Ana Peleteiro, tre balzi per sconfiggere la violenza
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Tre balzi per librarsi in volo e atterrare dopo quindici metri. La rincorsa, i salti, la conclusione nella sabbia. È il salto triplo, una delle specialità dell'atletica cui le donne si sono accostate per ultime in ordine di tempo, resa ufficiale a inizio anni Novanta del secolo scorso e ammessa ai Giochi Olimpici da Atlanta 1996.
LA LEONESSA E LA SCRITTA
Sul corpo ha molti tatuaggi, un paio diventano la stella polare della sua vita. Uno è la testa di una leonessa, l'altro due parole: never surrender. Mai arrendersi, sostenuta dalla forza della regina degli animali. Subito scopre lo sport, comincia con la ginnastica artistica, ma a Ribeira non esistono strutture adeguate per praticarla ad alto livello. Sceglie l'atletica e una disciplina giovane come il salto triplo. Si mette in mostra nel 2012, vincendo l'oro al Mondiale under 20 a Barcellona. Quando passa alle categorie senior, diventa uno dei punti di riferimento in una specialità dominata dalla formidabile venezuelana Yulimar Rojas. Vince l'oro agli Europei indoor di Glasgow nel 2019 e sale sul podio ai Giochi di Tokyo, nel 2021. L'oro è ovviamente di Rojas, che conclude battendo il record del mondo all'ultimo tentativo: atterra a 15,67 metri, che diventano 15,74 a Belgrado, il 22 marzo 2022. Sul secondo gradino sale la portoghese Patrícia Mamona, sul terzo c'è Ana. Chiude con 14,87, tre centimetri in più della giamaicana Shanienka Ricketts. Una misura con cui avrebbe potuto essere argento a Parigi 2024, dove si era presentata da campionessa d'Europa. Si ferma al sesto posto, con 14,59, a otto centimetri dal bronzo della statunitense Jasmine Moore. Una Olimpiade che rappresenta un grande rimpianto sportivo: Rojas non c'era, fermata da un infortunio...
LA RIVELAZIONE
Ma il 2024 è un anno decisivo, per un motivo ben diverso. A inizio dicembre Ana trova la forza per raccontare un'altra vicenda personale, più devastante dell'essere stata abbandonata da neonata. Quella di una donna che subisce violenza da un uomo. Come tante altre, come troppe altre. Una relazione che appartiene al passato, dopo che il 23 settembre 2023 ha sposato il triplista francese Benjamin Compaoré (padre di Lúa, nata a novembre dello stesso anno), e rivelata su TikTok. Protagonista un ex fidanzato: «Tutte le ragazze che vivono una relazione tossica, sappiano che si può uscirne. Scappate. Mi svegliavo di notte e mi costringeva a rapporti sessuali senza consenso. Ero cambiata, nel modo di vestire, di relazionarmi, distante dalla famiglia. Subivo senza la forza di interrompere il rapporto. Mi disse che se non avessimo fatto sesso quando voleva lui, tutto sarebbe peggiorato. E se poi mi fosse stato infedele, non mi sarei dovuta sorprendere. Comunque sono rimasta. Quando siamo andati a vivere insieme mi ha detto che la cucina era solo mia. Che non si sarebbe occupato di nulla che avesse a che fare con la cucina e le faccende domestiche. Sentivo che dovevo ribellarmi, ma non riuscivo. Era come se qualcosa mi legasse a lui contro la mia volontà, forse la paura». Fino al messaggio finale per tutte le donne: «Se ti identifichi con uno di questi segnali, per favore scappa. Non sarai mai felice e ti stanno facendo molto male. Prova ad andare in terapia perché uscire da una relazione con un narcisista è molto, molto, molto complicato: riducono la tua autostima a meno venti. Con l'aiuto e con le persone intorno a te che ti vogliono bene, puoi uscirne, ripartire da zero e vivere un amore vero, buono e bello».
OBIETTIVO MONDIALE
Una vicenda che non ha spento la voglia di vivere di Peleteiro, che ha saputo trovare la forza per venirne fuori come donna e come atleta. Quella esuberanza che la vede protagonista di balli scatenati sui social e che, nel 2021, spinge Pedro Almodovar a chiamarla per il film "Madre paralelas", dove le ritaglia un ruolo su misura: figlia di genitori biologici ignoti. E in pedana si conferma la più brava di tutte in Europa, vincendo l'oro agli indoor di Apeldoorn il 7 marzo 2025, dove è protagonista anche sulle tribune: le telecamere indugiano su di lei, quando si siede tra il pubblico. Applaude soprattutto l'azzurro Andy Díaz, oro nella sua stessa specialità. Manca l'acuto mondiale, pochi giorni a Nanchino, sempre al coperto, dove si classifica terza dietro le cubane Leyanis Pérez Hernández e Liadagmis Povea. Ma non è un problema, l'appuntamento è fissato per la terza settimana di settembre, per l'edizione all'aperto. Ana tornerà in quella Tokyo che le regalò il bronzo, con la stessa allegra determinazione di sempre: «So di non essere la migliore di tutte, ma so anche che nessuna è meglio di me».
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