un suggerimento di Dino Farinazzo, il marito-allenatore-sponsor con un passato da tipografo. «Lo accolsi volentieri perché in fondo avevo sempre usato l’handbike per allenarmi durante il periodo estivo e come paraciclista non andavo affatto male». La nuova passione la portò a conoscere Alex Zanardi, «uomo vincente, spettacolare e carismatico». Fu soprattutto grazie a lui se lo sport paralimpico ha iniziato a ottenere una visibilità sempre maggiore. Francesca, da parte sua, ha dimostrato anche nella nuova disciplina di poter gareggiare ai livelli più alti: nel 2016, a Rio de Janeiro, conquistò due medaglie di bronzo e nel 2021, nei Giochi di Tokyo, quella d’argento. Adesso, la aspetta Parigi: esserci è già tantissimo, ma la Rossa volante, l’avrete capito, non è abituata ad accontentarsi.