Esiste la gelosia sana?
La gelosia è uno dei temi che più frequentemente emerge tra le coppie che si rivolgono a una psicosessuologa. Spesso si rivela disfunzionale, ma in alcuni casi può essere definita sana, quali? Scoprilo nell’articolo.
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La Treccani definisce la gelosia come uno “stato emotivo di dubbio e di tormentosa ansia di chi, con o senza giustificato motivo, teme (o constata) che la persona amata gli sia insidiata da un rivale”. Questa definizione colpisce soprattutto per la parola “rivale”. In amore e nelle relazioni, parlare di rivalità può essere altamente pericoloso. Le relazioni e l’amore sono una scelta, basata su ciò che si sente e su ciò che si desidera per se stessi. Parlare di rivalità fa pensare a una lotta, a una competizione. Per cosa? Per ottenere il possesso di qualcuno?
La gelosia come emozione-ombrello
La gelosia può essere definita come un’emozione complessa (o un’emozione-ombrello che ne racchiude molte) caratterizzata da dolore psichico, senso di perdita e reazioni neurovegetative, come il pianto. Come ogni emozione, deriva da ciò che esiste nella realtà e/o da una lettura errata di essa e ha una componente cognitiva e una fisica. La gelosia si origina per diversi motivi. Può essere espressione di un’insicurezza, di un trauma che si è vissuto, della paura di essere rifiutati o abbandonati o di essere inadeguati e in alcuni casi non si sa nemmeno perché si origini (consapevolmente). Tuttavia, ciò che è importante è il modo in cui quell’emozione verrà gestita. La capacità di regolare le proprie emozioni è uno dei tasselli fondanti la competenza emotiva degli individui e consente di controllare o attenuare il proprio stato di attivazione emotiva per adattarsi e/o per raggiungere uno scopo. Il grado di competenza nella gestione della gelosia è ciò che determina la variazione della gelosia all’interno di un continuum che va dalla preoccupazione genuina a una preoccupazione patologica ossessiva. Quindi il punto non è il provare o meno un’emozione di gelosia. Le emozioni spesso si originano spontaneamente. Il punto è come quell’emozione verrà gestita. O meglio, che cosa si decide di farsene di quell’emozione. E attenzione, la gestione efficace di un’emozione non è l’evitamento. In quell’emozione bisogna imparare a starci e ad ascoltarla e comprendere che cosa sta dicendo.
Provare una preoccupazione genuina per una relazione alla quale si tiene è fisiologico ed è sano, potrebbe semplicemente significare che quella è una relazione nella quale si sta bene e che potrebbe dispiacere il caso in cui dovesse giungere al termine. Tuttavia, nel caso in cui quella gelosia si esprimesse con rabbia, comportamenti di controllo, dolore intollerabile o altri comportamenti disfunzionali e/o invalidanti è il caso di lavorarci. Suggerisco il lavoro con un professionista della salute mentale per approfondire il significato che ha la gelosia e per apprendere come gestirla più efficacemente.
Che cosa rende la gelosia più sana?
Come scritto nel paragrafo precedente, una gelosia “sana” non è altro che una leggera preoccupazione per la propria relazione, da cui si prende spunto per occuparsi del benessere della relazione. Non ci sono rivali o controllo o possessione o ossessioni. Un parallelismo utile a capire la differenza può essere la differenza tra ansia funzionale e ansia disfunzionale in relazione a un esame universitario. L’ansia funzionale è quella preoccupazione che permette di orientare le proprie risorse verso il raggiungimento di un obiettivo (come il superamento dell’esame), mentre quella disfunzionale causa un insieme di correlati cognitivi e fisici che non fanno altro che allontanare dall’obiettivo (come il panico il giorno dell’esame, con conseguente foglio lasciato in bianco). Ecco che, quindi, la gelosia sana è un po’ come quell’ansia funzionale alla preparazione di un esame. La si sente perché si sta bene in quella relazione e ci si crede e, quindi, si orientano le risorse verso quello scopo. Ad esempio, prendendosi cura della relazione. La gelosia disfunzionale, invece, è una preoccupazione eccessiva e invalidante che esita in comportamenti di controllo (es. del telefono o degli spostamenti) o ossessivi (es. pensieri a carattere ossessivo di presunti tradimenti da parte del partner). Riporto una frase di Oriana Fallaci, altamente rappresentativa: “Parlo della gelosia che svuota le vene all'idea che l'essere amato penetri un corpo altrui, la gelosia che piega le gambe, toglie il sonno, distrugge il fegato, arrovella i pensieri, la gelosia che avvelena l'intelligenza con interrogativi sospetti, paure, e mortifica la dignità con indagini, lamenti, tranelli facendoti sentire derubato, ridicolo, trasformandoti in poliziotto inquisitore carceriere dell'essere amato.”
La gelosia sana può essere anche utile alla coppia. In che modo?
Può essere un’occasione di confronto e di comunicazione. Una sfida che i partner vivono insieme, confrontandosi sulle proprie emozioni e sui propri bisogni. Un dialogo aperto sui loro vissuti e sui pensieri che vi si legano.
E l’assenza di gelosia?
In alcuni casi, tra l’altro, l’assenza di gelosia nel partner scatena nell’altro preoccupazione e senso di inadeguatezza. Nella società la narrazione è che “chi non è geloso non ama” e questo porta il partner a presumere che la mancanza di gelosia significhi l’assenza di amore. In questo caso, quindi, si generano delle incomprensioni e delle difficoltà nella coppia (o nella relazione). Tuttavia, non è così. Non per tutte le persone l’amore si manifesta allo stesso modo (e credo sia una frase da stampare e incollare ovunque!).
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