Innes FitzGerald, la campionessa ecologista
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Innes FitzGerald è la risposta a chi sostiene che gli atleti, soprattutto i più giovani, vivano in una sorta di bolla nella quale non entra la realtà. Non è così. Non per tutti, almeno. C’è anche chi è disposto a sacrificare un possibile successo importante per restare fedele ai propri ideali e alle proprie convinzioni. È il caso, per l’appunto, di FitzGerald, diciannovenne nazionale inglese di atletica leggera, specialista delle gare più lunghe e di quelle di corsa campestre, in cui ha vinto la medaglia d’oro negli Europei del 2023 e del 2024, sia nella prova individuale, sia in quella a squadre.
PREFERIREI DI NO
A gennaio Innes ha stabilito a Cardiff il nuovo record europeo dei 3.000 indoor Under 20 con il tempo di 8’48”30 e un mese dopo si è ripetuta a Ostrava, migliorandosi ancora di 8 secondi. Ma ha fatto parlare di sé soprattutto quando, in occasione degli Europei assoluti indoor che si sono disputati a marzo nella cittadina olandese di Apeldoorn, ha chiesto e ottenuto di viaggiare in treno e non in aereo per ragioni ecologiste. Non una novità per lei, ma trattandosi di una competizione così importante la notizia è rimbalzata ovunque. Non una novità perché FitzGerald aveva compiuto una scelta assai più dirompente due anni fa. Convocata per il Mondiale di corsa campestre in programma a Bathurst, in Australia, rispose come Bartleby, il celebre scrivano del racconto di Herman Melville: «Preferirei di no». E quando i dirigenti della federazione le chiesero perché mai decidesse volontariamente di rinunciare alla competizione più importante, scrisse una lettera alla British Athletics per spiegare con fermezza e pacatezza di non voler contribuire ad aggravare l’inquinamento causato dagli aerei. «Quando ho iniziato a correre, la prospettiva di un Mondiale era soltanto un sogno. Ma l’idea di un viaggio in aereo mi riempie di profonda preoccupazione. Non mi sentirei mai a mio agio sapendo che le persone potrebbero perdere i loro mezzi di sostentamento, le loro case e i loro cari. Il minimo che possa fare è esprimere la mia solidarietà a coloro che soffrono in prima linea a causa del collasso climatico. Arrivare a una decisione del genere non è stato facile, ma poco è paragonabile al dolore che proverei nel prendere il volo. E siccome non ci sono alternative per arrivare in Australia, scelgo di rinunciare».
PICCOLI PASSI E RINUNCE
Naturalmente si sono scatenate le polemiche e le irrisioni da parte dei negazionisti o semplicemente di chi ritiene inutile il gesto di FitzGerald: «In fondo, il Mondiale si è disputato anche senza di lei», è la tesi. Vera, ovvio, ma è il punto di vista a essere sbagliato. «Sono i piccoli passi e le rinunce di tutti a fare la differenza sul lungo periodo. E io spero che tanti atleti seguiranno il mio esempio in futuro», ha replicato lei, non nuova a queste scelte. Era successo in altre competizioni, per disputare le quali aveva viaggiato venti ore tra pullman e treno pur di non salire su un aereo: lo aveva fatto nel 2002, in occasione degli Europei di corsa campestre a Torino, partendo da Exeter. Il dibattito si è riaperto dopo la decisione di raggiungere i Paesi Bassi senza volare. E Innes si è stupita del clamore: «Non ho mai avuto l’intenzione di vincere un altro premio per questa rinuncia (il riferimento è al “Young Athlete of the Year» ottenuto nel 2023 nell’ambito dei Bbc Green Sport Awards 2023, n.d.r.). Volevo solo aumentare la consapevolezza sulle questioni ambientali nel mondo dell’atletica e dello sport in generale, cercando di coinvolgere i più giovani».
IL PADRE ATTIVISTA
Determinante nella sua educazione ambientale è stato il fatto di essere cresciuta con genitori attentissimi a questi aspetti nella gestione di una fattoria biologica nel Devonshire. Suo padre, Joe, è stato arrestato dopo aver inscenato una protesta nella via principale di Honiton, indossando un cartello con la scritta “Sono terrorizzato per il futuro di tutti i nostri figli”. Innes studia Scienze dello sport e dell'esercizio fisico a Exeter. È stata soprannominata la Greta Thunberg dello sport e, a chi le chiede cosa pensa di questo, risponde con orgoglio: «Penso che Greta sia di grande ispirazione. È riuscita a mobilitare così tanti giovani. Per me è un complimento essere associata a lei. Se riuscirò a fare qualcosa di simile a quello che ha fatto lei, sarò molto felice».
IL FUTURO È SUO
Qualunque cosa accada, FitzGerald è chiaramente un grande talento con un ampio margine di miglioramento, visto che ha iniziato a correre solo durante la pandemia. «Mi allenavo quattro o cinque volte alla settimana per mezz’ora, ma soltanto per essere in forma. Non pensavo a questa attività come qualcosa di serio. Quando sono tornata a scuola dopo il Covid, l’insegnante di educazione fisica si è accorto che ero la
più brava e mi ha convinto a iscrivermi a una società. Lì ho conosciuto il mio allenatore, Gavin Pavey (la cui moglie Joanne è stata una delle migliori mezzofondiste britanniche nei primi anni Duemila, n.d.r.), e da allora non ho più smesso di correre».
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