I lettori maschi leggono (quasi) solo libri scritti da maschi
(Ciò può spiegare perché tante autrici, da sempre, scelgono di usare pseudonimi o iniziali).
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Le statistiche lo confermano: nel complesso di lettori e lettrici delle prime 10 autrici bestseller troviamo solo il 19 per cento di lettori maschi. Ma per gli autori maschi di bestseller la ripartizione è molto più equa: il 55 per cento uomini, il 45 per cento donne. In altre parole, le donne sono pronte a leggere libri scritti da uomini, ma molti meno uomini sono disposti a leggere libri scritti da donne.
L'autrice de Il Racconto dell'Ancella, Margaret Atwood, evidentemente una scrittrice che dovrebbe essere sugli scaffali di chiunque abbia a cuore la narrativa, ha un pubblico composto solo per il 21 per cento da maschi.
i maschi leggono libri di altri maschi
In quindici anni di Premio Pulitzer, tra il 2000 e il 2015, più della metà dei libri vincitori sono stati scritti da uomini sugli uomini. Tra le vincitrici donne, metà dei romanzi parlavano di uomini, l'altra metà riguardava sia uomini che donne. Nessun vincitore o vincitrice ha scritto un libro con protagoniste donne o ragazze.
Quando la rivista Esquire stilò un elenco degli "80 migliori libri che ogni uomo dovrebbe leggere", descritti come "le più grandi opere letterarie mai pubblicate", solo uno era scritto da una donna (Flannery O'Connor, e ha un'dentità di genere neutra, quindi anche il nome). Le autrici storicamente hanno dovuto cambiare o mascherare i loro nomi per convincere uomini e ragazzi a leggerle: Mary Ann Evans divenne George Eliot per scrivere Il mulino sulla Floss e Middlemarch. Le sorelle Bronte – Charlotte, Emily e Anne – hanno scritto Jane Eyre, Cime tempestose e La signora di Wildfell Hall, nei panni di Currer, Ellis e Acton Bell. E continuano a farlo ancora oggi: Joanne Rowling è JK Rowling, diversamente forse non sarebbe stato il successo che è stato Harry Potter e poi cambia ancora in Robert Galbraith per scrivere romanzi gialli.
David Bamman, professore assistente presso l'Università della California, Berkeley, ha condotto uno studio, nel 2018, sulle cento interviste più recenti nella rubrica "By the Book" del New York Times, esaminando quali libri gli autori affermavano di avere sul comodino. Ha scoperto un pregiudizio maschile fortissimo: gli intervistati maschi consigliavano quattro libri scritti da uomini per ogni libro scritto da una donna, mentre le donne erano estremamente imparziali, consigliando il 51% degli uomini e il 49% delle donne. La metà degli intervistati maschi non ha menzionato nessuna scrittrice.
Ciò ha conseguenze nella vita reale. Oltre a non essere prese sul serio quanto gli autori, le autrici devono sopportare di guadagnare di meno perché molti meno uomini leggono i loro libri e quindi le case editrici le apprezzano di meno. La sociologa Dana Beth Weinberg e il matematico Adam Kapelner del Queens College di New York hanno esaminato 2 milioni di titoli pubblicati in Nord America tra il 2002 e il 2012. Hanno scoperto che, in media, i libri scritti da donne avevano un prezzo inferiore del 45 per cento rispetto a quelli scritti da uomini.
Se i libri scritti da donne sono "meno" (anche se è Agatha Christie)
Il primo studio, o uno dei primi, ad esaminare la questione è stato fatto da Lisa Jardine e Annie Watkins della Queen Mary University nel 2006. Hanno intervistato un centinaio di accademici, critici e scrittori sulle loro abitudini di lettura della narrativa. Quattro uomini su cinque con cui hanno parlato hanno affermato che l'ultimo romanzo che avevano letto era stato scritto da un uomo, mentre le donne avevano quasi la stessa probabilità di aver letto un romanzo di un autore maschile o femminile. Alla domanda "quale romanzo di una donna avevano letto più di recente", la maggior parte degli uomini ha avuto difficoltà a ricordare o non ha saputo rispondere. Quando è stato chiesto loro di nominare il romanzo "più importante" scritto da una donna negli ultimi due anni, molti uomini hanno ammesso la sconfitta e hanno confessato di non averne idea. Le autrici rappresentano il canone letterario moderno tanto quanto gli autori, quindi questi uomini leggevano solo metà del canone, mentre le donne lo campionavano tutto.
