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Il gap dei desideri: tra la Gen Z i ragazzi vogliono diventare genitori molto più delle ragazze (e ci mancherebbe)

Dai dati emerge che il 51% dei ragazzi della gen z vorrebbe diventare genitore contro il 45% delle ragazze.
Il motivo di questo "gap" è facilmente intuibile.

Ci mancherebbe altro, verrebbe da dire: diventare genitori per i ragazzi vuol dire (ancora) molto meno in termini di cambiamenti e sacrifici di quanto non voglia dire per le ragazze. 

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Dietro il gap del desiderio di genitorialità tra la Gen Z non c’è solo una divergenza di preferenze. Se i ragazzi dichiarano più spesso delle ragazze di voler diventare genitori (51 per cento dei ragazzi contro 45 per cento delle ragazze, dai dati del Pew Research) è per la valutazione delle circostanze, del lavoro di cura, del mondo del lavoro che funziona ancora molto male e del modo in cui la società distribuisce costi, privilegi e libertà.

i ragazzi vogliono diventare genitori e le ragazze meno

Una lettura più superficiale e miope vorrebbe che i ragazzi sognino ancora la famiglia, le ragazze no. Ma è una lettura sbagliata. Il punto non è che i giovani uomini siano più family oriented, ma paradossalmente tutto il contrario. Uomini e donne, indipendentemente dall'orientamento sessuale, continuano a entrare nella prospettiva della genitorialità da posizioni asimmetriche, esattamente come avviene da secoli. E le ragazze della Gen Z sono probabilmente meno ingenue, per cui dicono "no".

Per capire il gap bisogna partire dal fatto che nel tempo, i maschi sono cambiati meno delle femmine che affrontano sfide che le costringono a elaborare, interrogarsi ed evolversi. Ok che gli uomini non sono rimasti quelli di una volta, ma il loro orizzonte si è modificato molto meno radicalmente rispetto a quello femminile. Le donne hanno visto allargarsi enormemente il campo delle possibilità legittime: studio lungo, carriera, autonomia economica, mobilità, individualità, ambizione, autorealizzazione, vite che non includono relazioni o maternità.

Gli uomini, invece, hanno certamente incorporato nuovi codici ma senza che il loro rapporto materiale con la vita (e la genitorialità) si trasformasse con la stessa intensità. È qui che si apre il primo nodo: per molte ragazze, avere un figlio non significa aggiungere una dimensione alla propria vita anzi significa rischiare che la vita prenda delle pieghe non necessariamente positive.

Per molti ragazzi, invece, la paternità resta più facilmente immaginabile, probabilmente perché a loro cambia molto poco. O comunque molto menoUna donna sa che, una volta entrata nella maternità, verrà letta socialmente prima di tutto come madre e solo secondariamente come professionista, partner, persona.

le ragazze hanno smesso di aspirare al sacrificio

Un uomo, anche quando è padre, raramente smette di essere percepito anzitutto come sé stesso. Questa differenza conta moltissimo. La maternità, a causa di politiche pubbliche e resistenze culturali, per le donne è ancora totalizzante. Allora ragazze e ragazzi non possono che vedere la genitorialità in modo differente, con un carico di aspettative e visioni totalmente asimmetrico, mentre lei immagina una responsabilità continua lui può ancora immaginare, almeno più facilmente, un’identità arricchita da "qualcosa in più". Benissimo. 

Insomma le ragazze della Gen Z non vogliono sacrificarsi ed è pienamente legittimo. Non tutte. Per la prima volta una quota crescente di donne rifiuta l’idea che il sacrificio debba essere il nucleo tacito della femminilità adulta e si prende la libertà di dirlo, quando invece per generazioni quel sacrificio è stato vissuto come ineluttabile destino.

Questa maggiore lucidità femminile non ha un equivalente sul lato maschile. I ragazzi possono sinceramente desiderare di essere padri più coinvolti dei loro padri; ma il punto è un altro: sanno che la società continuerà spesso a perdonare loro quello che non perdona alle donne e a dare loro la possibilità di essere padri e comnque professionisti, partner e individui. La paternità per come è socialmente costruita può essere senz'altro pensata come una versione migliorata della vita maschile al contrario della maternità, che ancora viene vissuta come una negoziazione al ribasso con ciò che una donna potrebbe, farebbe e direbbe.

più sono istruite e meno sognano la genitorialità

Forse è riduttivo spiegare il fenomeno soltanto con la precarietà economica o con l’individualismo generazionale, perché non spiegano il differenziale di genere. Se fosse solo questione di costo della vita o instabilità del lavoro, il calo del desiderio di figli sarebbe simmetrico. Invece non lo è. E non lo è perché il prezzo della genitorialità non è solo monetario: per le donne è energetico, psicologico, sociale e reputazionale.

Su questo sfondo, il livello di istruzione è decisivo. Le donne più istruite sono mediamente meno inclini a desiderare la genitorialità banalmente perché più una donna investe in capitale culturale e professionale, più aumenta il costo opportunità della maternità, almeno nelle forme in cui è ancora socialmente organizzata o meglio non organizzata perché totalmente lasciata in capo alle madri e alla loro rete sociale e familiare.

L’istruzione non indebolisce il desiderio di cura ma indebolisce la disponibilità ad accettare una divisione di genere della cura travestita da scelta personale. Più strumenti critici si hanno, più è difficile romanticizzare realtà oggettivamente problematiche

Per gli uomini altamente istruiti il discorso è diverso. Anche per loro la precarietà e la competizione professionale esistono, ma la paternità non si traduce in una penalità strutturale. La Child Penalty è proprio tutta delle madri e addirittura in certi contesti la figura del padre può perfino rafforzare il profilo sociale di un uomo dentro al posto di lavoro (nell'idea che sarebbe "stabile e affidabile").

Insomma, finché non arrivano i figli e le figlie molte relazioni sembrano paritarie ma quando arrivano il giocattolo si rompe E visto che ormai i discorsi sulla maternità non vengono più taciuti, le donne lo sanno. In questo senso, il dato sulla Gen Z non dovrebbe sorprendere nessuno, al contrario dovrebbe sorprendere la resistenza istituzionale che, nonostante il grido d'aiuto di giovani e giovanissime, continua a rifiutarsi di modificare le politiche pubbliche. Le giovani donne hanno meno tolleranza per l’ingiustizia incorporata nella genitorialità e la situazione non andrà certamente a migliorare.