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save the children Aggiornato il: 4 minuti di lettura

Le ragazze stanno bene? La violenza di genere secondo gli adolescenti

Le ragazze stanno bene? La violenza di genere secondo gli adolescenti
Gli adolescenti hanno normalizzato la violenza di genere?
Molti di loro credono nel valore del controllo reciproco: soprattutto se in una relazione, gelosia e geolocalizzazione non sono solo contemplati, ma sono anche "segno d'amore"
di Eugenia Nicolosi

La violenza di genere si manifesta anche in adolescenza così come nell'età adulta. E le caratteristiche di fondo sono più o meno le stesse: dinamiche di potere e controllo (come lo stalking, le app per geolocalizzare, il controllo rispetto alle amicizie o a chi può essere accettato come follower sui social). Ci sono le pratiche di intrusione e invasione negli spazi personali del partner: pedinare, presentarsi a sorpresa senza chiedere, chiamare ripetutamente; costringere a inviare foto intime. Non manca la violenza di genere psicologica e emotiva: la pratica di manipolare, il gaslighthing (abuso psicologico in cui la persona che lo subisce arriva a mettere in dubbio la prorpia sanità mentale, i suoi ricordi o la sua percezione della realtà), la svalutazione, le minacce e i ricatti.

Ovviamente la violenza di genere anche in adolescenza si esprime attraverso atti di violenza fisica: picchiare, spingere, dare calci, pugni, pizzichi e strattoni. E in quelli che sono violenza sessuale. 

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cosa hanno capito gli adolescenti della violenza di genere

Rispetto a specifici comportamenti e atteggiamenti nelle relazioni intime e sentimentali che si incardinando sull'asse della violenza di genere come controllo, possesso e consenso, resiste il mito della gelosia come ingrediente fondamentale della relazione. Il 30 per cento degli adolescenti interpellati infatti si ritiene molto o abbastanza d’accordo con l’opinione che in una relazione intima la gelosia sia un segno di amore. Questa convinzione risulta radicata soprattutto tra i ragazzi che hanno o hanno avuto una relazione di coppia (38 per cento).

Sulla stessa linea, e con poche differenze di genere, si muovono i risultati rispetto al tema del controllo: il 26 per cento ritiene che in una relazione intima possa capitare di chiedere di rinunciare a certe amicizie o contesti che possono infastidire la persona con cui si ha la relazione, mentre una percentuale più limitata ma affatto irrilevante del campione - il 21 per cento - pensa che la condivisione di password di dispositivi e social con la persona con cui si ha una relazione intima sia una prova d’amore.

controllo e gelosia scambiati per amore

Accettati, o meglio dire normalizzati, sembrano essere anche comportamenti e pratiche come richiedere di geolocalizzare gli spostamenti alla persona con cui si ha una relazione intima (20 per cento) o affermare che in una relazione intima può succedere che scappi uno schiaffo ogni tanto (17 per cento). Elemento da sottolineare è che le percentuali più alte di accordo rispetto a queste pratiche di controllo, possesso e violenza si riscontrano tra le persone adolescenti che hanno o hanno avuto una relazione, in modo abbastanza equiparato tra i generi. Alla base di una così radicata cultura del possesso c'è la persistenza degli stereotipi di genere legati al maschile e al femminile (emerge anche dalla fotografia scattata da Libellula nel 2023, di cui abbiamo scritto qui). Infatti questi stereotipi, da cui origina la violenza di genere anche tra adulti, si riscontrano anche tra adolescenti: alla domanda se le ragazze devono lottare più dei ragazzi per raggiungere i loro obiettivi, il 41 per cento delle ragazze risponde di sì a fronte di una esigua minoranza di ragazzi, solo il 10 per cento.

stereotipi di genere a go-go: "i maschi non piangono"

A quanto pare solo il 3 per cento degli adolescenti intervistati ritiene che i ragazzi abbiano una maggiore propensione al pianto e solo il 26 per cento che ragazzi e ragazze la abbiano in eguale misura. Il pianto, così come le capacità relazionali, di cura e di ascolto e accoglienza dell’altro, sono qualcosa che appartiene prevalentemente al femminile, ed ogni deviazione da questa norma allontana da un riconoscimento di mascolinità. Il diktat “boys don’t cry” (i ragazzi non piangono) sembra essere l’altra faccia della medaglia di questi risultati e questa opinione è condivisa in modo quasi unanime sia dai ragazzi che dalle ragazze.

