L'indagine choc sugli adolescenti e le loro relazioni (tossiche)
La ricerca di Fondazione Libellula tra i giovani e le giovani fino ai vent'anni fotografa un quadro che impone di intervenire (anche con l'educazione sessuo affettiva in classe).
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Li definiscono loro stesse come "allarmanti": i dati emersi dalla ricerca “Teen Community” condotta da Fondazione Libellula tra i e le giovani di età compresa tra 14 e 19 anni rivela, per esempio, che il 48 per cento ha subito contatti fisici indesiderati da parte di coetanei/e, mentre il 43 per cento ha ricevuto richieste sessuali e attenzioni non desiderate. Situazioni che sembrano riguardare di più le ragazze, che hanno una maggiore percezione delle forme di violenza e che sono anche più disposte a parlarne. E comunque solo il 33 per cento ritiene inaccettabile che un ragazzo diventi violento se scopre di essere stato tradito. Ma “I dati sottolineano l'importanza di intervenire tempestivamente per sensibilizzare i e le giovani sulle complesse dinamiche della violenza di genere, promuovendo valori fondamentali come rispetto, consenso ed equità”, così ha commentato Debora Moretti, Fondatrice e Presidente di Fondazione Libellula.
Gli adolescenti ascoltati da Fondazione Libellula
Fondazione Libellula, l’Impresa Sociale fondata da Zeta Service per promuovere l’inclusione e prevenire la violenza contro le donne, ha messo il suo Osservatorio a lavoro su un'indagine che coinvolge le nuove generazioni: qual è il loro punto di vista e quali sono le loro esperienze rispetto al rapporto tra i generi, la violenza e la discriminazione?
Partiamo dal fatto che dall'indagine emerge che i comportamenti violenti sono stati in qualche modo normalizzati, come dato di fatto che non necessita di essere messo in discussione. Il fatto che la gelosia sia stata assunta come "misura dell'amore" è anche il frutto del lavoro svolto da migliaia di film, canzoni e libri, purtroppo, ha determinato una visione dell'amore strumentale alla costruzione di rapporti di potere ben codificati e alla definizione dei generi come speculari e complementari.
Sì: anche se la relazione avviene tra "pari". L’adolescente sviluppa le proprie competenze relazionali e stabilisce le prime relazioni affettive in un gruppo di pari, che siano di gruppo e di coppia. Relazioni che può vivere, direttamente o indirettamente, compresi gli episodi di violenza di genere. La violenza di genere nelle relazioni di coppia tra adolescenti prende il nome di teen dating violence e si riferisce specificatamente ai comportamenti violenti di tipo fisico, psicologico, verbale e sessuale che si possono verificare tra ragazzi/e che si frequentano.
la teen dating violence: relazioni e violenza tra teenagers
I comportamenti che la caratterizzano sono di varia natura e possono essere basati su potere e controllo (esempio: telefonare continuamente all’altra persona, impedirle di uscire, voler sapere cosa fa e con chi è, ecc.), invasione degli spazi/tempi del/della partner (esempio: pedinamenti, molestie telefoniche, appostamenti, minacce, ecc.), violenza psicologica o emotiva (esempio: intimidazioni, urla. svalutazioni, commenti negativi, menzogne, diffamazione, ecc.), violenza fisica (esempio: percosse, spintoni, morsi, aggressioni con oggetti, ecc.) e naturalmente violenza sessuale (intesa come qualsiasi atto imposto contro la volontà e senza il consenso dell’altro/a, come pressioni per avere rapporti sessuali, forzare la visione di materiale pornografico, condividere materiale sessuale senza autorizzazione, ecc.). La teen dating violence può essere agita anche attraverso il mondo digitale.
I luoghi fisici identificati dalle adolescenti e dagli adolescenti come i più rischiosi sono però soprattutto i luoghi pubblici (strada e mezzi pubblici), in modo particolare dalle ragazze. E questo può impattare sui loro spostamenti e sulla libertà di frequentazione degli spazi sociali. Per i ragazzi invece è la scuola, frequentata quotidianamente, il luogo percepito come meno sicuro, soprattutto nella fascia della secondaria di primo grado. Ciò sottolinea l’importanza di interventi sul bullismo.
i numeri della violenza raccontati dagli adolescenti
Fondazione Libellula ha prodotto dei dati molto precisi rispetto al fenomeno della violenza nelle relazioni tra adolescenti: il 26 per cento di loro ritiene che dire al/la partner quali vestiti può indossare (per esempio per andare a una festa o in palestra) non sia una forma di violenza. Le ragazze in tal senso sono più consapevoli: il 51 per cento di loro ritiene che sia “molto” una forma di violenza, contro il 24 per cento dei ragazzi.
Il 39 per cento di loro ritiene che controllare di nascosto il cellulare e i profili di qualcuno/a non sia una forma di violenza. La sensibilità aumenta solo con l’aumentare dell’età, in modo più accentuato tra le ragazze. Il 33 per cento ritiene che chiedere al/la partner con chi e dove è quando è fuori non sia una forma di violenza. Solo il 20 per cento dei rispondenti maschi lo ritiene chiaramente una violenza, contro il 36 per cento delle ragazze.
