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Le bambine e il rapporto con i papà determina la percezione che avranno del loro corpo quando saranno grandi

Le bambine e il rapporto con i papà determina la percezione che avranno del loro corpo quando saranno grandi
(getty)
Una serie di studi dimostrano che le bambine intercettano nella figura maschile di riferimento le prime avvisaglie di come verranno percepiti i loro corpi.
di Eugenia Nicolosi

Le bambine ascoltano e osservano "i grandi" quando parlano di corpi femminili. La letteratura scientifica recente ha messo in evidenza come il rapporto padre-figlia sia determinante nello sviluppo dell’immagine corporea e, in alcuni casi, nella genesi di disturbi alimentari e psicopatologie correlate.

In sostanza, la qualità della relazione con la figura paterna, la sua presenza o assenza (nessuna delle due è necessariamente un bene o un male), il tipo di coinvolgimento emotivo e i messaggi trasmessi sul valore del corpo sono variabili che modellano l’autopercezione delle bambine nel profondo.

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Quando si parla di immagine corporea delle bambine il dibattito tende a concentrarsi sulle figure femminili di riferimento, media e pressione sociale. E la figura paterna o maschile di riferimento resta un elemento che sottovalutiamo ma invece è cruciale. Non si tratta soltanto di assenza o presenza fisica, ma della qualità dello sguardo che la figura maschile rivolge alla bambina. È proprio in quello sguardo che molte ragazze imparano a capire quanto il proprio corpo conti, e in che misura l’aspetto determini il loro valore.

il rapporto con lo sguardo maschile lascia un’impronta sin da quando siamo bambine

Un lavoro pubblicato sul Journal of Nervous and Mental Disease ha mostrato che padri percepiti come rifiutanti o iperprotettivi sono legati allo sviluppo di schemi cognitivi negativi nelle figlie, come la convinzione di essere difettose o destinate all’abbandono. Questi schemi, a loro volta, aumentano la probabilità di disturbi alimentari e ansia legata al corpo. 

La letteratura clinica conferma con un altro studio lo stesso quadro da un’altra prospettiva. In uno studio condotto su ragazze con anoressia, l’88 per cento delle partecipanti descriveva i padri come emotivamente distaccati, attribuendo a questo fattore un ruolo nell’esordio del disturbo. Non si parla quindi di un dettaglio marginale, ma di un elemento centrale nella vulnerabilità psicologica. La questione, ovvio, non riguarda soltanto la sfera emotiva.

Il contesto culturale modula ma non elimina il fenomeno. Uno studio recente condotto in Cina ha rilevato che la “calorosità paterna” — ovvero la capacità del padre di mostrare sostegno e vicinanza — si associa a livelli più alti di autostima e soddisfazione corporea nelle figlie. Quando invece il padre mantiene un atteggiamento freddo o critico, il risultato è una percezione più negativa del corpo. Interessante è anche il dato sui contenuti dei commenti, presente nello stesso lavoro: le parole che valorizzano la funzionalità del corpo (la forza, la resistenza, l’impegno) hanno effetti più protettivi rispetto a osservazioni legate esclusivamente all’aspetto fisico.

le bambine ascoltano "i grandi" quando parlano di corpi

Se si osservano questi dati in prospettiva, emerge un quadro coerente: la figura paterna è un fattore predittivo rilevante nella costruzione dell’immagine corporea femminile. Non si tratta soltanto di quanto un padre sia presente, ma di come la sua presenza si declini in termini di riconoscimento, affetto e tipo di linguaggio usato. Un padre che riduce il corpo della figlia - o che davanti alla figlia si esprime sui corpi femminili riducendoli - a un giudizio estetico, o che resta distante, contribuisce a consolidare schemi vulnerabili.

Al contrario, quando la figura maschile riconosce corpi femminili per ciò che fanno e non solo per come appaiono, elogiando capacità, attitudini e competenze, volge una funzione protettiva. In sostanza, l’insieme di queste ricerche indica che la relazione con una figura maschile, da una prospettiva di percezione estetica e salute mentale a essa legata, non è una variabile accessoria per le bambine ma un determinante strutturale dell’immagine corporea.