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L'ultima invenzione della Gen Z: l'Ugly Privilege che premia la "bruttezza"

Il termine "ugly privilege" si riferisce all'idea che le persone percepite come non attraenti possano godere di alcuni vantaggi: la libertà da attenzioni indesiderate e dall'oggettificazione sessuale ne sono un esempio.

Letteralmente si traduce in "privilegio della bruttezza": ultimamente si parla di "ugly privilege" in riferimento ai vantaggi, ai privilegi, di cui godrebbero le persone meno attraenti. Soprattutto accadrebbe in termini di libertà dalle attenzioni indesiderate e dalla mancata oggettificazione sessuale a cui sono invece spesso sottoposte le persone considerate belle.

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Però come fanno a coesistere ugly privilege e pretty privilege (che invece è un processo psicologico e culturale ampiamente dimostrato)? Chi è considerato esteticamente attraente riceve più opportunità sociali e lavorative.  Da una parte chi sostiene l'esistenza dell'ugly privilege ritiene che il privilegio sia avere la libertà di muoversi senza subire gli sguardi indesiderati, dall'altra c'è la società che continua a premiare la bellezza, creando linee di discriminazione reali come quella economica. Infatti, in molti casi, la bellezza non è un dono di madre Natura: la bellezza costa. 

Si discute dell'ugly privilege (senza chiamarlo così) da sempre. Ma più di recente è stata una TikToker di nome Sarah a pubblicare un video in cui spiega perché pensa di godere del privilegio della bruttezza. Dice anche che quando ne parla le persone spesso la correggono per dirle che "è carina".

"Ma", spiega, "quando dico di avere questo privilegio non penso necessariamente di essere brutta: intendo dire che gli uomini, in generale, non mi trovano attraente". Sarah in sostanza ha detto di sapere di non essere "brutta", ma che la maggior parte degli uomini non flirta con lei, non fa a gara per uscire con lei, non le viene chiesto il numero di telefono. Insomma la "lasciano in pace. E per me, questo è un privilegio".

la teoria dell'ugly privilege e il "mantello dell'invisibilità"

Insomma lo sguardo maschile detta ancora legge. Tra i commenti al video se ne trovano molti scritti da donne che affermano di avere lo stesso privilegio: sono ignorate dagli uomini, il che per loro è una cosa positiva. Alcune hanno anche sottolineato che questo significa che di solito si sentono "al sicuro" quando escono da sole, perché sanno che è molto meno probabile che vengano avvicinate da estranei (ehm, no: le aggressioni sessuali non c'entrano con la bellezza della vittima). Una utente ha scritto "Siamo semplicemente invisibili. Gli uomini non fanno caso a noi e, anche se mi ferisce un po' l'ego, mi fa sentire a mio agio e relativamente al sicuro nella maggior parte delle situazioni!". E un'altra: "Quando ero più giovane desideravo ardentemente l'attenzione maschile, ma quando mi sono avvicinata ai 30 anni ho iniziato a realizzare quanto fosse bello essere ignorata. Mi piace essere lasciata in pace".

trasformare ogni cosa in un privilegio: perché?

C'è un tema di coesistenza, innanzi tutto. Il privilegio come concetto di per sé nasce dalla esclusività: come fanno a coesistere due privilegi opposti? Da quando il termine "pretty privilege" è diventato virale, alcune persone considerate belle hanno cercato di far emergere il concetto di "ugly privilege", come se le persone meno attraenti fossero in realtà privilegiate. Per alcune persone le argomentazioni a sostegno risultano però offensive e paternalistiche, con frasi come "non vieni stuprata", "le persone ti apprezzano per la personalità" o "nessuno è geloso di te", che sono frutto di becera ignoranza. Se essere brutte fosse un privilegio, perché così tante persone spendono soldi - tanti - per conformarsi agli standard di bellezza?

Negare il peso del pregiudizio estetico peggiora la marginalizzazione di chi è discriminato/a per il proprio aspetto. Dire che la bruttezza sia un privilegio è come sostenere che avere una disabilità lo sia perché si hanno i parcheggi riservati. Cercare di trasformare ogni cosa in un privilegio significa marginalizzare chi è davvero svantaggiato. Un tempo si parlava, molto più sensatamente, di "pro" e "contro" di qualcosa. 

Questa tendenza sta oltretutto trasmettendo un messaggio terribile. Nessuno è al sicuro da maleintenzionati e dalle aggressioni sessuali solo per via del proprio aspetto: molestie verbali e fisiche, pedinamenti e stalking con la bellezza non c'entrano nulla, c'entrano con il potere e il dominio. Le donne sono viste come bersagli per strada, in casa e negli uffici indipendentemente dalle forme del loro corpo o da ciò che alcuni uomini desiderano sessualmente. Diffondere l’idea che essere meno attraenti implichi sicurezza può spingere qualcuno a non fare attenzione: è vero che bisogna educare i maschi a coabitare lo spazio pubblico senza comportarsi da predatori, ma nel frattempo che i maschi vengono educati è bene che le donne continuino a praticare il buon senso.

la discriminazione basata sull'aspetto è reale

In generale  il concetto di ugly privilege può sollevare questioni politiche e sociali, in particolare in relazione a come viene percepita l'apparenza fisica nella società. Mentre il "pretty privilege" riflette il trattamento preferenziale riservato a chi rientra nei canoni di bellezza convenzionali, l'idea di un "ugly privilege" può apparire problematica perché minimizza le esperienze di discriminazione o marginalizzazione basate sull'aspetto fisico. Questo concetto potrebbe essere percepito come un tentativo di invalidare le difficoltà reali affrontate da chi non è considerato attraente, complicando le discussioni sulla giustizia sociale e sull'equità.

Il "privilegio" legato all'essere "brutte" è infatti criticabile per la sua natura paradossale e il dibattito si intreccia con temi di disuguaglianza economica, discriminazione estetica e ingiustizie legate al modo della società di valutare l'apparenza. In sostanza, il concetto di ugly privilege potrebbe essere visto come una semplificazione dannosa che distoglie l'attenzione dalle vere problematiche di discriminazione.