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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Bambini modificati perché nascano perfetti e la mostruosità di un mondo che obbliga all'eugenetica

Bambini modificati perché nascano perfetti e la mostruosità di un mondo che obbliga all'eugenetica
(getty)
Lo slogan "Have your best baby" promette di fare editing genetico, un'altra compagnia permette di scegliere l'embrione "migliore": siamo all'eugenetica, quasi.
di Eugenia Nicolosi

In sostanza sono due le aziende che al momento promettono pratiche vicine all'eugenetica: Nucleus Genomics e Preventive. La seconda, Preventive, pubblicizza l’editing genetico di modo che bambini e bambine che nasceranno saranno "perfetti". Nucleus Genomics, invece, offre la possibilità di scegliere l'embrione con il miglior corredo genetico, non di modificare qualcosa, ma il risultato è quasi lo stesso così come la ratio a monte: mettere al mondo bambine e bambini geneticamente migliori.

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Circa diecimila dollari, se qualcuno si stesse chiedendo quanto costa più o meno l'operazione. Partiamo dall'inizio: l'eugenetica è una teoria e una pratica che mira a migliorare la specie umana intervenendo sulla trasmissione genetica, selezionando quali tratti (fisici, mentali, cognitivi) siano desiderabili e quali invece debbano essere evitati o eliminati. In parole poverissime, è l’idea di poter correggere o almeno ottimizzare l’umanità intervenendo prima della nascita o sulla nascita, decidendo nei fatti chi merita di venire al mondo e con quali caratteristiche.

Se c'è qualcosa di mostruoso non è il gene modificato: è la società che ci spinge a farlo.

Il termine deriva dal greco eu (buono, nobile) e genos (nascita) ed è stato coniato alla fine dell’Ottocento dallo scienziato britannico Francis Galton, cugino di Charles Darwin. La sua visione era quella di applicare i principi della selezione naturale all’essere umano in modo da migliorare la razza umana attraverso l’incoraggiamento della riproduzione tra gli individui "migliori" (eugenetica positiva) e la limitazione o proibizione della riproduzione tra "i peggiori" (eugenetica negativa) secondo quelle che all'epoca erano considerate caratteristiche negative.

Ovviamente l’eugenetica è stata adottata in diverse forme: dalla Germania nazista, in cui fu portata all’estremo con la sterilizzazione forzata, l’eliminazione sistematica delle persone disabili e l’ideologia della purezza razziale ma anche negli Stati Uniti, prima ancora del nazismo, furono attuate leggi eugenetiche che permisero sterilizzazioni forzate di migliaia di persone considerate inadatte a riprodursi (per povertà, disabilità, problemi mentali, comportamenti devianti).

Oggi, sembra che stia prendendo serenamente spazio il tema nella sua versione più soft, ma solo per linguaggio perché la radice è identica. L’eugenetica non si presenta più come ideologia dichiarata (non può) ma come prassi, costosissima, biotecnologica travestita da scelta individuale e progresso medico. Cosa crediamo che siano la diagnosi genetica preimpianto (PGD) che permette di selezionare gli embrioni sani e migliori in fecondazione assistita, l'editing genetico (CRISPR-Cas9) che modifica direttamente il DNA dell’embrione e i test prenatali sempre più sofisticati, se non modalità selettive?

La vera differenza rispetto al passato è che oggi la pressione non viene più da un regime ma dal mercato, dalla cultura della competizione e dall’estetica del successo. Dire che oggi l’eugenetica è una scelta individuale è ingenuo o ipocrita: nessuna scelta è veramente libera quando la società discrimina chi è diverso, diversa. In un mondo in cui essere belli, sani, normodotati è spesso l’unico modo per non essere esclusi, la selezione genetica diventa un modo per difendere i propri figli da una società crudele, non per renderli superiori. L’eugenetica oggi non è solo una questione bioetica ma è soprattutto una questione politica: è il riflesso delle ingiustizie strutturali che abbiamo lasciato crescere.

Dietro l’ingegneria genetica non si nasconde più un progetto politico e sociale, non si nasconde proprio niente se non la verità: siamo arrivati, arrivate, a questo punto perché sappiamo tutti che la democrazia non esiste.

Non è mai esistita per chi ha un corpo disabile, per chi nasce brutto/a, per chi cresce in un quartiere marginale, per chi non ha i soldi per curarsi, abbellirsi, studiare, comprare, adeguarsi. E sappiamo che nessun diritto è garantito. E allora, di fronte a un mondo in cui tutto è competizione e selezione, iniziamo ad agire di conseguenza: produciamo figli e figlie più adatti alla gara che noi stessi, noi stesse, stiamo legittimando ogni giorno. Allora è inutile storcere il naso, l'eugenetica oggi è una risposta logica a un ordine sociale antidemocratico, abilista e classista che ci siamo abituati e abituate a chiamare normale.

"le tecnologie consentono di eliminare disabilità e sindromi"

Nel 2023 il New York Times in un articolo intitolato The Gene-Editing Era Is Here. Are We Ready for It?, ha sollevato il tema: siamo pronti a gestire le conseguenze etiche del ritoccare i geni? E ancora, la vera domanda non è se siamo pronti ma è perché, in un mondo che si definisce civile, sentiamo il bisogno di scegliere l’embrione migliore se non perché sappiamo che il mondo non è affatto civile. La selezione naturale l’abbiamo sostituita con quella economica. Chi può, seleziona. Chi non può, si arrangi.

Ora, qualcuno dirà che "le tecnologie consentono di eliminare disabilità e sindromi che c'è di male": sì sì, ma la domanda è perché mai una famiglia dovrebbe preoccuparsi così tanto delle abilità del proprio figlio? Perché sa, perché sappiamo tutti, che essere abili è un requisito essenziale per accedere a spazi di potere a meno che non si nasca in una famiglia di milionari (e a quel punto tanto vale comprare un gene perfetto). L’uguaglianza? Retorica da attivisti e attiviste: siamo di fronte a un'eugenetica perfettamente coerente con il capitalismo neoliberale. Se tutto è merce, perché non anche il corpo umano? Se tutto è performance, efficienza, conformità, perché sorprendersi se le famiglie cercano di progettare figli più competitivi? Il problema non è la scienza. È la società che abbiamo costruito.

E allora ci ritroviamo a discutere se sia giusto cambiare geneticamente un embrione, quando la vera mostruosità è avere costruito un mondo in cui chi non è perfetto viene scartato. Certo, non buttiamo più le persone disabili giù dalla rupe, ma nemmeno abbiamo la decenza di pensare a marciapiedi dignitosi per le sedie a ruote. Ognuno cerca di garantirsi un futuro come può, anche fabbricando un corpo conforme. Se il mondo fosse davvero democratico, se tutti avessero davvero pari opportunità, nessuno sentirebbe il bisogno di manipolare i geni di un figlio, di una figlia. Se c'è qualcosa di mostruoso in questa storia non è certamente il gene che passa dal laboratorio, è la società che spinge le persone a farlo.