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Cosa è una “estate anni Novanta” e perché è diventata trend

Cosa è una “estate anni Novanta” e perché è diventata trend
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Non era tutto perfetto (anzi), ma c'è un motivo per cui l'estate anni Novanta è diventata trend: tra la disconnessione e nessun divieto agli zuccheri, ha cresciuto milioni di Millennial sani come pesci
di Eugenia Nicolosi

Sui social è diventato trend il contenuto “giving my kids a 90's summer”, in italiano "organizzo ai miei figli un'estate anni Novanta": sono video creati da genitori - per lo più millennial - che raccontano come hanno pensato di (non) programmare le vacanze dei loro figli perché somiglino a quelle che hanno vissuto loro, appunto, negli anni Novanta. E forse il desiderio di fondo è quello di riviverle a loro volta.

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quanta nostalgia degli anni novanta (noia compresa)

È facile, per chi c'era, chiudere gli occhi e immaginare di tornare alle estati degli anni Novanta. Giornate infinite che trascorrevano con amici e parenti fisicamente presenti - altro che social - giri in bicicletta nelle località vacanziere, sapendo che si poteva tornare a casa e sentirsi dire che il telefono di casa aveva suonato ed era per noi, oppure che qualche amico era passato a chiedere se eravamo in casa. Le avventure erano all'ordine del giorno, ma anche la noia lo era. Ecco: a volte ci si annoiava nelle lunghissime estati anni Novanta. E la magia forse era proprio lì, nel diritto al non far niente, nel divieto di fare confusione nelle prime ore del pomeriggio perché le persone riposavano (sì: c'erano le lunghissime ferie degli adulti) e nei momenti di divertimento "con poco", scatenarsi con i gavettoni, il camioncino dei gelati e fare amicizia con chiunque. Banalmente perché non si avevano gli amici a portata di Whatsapp o Instagram. 

Ecco: il trend è recuperare un po' di quella magia e coinvolgere i bambini e le bambine affinché trascorrano estati senza che le giornate siano scandite da programmi e cose da fare, nella semplicità delle piccole cose e nel diritto alla noia.

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Liz Hammond è una saggista canadese che scrive di maternità e salute mentale e che ha scritto un breve saggio sul tema dal titolo "I want to give my kid the kind of summer I had in the '90s. I'm limiting technology and choosing spontaneity over structure" (Voglio regalare a mio figlio il tipo di estate che ho trascorso negli anni Novanta: sto limitando la tecnologia e scegliendo la spontaneità al posto dell'organizzazione).

Il fatto che inizi a parlare delle sue personali estati anni Novanta è una buona ragione per credere che i genitori che coltivano questo trend vogliano rivivere loro stessi quegli anni. "La mattina riempivo la mia ciotola di Corn Flakes chiedendomi cosa avesse in serbo per me la giornata, mia madre chiacchierava con i vicini, in piedi vicino al muro di confine. Mi urlava dietro mentre correvo fuori, 'Resta dove posso vederti!' e si riferiva a qualsiasi parte del quartiere: non era preoccupata, sapeva che qualcuno prima o poi mi avrebbe lanciato un panino e che se mi fossi scorticata cadendo, sarei tornata a casa zoppicando".

il trend di tornare a vivere il "qui e ora", senza vie di fuga digitali

Gli anni Novanta erano un periodo diverso per essere preadolescenti o adolescenti, e per essere genitori pure. Non era tutto perfetto e, per certi versi, era molto meglio nonostante per altri fosse molto peggio (come società eravamo arretrati, discriminanti e offensivi). Si staccava dal lavoro o dalla scuola per diverse settimane di fila e i contatti con la maggior parte delle persone venivano sospesi fino alla fine di settemnbre: le amicizie venivano sostiuite con quelle più prossime, geograficamente parlando. I grandi erano grandi, i piccoli erano piccoli. Si giocava e si stava per lo più in pace.

Per qualche motivo che riusciamo a immaginare, quest'anno quel tipo di estate è diventato trend. "Sto cercando di incanalare un po' di quell'energia degli anni Novanta nella vita dei miei figli e nella mia", continua Hammond, che parte proprio dall'esaltazione della noia. 

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"Non conoscevamo il potere della noia: mentre ogni estate i miei figli vengono distribuiti tra campeggi, parchetti, lidi attrezzati e babypark così che possa ritagliarmi qualche ora di lavoro, ripenso alle lunghe giornate spensierate in cui l'esplorazione del cortile si estendeva davanti a me e non sapevo nemmeno che ore fossero. Il mio problema più grande era la noia: i nostri genitori non avevano problemi a mandarci via dicendoci 'hai bisogno di qualcosa da fare? Ti do qualcosa da fare' (ad esempio sbucciare i fagiolini). I genitori non cercavano di riempire le mie ore: o riuscivo io a trovare qualcosa, o mi mettevano a fare cose. Instagram è pieno di elenchi di attività per dare idee ai bambini di oggi, quando hanno forse solo bisogno della noia".

"Ho avuto la sensazione di fallire come madre quando mi sono resa conto che non avevo iscritto mio figlio di 4 anni alle lezioni di nuoto e al campus estivo prima della scadenza", scrive ancora Liz Hammond. "Sono andata nel panico pensando alla sfilza di giornate non pianificate che ci aspettavano e avevo il senso di colpa per il fatto che mio figlio avrebbe perso opportunità di crearsi dei ricordi felici. Ma l'altro fine settimana ho visto mio figlio giocare in un cantiere immaginario nel nostro soggiorno. Senza piani né espedienti, ha trascorso il pomeriggio in modo felice: questo mi ha fatto venire nostalgia della magia delle estati degli anni Novanta e mi ha fatto pensare che forse i millennial hanno sbagliato tutto nel voler per forza cambiare le cose. Dopo quel pomeriggio perfetto, ho avuto l'ispirazione: ho deciso di concedere a mio figlio un assaggio del tipo di estati che ho vissuto da bambina: pigri giorni pre-internet in cui le estati erano una fase di stacco dal mondo e si facevano braccialetti e collanine dell'amicizia mangiando tutto il giorno anguria e ghiaccioli". Beh, che dire. Chapeau.