Forse gli uomini dello studio davano - danno - per scontato che i romanzi scritti dalle donne non fossero altrettanto belli, ma come potevano dirlo se non li stavano nemmeno leggendo? E insomma, le ricercatrici ome concludono il report? Con questa riflessione: “Gli uomini che leggono narrativa tendono a leggere narrativa di uomini, mentre le donne leggono narrativa sia di donne che di uomini. Di conseguenza, la narrativa femminile rimane un “interesse speciale”, mentre la narrativa maschile è ancora lo standard in termini di qualità e stile".
Sorprendente? Anche no. La giudice Mary Ann Sieghart, nel suo libro bestseller The Authority Gap, compie una ricerca basata sulle dieci autrici di narrativa più vendute, tra cui Jane Austen, Margaret Atwood e Agatha Christie: solo il 19 per cento del loro pubblico è costituito da lettori maschi (contro l' 81 per cento di lettrici). I primi 10 autori maschili più venduti (che includono Dickens e Tolkien, così come Stephen King) hanno un pubblico equamente suddiviso tra uomini, donne e no binary.
Perché le donne che scrivono non sono prese sul serio? Come scrive la giornalista e docente Galatea Vaglio, che cura anche la pagina Facebook Pillole di Storia, “Verrebbe da rispondere: perché nella nostra società le donne qualsiasi cosa facciano sono prese meno sul serio. Ma per quanto riguarda il mondo della letteratura i pregiudizi sono antichissimi e radicatissimi. E sì che tecnicamente la letteratura è iniziata con una donna. Il primo autore noto per nome e con una identità storicamente ricostruibile non è infatti un uomo, ma una donna.
Si tratta di Enheduanna, sacerdotessa vissuta a Uruk nel Ventiquattresimo (!!!) secolo avanti Cristo, forse figlia del re Sargon di Accad, che scrisse una serie di inni alle divinità (in particolare alla dea Inanna, protettrice di Uruk). Purtroppo nei secoli successivi la presenza femminile si è assottigliata, anche perché ben poche erano le donne che avevano accesso all’educazione e che potevano imparare a scrivere. Inoltre non essendo concesso alle donne avere una vita pubblica, leggere le proprie opere pubblicamente o rappresentarle era oltremodo difficile".
Ma persino in una cultura fortemente maschilista come quella greca abbiamo esempi di poetesse come Saffo, considerate capisaldi della letteratura. Anche a Roma abbiamo notizie di circoli di poetesse e scrittrici attive e apprezzate in diverse epoche. Nel Medioevo, nel Rinascimento abbiamo centinaia di autrici attive, per altro stimate e conosciute dai contemporanei, le cui opere però oggi sono ignote ai più: non sono presenti nelle antologie, vengono studiate solo da pochi cultori e sono destinate a essere, nel migliore dei casi, materiale per specialisti.
Per quanto riguarda la letteratura di genere, l’apporto delle scrittrici continua a essere sottovalutato anche nel presente. Pensiamo al caso di Mary Shelley, che ha praticamente rivoluzionato il genere gotico aprendo la strada all’horror e alla sci-fi con il suo Frankenstein nel 1812. Eppure ancora oggi in molte letterature il suo nome viene citato a stento, mentre la grande innovazione del gotico e la sua trasformazione in horror moderno viene attribuita a Edgar Allan Poe (grande autore, ma soprattutto evidentemente uomo) e ad altri scrittori, sempre e solo maschi.
colpa (anche) di come i libri vengono commercializzati
Anche gli editori hanno un ruolo nel modo in cui commercializzano i prodotti. I libri sono generalmente commercializzati secondo una prospettiva di genere. I libri per l'infanzia su principesse, maternità e romanticismo sono generalmente rivolti alle bambine mentre i libri su supereroi, fantascienza e horror sono generalmente destinati ai bimbi maschi.
E se, invece di concentrarsi sul genere, gli editori e i creatori di contenuti targettizzassero i consumatori in base ai loro interessi e preferenze? Passi come questi possono essere essenziali se si vuole che i libri riflettano e incoraggino il tipo di società equa che molti di noi vogliono creare. Molto spesso il modo in cui un libro viene commercializzato può avere un impatto sulla scelta di leggerlo. Ciò include cose come la copertina, le campagne social o i parallelismi con altri titoli famosi dello stesso genere.
Ancora una volta, c'è la possibilità che alcuni lettori uomini vedano un libro pubblicizzato e posizionato in una particolare area della libreria o semplicemente facciano un'ipotesi basata sull'aspetto della copertina e decidano che il libro non è per loro o che non è adatto a loro perché lo vedono rivolto a un pubblico femminile. Insomma, tutti e tutte dobbiamo tornare a ragionare sugli stereotipi.
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