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Federica Brignone, scoprirsi imbattibile a 34 anni

Federica Brignone, scoprirsi imbattibile a 34 anni
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Federica Brignone ha trionfato nella Coppa del mondo di sci alpino: ha vinto classifica generale, quella di discesa libera e di gigante. Ma una brutta caduta la obbliga a un lungo stop.
di Sandro Bocchio & Giovanni Tosco

Era stata una stagione che pareva riduttivo definire straordinaria. Fino al 3 aprile, fino ai campionati italiani in Val di Fassa, in cui l'amato gigante l'ha tradita. Federica Brignone è caduta violentemente nella seconda manche, inforcando una porta e rendendo necessario il trasporto in elicottero in un ospedale milanese: rottura del legamento crociato anteriore, frattura scomposta pluriframmentaria del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra, questo l'esito dei medici dopo l'intervento chirurgico. Era il penultimo appuntamento stagionale, prima del supergigante. Ancora due gare per rendere omaggio ai tifosi e per chiudere una stagione in cui, scollinati i 34 anni, Brignone si è scoperta imbattibile. Ora l'attende un lungo percorso riabilitativo, ma sarà difficilissimo - se non impossibile - vederla in gara a Milano Cortina 2026, l'Olimpiade di casa. È stata una bruttissima botta, dopo una annata di trionfi, in cui ha portato a casa la Coppa del mondo di sci alpino nella classifica generale e in due delle tre specialità in cui ha gareggiato: gigante e la discesa libera. La più forte di tutte, su un podio di ultratrentenni: prima con 1.594 punti (nuovo record assoluto per un italiano, battendo il precedente già suo) davanti ai 1.272 della 33enne svizzera Lara Gut-Behrami e ai 931 della 32enne Sofia Goggia. Prima e terza, un altro risultato mai visto nella storia dello sci azzurro. La seconda volta di Brignone, dopo il successo del 2020.

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SUCCESSO SENZA GAREGGIARE

Oggi, come allora, non c'è stata la festa al termine di una discesa. Cinque anni fa la vittoria diviene ufficiale con lo stop allo sport decretato dalla pandemia causata dal Covid. Il 29 febbraio si classifica seconda nel supergigante di La Thuile: è l'ultima gara, sono cancellate le dieci successive. Federica chiude davanti alla formidabile Mikaela Shiffrin. «Ero a Åre, con Pirovano, Bassino e il fisioterapista Gigi, in una casetta a bere the. Arriva il messaggio: “Tutto cancellato, la guerra è finita”. Ci siamo trovati insieme a festeggiare, solo noi». Questa volta, a Sun Valley nell'Idaho, è stato il maltempo a cancellare la libera e a dare la certezza aritmetica. Una formalità di pochi punti dopo che il 14 marzo, nella "sua" La Thuile, era arrivata terza e prima nei due superG, scavando il solco decisivo tra sé e Gut-Behrami.

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FIGLIA D'ARTE

È stato lungo il percorso di Brignone, brava a non farsi schiacciare dal peso di essere una figlia d'arte. La mamma è Maria Rosa "Ninna" Quario, quattro vittorie e 15 podi - tutti in slalom - tra 1979 e 1983, oggi giornalista. Il papà è Daniele, istruttore a Courmayeur, che mette gli sci ai piedi alla piccola (nata a Milano il 14 luglio 1990) quando ha un anno e mezzo. L'amore per la neve è immediato, come passione e gioco. Poi cresce la consapevolezza di valere come atleta. Debutta in Coppa del mondo il 28 dicembre 2007, nel gigante di Lienz, senza concluderlo. Il 6 marzo 2009, ai Mondiali juniores di Garmisch-Partenkirchen, vince l'oro in combinata (la somma dei tempi in libera, gigante e slalom). In quella stagione, il 24 ottobre arrivano i primi punti in Coppa, con il 21° posto a Sölden, e il primo podio (terza), nella gara successiva ad Aspen, il 28 novembre, sempre in gigante. Un cammino che la porta alla prima medaglia mondiale, l'argento nel gigante ancora a Garmisch-Partenkirchen, a soli 9 centesimi da Tina Maze. Un cammino che subisce un brusco rallentamento per i problemi alla caviglia destra e che la obbligano a una lunga parentesi di anonimato.

