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Self silencing: l'impatto sulla salute mentale di chi lo pratica senza saperlo (e sono soprattutto donne)

Self silencing: l'impatto sulla salute mentale di chi lo pratica senza saperlo (e sono soprattutto donne)
(getty)
Una donna che sa silenziarsi per il bene comune è "brava": ecco perché sono più le donne a praticare il self silencing.
Tra le controindicazioni anche depressione maggiore, disturbi psicosomatici e fratture del sé.
di Eugenia Nicolosi

Dire, dirsi, che va tutto bene quando non è così o scegliere di tacere un disagio per non creare conflitti: questo approccio alla vita ha un nome preciso in psicologia ed è self-silencing, ovvero l’auto-silenziamento emotivo e relazionale. E non è innocuo.

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Che cos'è il self silencing e perché è così diffuso tra le donne

La frase "Ai miei tempi nessuno andava in terapia", viene spesso pronunciata da persone che nel corso della loro vita hanno subito le più subdole violenze e pressioni sociali e che hanno imparato a silenziare (letteralmente) ogni pensiero che potesse problematizzare la loro condizione di infelicità. Pensieri, quindi, dolorosi ma necessari e funzionali a un autosalvataggio

Negli ultimi decenni, la ricerca psicologica e sociologica ha dimostrato che il self silencing ha un impatto sulla salute mentale di chi lo pratica. E in particolare nelle donne, sulle quali agiscono pressioni culturali e stereotipi di genere che spingono verso la pratica del self silencing in modo particolare. 

Ma che cos’è il self silencing? Il concetto è stato sviluppato dalla psicologa Dana Crowley Jack (autrice del saggio Silencing the self, "zittire sé stessi/e"), che lo descrive come la tendenza a sopprimere pensieri, emozioni e bisogni personali per preservare una relazione o mantenere una condizizione di percepita armonia sociale.

la relazione si mantiene perché le fratture sono interne

Secondo questo modello di comportamento, l’auto-silenziamento nasce spesso dalla paura dell’abbandono, del rifiuto o del conflitto. Ma la persona che lo pratica ha interiorizzato sin da piccola l’idea che esprimere sé stessa possa mettere a rischio i legami affettivi e la struttura sociale alla quale si appoggia. Non si tratta banalmente di essere pacifici, pacifiche: il self silencing consiste nel minimizzare chirurgicamente i propri bisogni, evitare qualsiasi conflitto a ogni costo, adattarsi costantemente alle aspettative altrui e reprimere e ignorare rabbia e frustrazione. Il self silencing è la costruzione di un sé conforme diverso dal proprio sé autentico.

Come qualsiasi altro risultato di manipolazioni, anche il self silencing è spesso praticato inconsapevolmente. Alcuni segnali comuni includono la difficoltà a dire di no e il senso di colpa quando si esprime un bisogno personale, ma anche una paura eccessiva di deludere e la tendenza a giustificare continuamente il comportamento degli altri per legittimare la propria "pacificità". Spesso chi lo pratica incorre in depressioni e somatizzazioni (mal di testa, disturbi gastrointestinali, tensione muscolare) ma difficilmente collegherà i sintomi alla causa.

l'impatto del self silencing sulla salute mentale

La ricerca mostra invece una correlazione tra self silencing e sintomi depressivi: la soppressione emotiva cronica può trasformarsi in una forma di auto-negazione che erode l’identità personale e innesca malattie autoimmuni. 

La psicologia a trazione femminista interpreta il self silencing come un prodotto delle strutture di potere e delle aspettative di genere. Le donne vengono socializzate con alcuni diktat tra cui l'essere empatiche, accomodanti e protettrici della pace. Il sacrificio di sé, per le donne socializzate, diventa un valore perché la società lo descrive come tale. La psicologia cognitivo-comportamentale il self silencing deriva da schemi cognitivi disfunzionali, come: Valgo solo se sono utile agli altri, Se esprimo rabbia, verrò rifiutata/o.

Ci sono poi sociologia e teoria dei ruoli di genere che sottolineano l’impatto delle norme culturali. In molte società occidentali e non, alle donne viene attribuito il ruolo di custodi dell’armonia familiare. La conflittualità è spesso percepita come incompatibile con l’ideale femminile di dolcezza e disponibilità. E per questa ragione, il self silencing riguarda soprattutto le donne.

gli stereotipi di genere attorno al silenzio virtuoso delle donne

Le ricerche indicano che le donne riportano livelli più alti di self silencing rispetto agli uomini (ancora la psicologa Jack). Le ragioni sono principalmente culturali: lo stereotipo della donna accudente secondo cui una donna "brava" è comprensiva e paziente con tutti, la penalizzazione sociale dell’assertività femminile secondo cui una donna assertiva può essere definita aggressiva, mentre un uomo viene considerato determinato. E infine la pressione relazionale: molte donne costruiscono la propria identità attorno all'entità delle relazioni. Questa dinamica produce un paradosso: il tentativo di preservare la relazione può generare risentimento, isolamento emotivo e sofferenza psichica per cui le relazioni (sentimentali, familiari, etc) si mantengono solide a discapito di fratture interiori irreparabili.

L’auto-silenziamento prolungato può portare anche a stati clinici di depressione maggiore, disturbi d’ansia, disturbi psicosomatici, difficoltà relazionali croniche e perdita del senso di identità. Il silenzio, quando diventa sistematico, si trasforma in auto-censura dell’esistenza. Occorre imparare a nominare i propri bisogni e ad accettare il conflitto come parte sana delle relazioni. Ridefinire il proprio valore al di là dell’approvazione altrui è fondamentale.