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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Alice Milliat, la suffragetta che ha rivoluzionato il mondo dello sport

Alice Milliat
Alice Milliat  (getty images)
I Giochi di Parigi sono stati i primi della parità di genere: 5.250 donne e 5.250 uomini. Un traguardo raggiunto grazie anche all'impegno di Alice Milliat negli anni Venti.
di Sandro Bocchio & Giovanni Tosco

Dieci donne che hanno scritto la storia della Francia. Dieci omaggi che hanno scandito il tempo durante la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Parigi. Tra queste anche Alice Milliat, nome decisivo nel cammino che ha finalmente permesso alle donne di partecipare con la stessa dignità degli uomini alle Olimpiadi moderne: l'edizione del 2024 è stata la prima con lo stesso numero di atlete e di atleti (5.250 e 5.250). Quello che oggi, ogni quattro anni, è l'appuntamento sportivo più importante al mondo era stato riportato in vita da Pierre de Coubertin, ad Atene nel 1896. Ma il barone francese aveva una concezione totalmente immersa nell'antichità e impregnata di pregiudizio nei confronti delle donne. Per lui era inconcepibile vederle gareggiare da protagoniste, soprattutto nell'atletica leggera. Un concetto affrontato con il solito umorismo da René Goscinny e Albert Uderzo in "Asterix alle Olimpiadi", puntata della saga gallica a fumetti pubblicata nel 1968, anno di Città del Messico: l'unico posto possibile ai Giochi, per le donne, è tra il pubblico. Così se lo sport al maschile, da inizio Novecento, inizia a godere di un successo inaspettato per praticanti e pubblico, quello al femminile è circoscritto all'ambito privato, per una formazione personale o motivi di salute. Una certezza assoluta fino a quando De Coubertin non incontra sulla sua strada una connazionale combattiva e determinata a far accedere le donne alle gare sportive.

L'ESPERIENZA DECISIVA A LONDRA

Alice Joséphine Marie Million nasce il 5 maggio 1884 a Nantes, nella Francia nord-occidentale che si apre sul golfo di Biscaglia. Il padre Hyppolite gestisce un negozio di generi alimentari, la mamma Joséphine fa la sarta: cresce forte, determinata, ha un carattere poco conciliante, soprattutto quando si tratta di lottare a favore dell'universo femminile. Sono ancora tempi in cui la donna è costretta a stare un passo indietro rispetto all'uomo: in casa e nel lavoro, nei diritti civili e in quelli politici. Certo, si possono praticare gli sport, quelli però considerati dignitosi per una donna: tennis, pattinaggio, nuoto, equitazione. Le altre discipline sono considerate stravaganti. A diciotto anni si trasferisce in Inghilterra per lavorare come istitutrice. Qui incontra Joseph Milliat, francese anch'egli. Si sposa il 10 maggio 1904, dopo quattro anni è già una giovane vedova. Conosce, soprattutto, la lotta per i diritti delle donne sostenuta dalle suffragette. Ha una esistenza da vivere, decide di dedicarsi allo sport, come atleta (a Londra pratica il canottaggio) e come dirigente. Viaggia per il mondo, impara le lingue, accumula idee, formula progetti. Nel 1912 entra far parte di Femina Sport, società parigina nata per promuovere lo sport al femminile. Nel giro di tre anni è la presidentessa. Nel 1917 fonda la Fédération des sociétés féminines sportives de France (Fsfsf) e il 31 ottobre di quattro anni dopo la Fédération Sportive Féminine Internationale (Fsfi), grazie alla quale le donne possono dedicarsi ad attività esclusivamente maschili come il calcio e il rugby.

Alice Milliat
Alice Milliat  (getty images)

I GIOCHI OLIMPICI FEMMINILI NEL 1922

Milliat si sente pronta per puntare verso l'alto. L'obiettivo sono quei Giochi Olimpici in cui le donne sono state ammesse da Stoccolma 1912, ma in una serie limitate di eventi: nuoto, tuffi e tennis cui, dal 1924, si è aggiunta la scherma. L'atletica leggera rimane off limits. De Coubertin capisce di avere a che fare con un'avversaria abile e decisa: in breve tempo Alice diventa la “suffragetta dello sport”, per la determinazione con cui si mette in gioco in ogni situazione. La chiamano visionaria, una che culla sogni lontani dalla realtà. Ma non è così perché, rispetto ai suoi detrattori, Milliat conosce in profondità il mondo delle donne, sa quale sia la loro forza d'impatto. Comincia con il Festival mondiale dello sport muliebre nel marzo 1921 a Montecarlo. È un successo di pubblico e di partecipanti: le atlete (o “atletesse”, come venivano definite con una punta di sprezzante superiorità) arrivano nel Principato da Francia, Italia, Inghilterra, Norvegia e Svezia. Forte di questa esperienza, l'anno dopo Milliat sferra l'affondo e il 20 agosto organizza allo stadio Pershing di Parigi - costruito dai militari statunitensi - i primi Giochi olimpici femminili dedicati all'atletica leggera. Per le competizioni si presentano settantasette atlete di cinque nazioni (Cecoslovacchia, Francia, Gran Bretagna, Svizzera e Stati Uniti), mentre sugli spalti si affollano ben ventimila spettatori. Un successo di pubblico, ma anche sportivo: sono stabiliti ben 18 record del mondo. La stampa paragona la manifestazione a quella organizzata da De Coubertin, scatenando la stizza del barone, che definisce l'evento di Parigi «una mezza Olimpiade. Non pratica, non interessante, inestetica, scorretta». La reazione maschile non si fa attendere: il Comitato olimpico internazionale proibisce di chiamarli Giochi olimpici. Milliat non si scompone di fronte alla minaccia e li trasforma in Giochi mondiali. L'edizione del 1926 si tiene a Göteborg, in Svezia, con la benedizione di Gustavo V, che assiste alla cerimonia di apertura. È una presenza che certifica l'appoggio alle iniziative di Alice da parte di una nazione già all'avanguardia nello sport femminile. E il successo di Göteborg obbliga il Cio a concedere le aperture. Ad Amsterdam, nel 1928, le donne gareggiano per la prima volta in cinque specialità dell'atletica leggera. Come i colleghi uomini, ottengono le medaglie e non semplici riconoscimenti.

UN NOME RISCOPERTO A PARIGI 2024

A questo punto la missione di Milliat può considerarsi completata. I Giochi mondiali si tengono ancora nel 1930 a Praga e nel 1934 a Londra, anno in cui le donne passano sotto la federazione internazionale di atletica leggera in cambio di un ampliamento del programma all'Olimpiade, in programma a Berlino nel 1936. È l'anno in cui la Fsfi non ha più ragione di esistere e viene sciolta. Alice si è ritirata dal palcoscenico internazionale un anno prima, con le dimissioni dalla presidenza. Muore a Parigi il 19 maggio 1957, nell'indifferenza generale. Nessuno ha la consapevolezza di quale sia stata la sua grandezza nel provocare una rivoluzione nel mondo dello sport. La seppelliscono nel cimitero di Saint-Jacques a Nantes, nella cappella della famiglia Brevet, quella della madre: sulla lapide, a lungo, non è nemmeno riportato il suo nome. Lo ha custodito la fondazione Alice Milliat, che opera in tutto il mondo perché i diritti delle donne - non soltanto nello sport - non siano più calpestati. E Parigi 2024 ha onorato chi ha reso possibile tutto questo.