Risultano meno presenti ma ancora dominanti invece, stereotipi relativi alle capacità logiche e assertive. Il 42 per cento degli intervistati ritiene che ragazzi e ragazze sappiano ugualmente essere lucidi in situazioni difficili e la rimanente parte del campione si distribuisce equamente tra chi ritiene che siano i ragazzi a essere più lucidi o le ragazze. il 56 per cento degli intervistati ritiene che entrambi i generi ambiscano ad avere successo nel lavoro, mentre un 25 per cento ritiene che la propensione ad ambire sia prevalentemente dei ragazzi. "Questi dati ci confermano l'urgenza di intervenire sulle persone più giovani sin da subito per sradicare gli stereotipi - commenta Azzurra Rinaldi, docente all'Univesità La Sapienza, scrittrice ed economista che ha collaborato all'indagine -  La normalizzazione di alcuni comportamenti di controllo (come sei vestita, mandami la geolocalizzazione, solo per fare due esempi) è da contrastare senza mezze misure".

parlare di violenza e stereotipi di genere: con chi?

La novità è nell’avvicinamento dei ragazzi e delle ragazze alle questioni di genere: l’82 per cento degli adolescenti, infatti, riporta di essere molto o abbastanza interessato alle tematiche di genere (ossia a quegli argomenti che trattano di stereotipi, comportamenti - compresa la violenza - e aspettative sociali associati a ragazzi e ragazze). Tra questi la maggior parte sono le ragazze (85 per cento) e in particolare la fascia delle più giovani (tra i 14 e i 15 anni, 84 per cento).

Una percentuale molto rilevante, il 58 per cento degli adolescenti, dichiara che negli ultimi tempi la sua sensibilità su questi temi è aumentata. La cerchia più ristretta (famiglia, amici e scuola) è il contesto privilegiato in cui parlare di questi temi: il 53 per cento dei ragazzi e delle ragazze riporta di parlarne in famiglia, il 51 per cento a scuola con insegnanti e compagni/e, il 49 per cento con amici e amiche. Questa priorità data alla comunicazione in ambito familiare e a scuola segnala l’alta responsabilità delle figure adulte di riferimento – genitori e docenti – nell’accompagnare i ragazzi e le ragazze verso l’approfondimento di questi temi.

Per quanto la comunicazione social o media possa essere pervasiva, ciò che emerge è che i legami primari restano comunque determinanti. Tra i canali scelti di informazione/formazione spiccano le serie Tv, film e documentari (45 per cento), che sicuramente negli ultimi anni hanno visto una maggiore attenzione e proliferazione di messaggi sul tema di genere. Probabilmente sfatando un luogo comune, è un numero più limitato di adolescenti (25 per cento) a dichiarare di essere entrato in contatto con questi temi attraverso gli influencer.

come sappiamo queste cose?

È stata Save The Children a lavorare a un'indagine sugli adolescenti e lo ha fatto insieme a Ipsos, nota società di ricerca e sondaggi. È stato pubblicato poi il risultato a metà febbraio 2024, nel rapporto “Le ragazze stanno bene? Indagine sulla violenza di genere onlife in adolescenza”, accompagnato dalla campagna social #chiamalaVIOLENZA. La ricerca ha coinvolto circa 800 ragazzi e ragazze tra i 14 e i 18 anni che vivono in Italia (il 63 per cento dei/delle quali ha o ha avuto una relazione intima) con quote rappresentative dell’universo di riferimento per genere, età e area geografica. Il questionario ha catturato le risposte di ragazzi e ragazze sui temi relativi alla persistenza di stereotipi di genere e al verificarsi di forme di controllo e di violenza esercitate o subìte nell’ambito delle relazioni affettive tra pari.