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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Maestri influencer e bambini trasformati in spettacolo: c'è chi dice "no" perché conosce i rischi

Maestri influencer e bambini trasformati in spettacolo: c'è chi dice no perché conosce i rischi
(getty)
Hanno diverse centinaia di migliaia di followers e popolano i social con video e foto di sé, mentre stanno in mezzo a bambini e bambine: i maestri influencer sono un problema
di Eugenia Nicolosi

Non è un segreto che ultimamente la figura dell'insegnante "influencer" è stata ritenuta problematica: da un lato perché molti di questi docenti lavorano nelle scuole elementari e i loro contenuti coinvolgono bambini e bambine che non possono prestare il loro consenso.

Dall'altro perché molti genitori firmano le pseudo liberatorie (di fatto permettendo ai maestri influencer di agire) e dall'altro lato ancora perché gli strumenti nelle mani dei presidi e delle presidi sono pochi. 

Come gestire il rientro a scuola dei bambini alle elementari (senza drammi)

Si tratta di maestri e maestre che, al netto delle competenze pedagogiche che ci auguriamo posseggano, trasformano la quotidianità scolastica in contenuto digitale. Pubblicano su TikTok, Instagram e YouTube video e foto che mostrano attività didattiche e creative in classe o anche fuori dal perimetro degli istituti scolastici. Il tutto, ovvio, senza oscurare i volti, le voci e le emozioni dei piccoli alunni e delle piccole alunne. 

E cosa comporta questa esposizione continua? È giusto perché non fanno niente di male? È sbagliato perché dovrebbero fare il loro mestiere e non produrre contenuti che mettono a rischio (o comunque sfruttano) i piccoli? O, come alcuni sostengono, semplicemente irrilevante?

maestri e maestre influencer: tutti vogliono essere famosi

Oggi che visibilità equivale spesso a valore, la presenza di bambini e bambine è stata sdoganata anche nei contenuti prodotti dai genitori stessi. Sono le famiglie, spesso, i primi spazi in cui bambine e bambini vengono trasformati in contenuto e spettacolarizzati, perché "funzionano" e i video diventano virali, attraggono sponsor e quindi soldi. D'altro canto c'è un tema di ignoranza dei pericoli: molte persone ignorano il modo in cui agiscono i predatori online, convinti che mostrare i loro figli e figlie non arrechi danno né possa essere un rischio futuro per la loro identità digitale

Questi stessi genitori, quindi, non possono che accogliere con entusiasmo l'idea che il proprio figlio sia mostrato da maestri o maestre con migliaia di followers. La logica sembra essere che se il maestro è famoso il bambino gode di un po' di quella luce. Insomma, partecipa allo spettacolo continuo messo in scena dal maestro, dalla maestra. 

Questo meccanismo però è figlio di una fragilità culturale e apre diversi ordini di problemi. Come detto manca ancora una consapevolezza diffusa dei rischi legati alla sovraesposizione dei minori online. Inoltre la didattica trasformata in contenuto rischia di invertire i ruoli: non è più il video al servizio dell’educazione, ma l’educazione (quando va bene) a servizio dell’algoritmo.

La spontaneità dei bambini, il loro comportamento, persino i loro errori e fragilità possono diventare parte di un racconto pubblico, confezionato per generare like, visualizzazioni e notorietà (del maestro, della maestra).

la mancanza di tutela per bambini e bambine

Ciò che preoccupa o almeno dovrebbe preoccupare non è solo la pubblicazione in sé, ma la scarsa riflessione che l’accompagna. Il modo entusiastico con cui vengono accolti video di coccole, rimproveri, insegnamenti di dubbio senso e piccole messe in scena quotidiane è sintomo di una cultura digitale che in Italia fatica a radicarsi. 

E spesso i genitori sono i primi a non avere gli strumenti per comprendere le implicazioni di un’esposizione online continua e incontrollata, utile solo alla crescita, in termini di followers e gloria, del profilo dei maestri e maestre. Allo stesso tempo manca una formazione strutturata per gli/le insegnanti su cosa significhi gestire un profilo pubblico mantenendo il rispetto della privacy dei minori.

In questo vuoto si insinuano pratiche discutibili, giustificate da fini educativi o autopromozionali, ma che in realtà alimentano una deriva spettacolarizzante della scuola. Il parere del Garante della Privacy su questo tema è nettissimo: i minori devono essere tutelati in modo prioritario. Le scuole, e in particolare i dirigenti scolastici, devono vigilare affinché le immagini e i dati personali degli alunni non vengano diffusi senza un consenso informato e specifico che spesso invece manca.

Ma anche con il consenso, è fondamentale interrogarsi sull’opportunità di rendere pubblica la quotidianità di un bambino, specialmente in un contesto così delicato come quello scolastico, in cui serve concentrazione, tutela, sicurezza di poter sbagliare senza che il proprio rimprovero venga visto da centinaia di migliaia di estranei.

il garante della privacy è stato chiaro (ma nessuno lo ascolta)

Il Garante invita a privilegiare l'anonimizzazione dei contenuti, evitando la diffusione di volti riconoscibili e altri dati identificativi, anche quando l'intento è positivo o educativo. La tutela della dignità dei minori viene prima della strategia comunicativa dell’insegnante. Il ruolo delle presidi e dei dirigenti scolastici, in questa cornice, dovrebbe essere centrale: la "lusinga" di avere nel plesso scolastico un/una "celebrità dei social" non dovrebbe annientare il comune buon senso. Spetta ai e alle presidi definire limiti chiari sull’uso dei social da parte del personale scolastico e garantire che la comunicazione esterna della scuola avvenga in modo istituzionale e protetto.

Ma forse il buon senso non è sufficiente. Serve una formazione specifica, regole condivise e una visione etica del ruolo dell’insegnante: un professionista che educa con empatia e responsabilità, non un influencer in cerca di approvazione digitale. Bambine e bambini non sono comparse di un palcoscenico social. Ogni loro immagine pubblicata, ogni loro parola resa pubblica, porta con sé conseguenze psicologiche ed emotive (oltre che legali) che vanno valutate con estrema attenzione.