Il 33 per cento ritiene che impedire al/la partner di accettare nuove amicizie online senza averne prima parlato sia poco o per niente una forma di violenza. Sono soprattutto gli e le studenti delle scuole medie a non riconoscerla. Il 33 per cento di loro ritiene opportunoi chiedere al/la partner la geolocalizzazione o sapere con chi è quando è fuori. Il 39 per cento ammette il controllo, di nascosto, del cellulare o dei profili altrui. Il 26 per cento ammette che venga detto al/la partner quali vestiti può o non può indossare.
Il 53 per cento ritiene che baciare qualcuno/a senza il suo consenso sia decisamente una forma di violenza ma per il 15 per cento lo è per nulla o poco. Nel senso: non è violenza. Tra i 14 e 15 anni, più del 50 per cento non ritiene questo comportamento una chiara forma di violenza. Il 47 per cento ritiene che commentare ad alta voce il corpo di un/a ragazzo/a per strada sia una chiara forma di violenza, per il 57 per cento delle ragazze è chiaramente una forma di violenza rispetto al 31 per cento dei ragazzi.
perché gli adolescenti non riconoscono la violenza
La consapevolezza è maggiore tra le ragazze e cresce con l’età: le dinamiche alla base di una relazione affettiva sana non sono sempre chiare: gelosia, possesso, aggressività, invasione vengono considerate come espressione di interesse e attenzione da parte dell’altro/a. Mentre i concetti di responsabilità individuale e di consenso tendono a non essere chiari: emerge l’idea che sia il/la partner della relazione a causare certe reazioni nell’altro/a (per esempio la violenza a fronte di un tradimento) e che il “no”, in particolare delle ragazze, non abbia il valore dichiarato.
Per questa ragione, il 43 per cento di loro ha ricevuto spesso o a volte richieste sessuali e attenzioni non desiderate. Ha risposto "spesso" o "a volte" il 55 per cento delle ragazze, il 25 per cento dei ragazzi. Il 48 per cento ha subito spesso o a volte contatti fisici non desiderati da parte di coetanei/e. E sono le ragazze a subire più spesso queste situazioni, così come chi appartiene alla comunità LGBTQIA+. Al 23 per cento di chi ha 18 / 19 anni è capitato spesso o a volte di ricevere strattoni, colpi o altro da parte del/della propria ragazzo/a.
ok, quindi che fare?
L’adolescenza è un momento cruciale nello sviluppo di ogni individuo: è un periodo di crescita, trasformazione e scoperta di sé, formazione di nuove e più articolate relazioni. E come in ogni fase di sviluppo, anche l’adolescenza presenta uno o più compiti evolutivi importanti: nello specifico dai 14 ai 19 anni l’adolescente è nel pieno del processo di individuazione ed emancipazione rispetto alla famiglia di origine, riorganizzando di conseguenza la propria personalità e scoprendo il proprio modo unico e specifico di essere, fare, pensare, riuscire nel mondo. Le evidenze scientifiche indicano che sia la violenza subita che quella assistita portano a uguali esiti psicologici e sociali, andando a interferire sullo sviluppo, sul benessere e sulle relazioni. Che l’adolescente ne sia vittima o testimone, l’esposizione a esperienze di violenza si associa a sentimenti e vissuti di paura, insicurezza, bassa autostima, rifiuto, difficoltà empatiche. Queste difficoltà possono tradursi in problemi comportamentali a scuola e in difficoltà a costruire o mantenere relazioni positive nel corso del tempo.
"Occorre pensare realmente e senza ulteriori contradanze politiche all'introduzione dell’educazione all’affettività, alla sessualità e all’equità di genere con un focus sul digitale - secondo Fondazione Libellula (e secondo chi scrive) - ma anche alla diffusione di materiale informativo sulle relazioni sane e rispettose, alla formazione di gruppi di studenti sul tema della violenza di genere, ambassador nel proprio contesto scolastico, che agiscono come sentinelle attive e contribuiscono alla diffusione tra pari di messaggi di informazione e prevenzione sul tema. Occorre fare formazione per il personale docente sulla violenza di genere, per riconoscerne i segni e per sapere come agire nel caso in cui si presenti una situazione di questo tipo. In particolare si possono creare figure di insegnanti ambassador e safe zone nel contesto scolastico".
Ciò che emerge, sostanzialmente, è la necessità di un lavoro culturale diffuso e strutturale nella scuola, ma che continui anche nelle famiglie e nel confronto con gli adulti educanti. "Si tratta di un’urgenza che riteniamo ormai non più posticipabile - sottolinea Fondazione Libellula - perché in gioco c’è il benessere psicologico delle future generazioni, oltre che la possibilità di una relazione tra i generi che sia davvero equa, rispettosa, capace di garantire i diritti di tutte e tutti".
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