I genitori più felici sono quelli che meno si comportano da genitori: less is more (davvero)
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I genitori felici sono quelli che meno si comportano da genitori, nel senso super contemporaneo, e un po' tossico, del termine. Iper vigilanza e pressioni vanno, insomma, abbandonate. Ed era ora, soprattutto per bambini e bambine.
Può sembrare una provocazione ma fotografa con precisione una trasformazione profonda (finalmente) del modo in cui i genitori del 2020 vivono la genitorialità. Essere genitori non è mai stato semplice, è vero, ma negli ultimi anni è diventato un compito sempre più totalizzante, tra migliaia di testi pratici e saggi, tra migliaia di esperti ed esperte che snocciolano consigli (oltretutto tutti diversi). A questo, si aggiunge il carico di aspettative sociali che accompagna questa fase della vita: come tutte le aspettative sociali, anche quelle sulla crescita di bambini e bambine sono irrealistiche.
genitori felici è uguale a genitori non stressati
Non basta più crescerli, infatti: bisogna ottimizzare ogni aspetto della propria vita e della loro. Da un lato nella convinzione di poter prevedere tutto, prevenire ogni errore e anticipare ogni difficoltà, dall'altro nella frustante consapevolezza di non poterci riuscire.
E questo eccesso di impegno rischia di produrre l’effetto opposto: si diventa pessimi genitori (e si soffre). Ed eccoci al dunque: secondo il Total Parenting Report di The Harris Poll (2025), una quota crescente di genitori si dichiara esausta, sopraffatta e insicura rispetto al proprio operato. Il dato più interessante però non riguarda solo lo stress degli adulti, ma il fatto che molti iniziano a dubitare dell’efficacia di questo modello iper-performativo che ha dominato la genitorialità e la family life negli ultimi dieci anni circa.
Il problema non è la cura, evidentemente, ma il controllo, l’invadenza e il carico di performance che tutti e tutte, ormai, abbiamo normalizzato (genitori e non).
"fare meno" dopo un decennio in cui si è fatto troppo
Fare meno, in questo senso è una strategia di autosalvataggio, forse l'unica. E fa bene anche ai bambini e alle bambine: lasciare spazio alla noia, ad esempio, non è tempo perso, ma si sa che è l'unico vero terreno fertile per la creatività. Non intervenire subito in un conflitto tra bambini è un’occasione per permettere ai piccoli di sviluppare competenze sociali e diplomatiche. O ancora, rinunciare a riempire ogni pomeriggio di attività strutturate significa restituire ai figli e alle figlie il tempo e la responsabilità di scegliere cosa vogliono fare e se non vogliono far nulla tanto meglio.
Il modello dominante, alimentato anche dai social media, ha trasformato la genitorialità in una performance pubblica.
Ma la presenza costante necessaria per una forma di genitorialità così performata rischia di diventare iper-vigilanza che a sua volta genera ansia, sia nei genitori che nei figli. Fare meno, allora, significa scendere dalla giostra della finzione collettiva e accettare che la crescita non è un processo lineare né completamente controllabile, così come non lo è la genitorialità. E significa anche prendersi cura di sé come genitori, evitando il burnout e recuperando un equilibrio più umano.
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