LA PALESTRA DELLA TIGRE

La svolta arriva nel 2015, decisivo l'incontro con il preparatore Federico Colli. La caviglia va a posto e parte il percorso di costruzione della campionessa, in cui il talento è sostenuto da fisico e mente. Un cambiamento che passa anche attraverso i segni. Brignone personalizza il casco di gara con il disegno di una tigre: spicca quando abbassa la testa al cancelletto di partenza, dopo essersi data la carica con colpi al petto. L'ispirazione arriva nella palestra (meglio, il garage) dove lavora con Colli, a pochi minuti da Courmayeur. C'è un murale con l'Uomo Tigre, protagonista di uno dei più popolari manga giapponesi e personaggio che riflette la ritrovata grinta. Poi, nel 2017, nello staff entra il fratello Davide, di tre anni più giovane, allenatore e, insieme, angelo custode. La persona con cui si confida. A mamma e papà si aggiunge il fidanzato Davide, sempre protetto dalla luce dei riflettori. E un ruolo fondamentale lo ricopre Danilo Sbardellotto, liberista negli anni Ottanta e oggi skiman che si prende cura di Brignone, dopo aver preparato gli sci di azzurre come Deborah Compagnoni, Isolde Kostner e Daniela Ceccarelli. Una famiglia allargata che protegge Federica, aiutandola nella maturazione definitiva.

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LA VITTORIA E LA CRISI

Il 24 ottobre 2015 arriva la prima vittoria in Coppa del mondo, nel gigante di Sölden, antipasto alle medaglie olimpiche di Pyeongchang nel 2018 (bronzi in gigante e combinata). Si dedica anche alla velocità pura, affiancando la discesa libera al superG, chiave per allargare il campo dei punti da raccogliere in Coppa: «Mi sono concentrata sulla scorrevolezza, su come distribuire i carichi». Arriva così il 2020, che la consegna alla storia come la prima italiana a vincere la generale con 11 podi (5 primi posti, 5 secondi e un terzo). Un successo che però non dà serenità: sono i giorni della pandemia, Brignone vive male l'impossibilità di condurre una esistenza limitata nei rapporti umani. L'atteso Mondiale di Cortina 2021 è un flop: «A fine stagione temevo smettesse - così il fratello Davide -, soffriva la situazione in cui non poteva interagire con le persone».

LA COPPA TRA LE MANI

Una condizione da cui si risolleva riprendendo confidenza con le amati nevi. Il 12 dicembre 2021, battendo Elena Curtoni nel superG di Sankt Moritz, centra il 17esimo successo e supera Compagnoni: è l'italiana più vincente in Coppa. E gli anni Venti consegnano una Federica che si esalta nel duello interno con Goggia e che stimola le più giovani a crescere. A Pechino 2022 conquista l'argento in gigante e, poco dopo, ottiene la Coppa di specialità in superG. Nel 2023, ai Mondiali di Courchevel/Méribel, vince l'oro in combinata e l'argento nel gigante. Ma, soprattutto, in Coppa del mondo trova la continuità giusta per competere con Gut-Behrami. E se nel 2024 la svizzera la precede in generale, in superG e gigante, nel 2025 le posizioni si ribaltano. Così l'oro nel gigante e l'argento in superG ai Mondiali di Saalbach-Hinterglemm sono la premessa a un finale di stagione straordinario («Neppure io osavo sognarlo così»), con la coppa finalmente ricevuta tra le mani e non consegnata per posta, come nel 2020...

SORPASSO GIGANTE

E se in classifica generale ha vinto senza gareggiare, diverso è stato il successo di specialità nel gigante. A Sun Valley si è presentata in scia alla capofila Alice Robinson. Avrebbe potuto gestire nella seconda manche, dopo la caduta della neozelandese nella prima: bastava classificarsi 13esima per il sorpasso. Ha invece spinto come suo solito, chiudendo con il miglior parziale. Peccato non aver completato l'opera con il superG ma, almeno in quella coppa, ha potuto sorridere Gut-Behrami. Una stagione in cui ha fatto la differenza con gli sci (10 vittorie, tra cui la prima in libera a Garmisch-Partenkirchen: un centesimo davanti a Goggia, pari a 29 centimetri) e con la testa. Lo si è visto dopo il Mondiale, quando trascorre una settimana a letto per l'influenza e si presenta debilitata al doppio appuntamento di

Sestriere: sostenuta da un tifo appassionato, centra due successi e lancia il segnale definivo alle rivali.

INSEGUENDO TOMBA

Parlano i numeri. Prima di Federica solo la tedesca Maria Riesch aveva vinto la coppa nelle quattro specialità. In Italia insegue Tomba per vittorie (41 a 37) e podi (88 a 85) in Coppa. «La piccola Federica non avrebbe mai sognato tutto questo - racconta -. Amo avere il controllo su tutto, so sempre dove sono. Oggi sento gli sci come un prolungamento dei piedi, siamo una cosa sola. È una lucidità acquisita nel tempo e sono cambiata moltissimo, a cominciare dalla testa: ho scambiato l'irruenza con la serenità e, a 34 anni, servono dedizione e miglioramento. Per questo la carriera è andata in progressione. La rivalità con Goggia? Sofia mi ha insegnato a mettere carattere quando le cose si fanno complicate». Quello che sarà necessario per ripartire, più determinata di prima.