Billie Jean King: la campionessa interpretata sullo schermo da Emma Stone
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La sua sfida con Bobby Riggs è passata alla storia come “La battaglia dei sessi” ed è stata raccontata nel 2017 in un film diretto da Jonathan Dayton e Valerie Faris con Emma Stone protagonista. Riggs nel 1973 aveva 55 anni e si era ritirato dall'attività da qualche tempo, dopo essere stato il numero 1 al mondo. Sosteneva che nessuna donna poteva avere la speranza di battere un uomo e, per dimostrarlo, era pronto a sfidare le due tenniste più forti di quel momento, l'australiana Margaret Court e la statunitense Billie Jean King. In un primo tempo, King declinò la proposta: «È un vecchio sfigato che perde capelli, ondeggia come un'anatra e ci vede poco. Non ho nulla da guadagnarci», disse al marito Larry.
Ma, quando vide Riggs sconfiggere con irrisoria facilità Court (6-2, 6-1 in meno di un'ora), decise di accettare la proposta. «Ora sì che c'è qualcosa da dimostrare». Il 20 settembre Billie Jean e Riggs scesero in campo allo Houston Astrodome, in Texas, davanti a 30.492 spettatori e a una platea televisiva di oltre novanta milioni di persone. Si era preparata meticolosamente, sia dal punto di vista atletico, sia da quello tattico. E lo dimostrò: King vinse senza concedere nemmeno un set a Riggs (6-4, 6-3, 6-3), che dopo la partita ammise: «Ti ho sottovalutato». Billie Jean era consapevole del rischio corso: «Ho pensato che se non avessi vinto saremmo tornati indietro di cinquant'anni. Una mia sconfitta avrebbe rovinato il circuito femminile e fatto perdere l'autostima a tutte le donne».
LA RIVOLUZIONARIA DELLA RACCHETTA
A quell'appuntamento con la storia King era arrivata al culmine di una carriera straordinaria, che avrebbe chiuso vincendo trentanove tornei del Grande Slam, tra singolo, doppio e doppio misto. Pur essendo una specialista dell'erba, aveva saputo imporsi al Roland Garros, anche se ottenne i risultati più significativi a Wimbledon (venti vittorie complessive, di cui sei nel singolare) e negli Us Open (tredici successi, di cui quattro nel torneo individuale). Tra il 1966 e il 1974 fu per cinque volte la numero uno al mondo. Il 1973 fu un anno fondamentale nella storia del tennis non soltanto per la “Battaglia dei sessi”. Nacque la Wta (Women's Tennis Association), l'associazione che raduna le tenniste professioniste di tutto il mondo, di cui Billie Jean fu una delle fondatrici. Non solo: per la prima volta la vincitrice del torneo femminile ricevette lo stesso compenso del vincitore del torneo maschile e il merito fu principalmente suo perché nel 1972, dopo avere conquistato il titolo e incassato quindicimila dollari in meno di Ilie Nastase, era sbottata: «Se l'anno prossimo il montepremi non sarà lo stesso io non parteciperò». La minaccia sortì l'effetto sperato: l'edizione successiva degli Us Open fu il primo torneo in cui non c'era disparità di trattamento economico.
ICONA DELLA COMUNITÀ OMOSESSUALE
Sì, ne aveva percorsa di strada Billie Jean Moffitt - questo il cognome del padre -, nata a Long Beach, in California, il 22 novembre 1943. Era figlia di un vigile del fuoco e di una casalinga, e aveva un fratello di cinque anni più giovane che diventò un giocatore di baseball professionistico, per dodici stagioni protagonista nella Major League. La celebrità e il successo non bastavano per garantirle la tranquillità, perché le sue lotte non finivano mai. Ce n'era un'altra, più intima e personale, che la vise protagonista quando, all'inizio degli anni Ottanta, una causa per diffamazione rese pubblico il suo rapporto sentimentale con Marylin Barnett, una parrucchiera diventata sua assistente personale, iniziato nel 1971 (lo stesso anno in cui Billie Jean abortì, quando ancora negli Stati Uniti è illegale) e concluso nel 1979. Cresciuta in una famiglia molto conservatrice, riflettè a lungo prima di fare coming out. Discusse per due giorni con i suoi avvocati, quindi indisse la conferenza stampa in cui annunciò la propria omosessualità: «I miei poveri genitori erano omofobi. Sono cresciuta in un ambiente del genere, si può immaginare quanto sia stato difficile». Ma poi tirò fuori, come sempre, il coraggio e diventò un'icona della comunità omosessuale, spendendosi assiduamente in questo ambito e anche, successivamente, nella lotta all'Aids insieme con l'amico Elton John, che nel 1975 le aveva dedicato “Philadelphia Freedom”. La storia con Marylin finì in tribunale e ebbe conseguenze terribili, perché nel 1981 la donna tentò di uccidersi, rimanendo paralizzata dalla vita in giù. King divorziò da Larry e iniziò una relazione con una tennista sudafricana, Ilana Kloss. Si erano conosciute nel 1979 e ancora oggi vivono insieme.
BILLIE JEAN, PIPERITA PATTY E MARCIE
Venne pure citata in una striscia di uno dei fumetti più famosi al mondo, i Peanuts. «Nessuno ti ha mai detto che quando ti arrabbi sembri proprio Billie Jean King?». È Piperita Patty (nella versione originale Peppermint Patty) a pronunciarla, parlando con l'amica Marcie, i cui tratti effettivamente ricordano - non per caso: Charles Schulz era amico di Billie Jean - una donna che è stata ed è instancabile protagonista della lotta per ottenere dignità in ogni ambito della propria esistenza.
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